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Davanti a quel documento storico del 1957, quando Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi posero le basi per la creazione di un mercato comune, 27 leader europei hanno rinnovato il proprio impegno a difendere i valori con cui è nata l’Unione Europea. E lo hanno fatto sottoscrivendo un documento, la Dichiarazione di Roma, con l’inchiostro della stessa penna usata proprio 60 anni fa e nella stessa sala, quella degli Orazi e Curiazi del Campidoglio, che li ospitò quel 25 marzo del 1957. Una firma dopo l’altra. Tutti i leader, eccetto la premier britannica Theresa May che non ha partecipato alle celebrazioni, hanno condiviso il documento. “Queste sono firme che restano – ha detto il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker – ci sarà un 100esimo anniversario della UE”.

Accolti dal premier Gentiloni e dalla sindaca Raggi, i leader europei hanno attraversato, uno ad uno, la grande piazza del Campidoglio progettata da Michelangelo. E hanno rilanciato, di fatto, l’integrazione europea per i prossimi dieci anni a dispetto della Brexit (la premier britannica ha deciso che mercoledì prossimo avvierà il processo di separazione dal blocco europeo) e nonostante l’idea di un Europa a ‘doppia velocità’ abbia spaccato il continente, preoccupando soprattutto i paesi dell’Est.

Il testo della Dichiarazione di Roma

Noi, leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’Ue, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione Europea: la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante”. Inizia così il testo della Dichiarazione di Roma. 66 righe che partono dal presente e si rivolgono al passato, sessant’anni fa, quando l’idea di un’unione voleva, e doveva, superare anni di tragedie e di conflitti mondiali. “L’Unità europea è iniziata come il sogno di pochi – continua il documento – ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l’Europa non è stata di nuovo una”.

Con la Dichiarazione di Roma, i leader europei ribadiscono i valori fondanti dell’Europa. Pace, libertà, democrazia, diritti umani. Da questo bisogna partire per affrontare sfide senza precedenti: “conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche – si legge ancora – Insieme, siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità”. E poi la promessa: “Per il prossimo decennio vogliamo un’Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile”.

L’impegno dei leader europei sarà quello di sostenere una vera cooperazione, tra Paese e Paese, tra Stati membri e istituzioni dell’Unione Europea, perché questo è lo strumento migliore per perseguire obiettivi importanti. Lo strumento migliore per far sì che l’Unione sia “grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole”.

Noi leader – conclude la Dichiarazione – lavorando insieme nell’ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L’Europa è il nostro futuro comune”.