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Il presidente americano Donald Trump ha dovuto ammettere, il venerdì scorso, di non essere stato in grado di convincere i suoi stessi deputati a sufficienza per potere eliminare l’Obamacare, la riforma sanitaria voluta dal predecessore. A mancargli sono stati i voti di una decina di repubblicani alla Camera dell’ala più conservatrice. Le ragioni del dissenso verso una proposta di riforma condivisa dallo speaker Paul Ryan sono state diverse: dal timore di perdere il consenso tra gli elettori più a basso reddito, che si sarebbero ritrovati senza copertura sanitaria, a quello di provocare scossoni per le casse degli stati federali (i due terzi dei quali governati dalla destra), a causa dell’eliminazione delle tasse dell’era Obama, poste a presidio della riforma sanitaria, passando per la previsione di tagli troppo drastici al finanziamento di Medicare e Medicaid, i due programmi di assistenza pubblica della sanità USA.

I mercati finanziari, che già prima dell’annuncio ufficiale del fallimento dei tentativi di cancellazione, avevano iniziato a mostrare dubbi sulla realizzazione dell’agenda economica trumpiana, adesso sono apertamente nervosi, per non dire in subbuglio, come dimostra la chiusura odierna delle borse asiatiche, con pesanti perdite a Tokyo. (Leggi anche: Economia USA spinta dall’ottimismo, Trump salva la faccia alle banche centrali[1])

In dubbio la riforma fiscale di Trump

Attenzione, dell’Obamacare non interessa a nessuno al di fuori dei confini USA, ma il fatto che ad appena due mesi dall’insediamento, la Casa Bianca sia stata costretta a fare marcia indietro su una delle sue principali promesse elettorali viene considerato un fatto negativo, perché a questo punto si potrebbe dubitare sulla realizzazione anche degli altri punti del programma, come il taglio delle tasse per imprese e famiglie e l’aumento della spesa per infrastrutture pubbliche.

Trump ha promesso di tagliare la corporate tax dal 35% attuale al 15-20%, nonché di abbassare drasticamente le aliquote sui redditi delle persone fisiche, in modo da raddoppiare nei prossimi anni il ritmo della crescita economica, portandolo al 4%. Tra le ipotesi a corredo e proposte da Ryan vi è la “border tax”, una riforma fiscale, che consentirebbe le detrazioni dei costi dei beni prodotti negli USA, negandole su quelli importati dall’estero, con l’obiettivo di incentivare la produzione locale e di scoraggiare le importazioni. (Leggi anche: Taglio tasse targato Trump[2])

Fine 1° parte. Vai a pagina 2[3]

References

  1. ^ Economia USA spinta dall’ottimismo, Trump salva la faccia alle banche centrali (www.investireoggi.it)
  2. ^ Taglio tasse targato Trump (www.investireoggi.it)
  3. ^ Vai a pagina 2 (www.investireoggi.it)