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Il 2017 potrebbe non essere stato, ad oggi, l’anno dell’arrivo dei “populisti” al governo in Europa, dopo le sconfitte rimediate dalla destra euro-scettica in Austria, Olanda e Francia, ma di certo la sinistra europea rischia di ricordarlo in futuro come l’“annus horribilis” della sua scomparsa. Sì, senza giri di parole, è quanto starebbe succedendo, ma forse non siamo ancora in grado di comprendere appieno nella sua portata, travolti dalle cronache elettorali. Questo giovedì avremo un ennesimo test nel Regno Unito, quando andranno alle urne i britannici, chiamati dal governo May in anticipo di ben tre anni rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Qui, i laburisti starebbero recuperando grossa parte dello svantaggio senza precedenti verso i conservatori (-24% a maggio), ma dovrebbero ugualmente arretrare nel numero dei seggi conquistati al Parlamento di Westminster.

Il loro leader Jeremy Corbyn ha spostato l’asse politico del New Labour a sinistra e dobbiamo ammettere che nelle ultime settimane, proprio le sue proposte di aumentare le tasse sui ceti medio-ricchi del paese e di potenziare la spesa pubblica e l’istruzione universitaria gli starebbero portando consensi, consentendogli forse di fare meglio del suo predecessore Ed Milliband, che nel 2015 si fermò a poco oltre il 30% dei voti. (Leggi anche: Tassa e spendi, quando la sinistra torna alle origini[1])

Il crollo della sinistra europea

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Se i laburisti dovessero imbattersi nella terza sconfitta consecutiva (l’ultima vittoria risale al 2005), sarebbe solo una delle tante batoste elettorali rimediate dalla sinistra europea negli ultimi mesi. In Austria, oltre un anno fa, entrambi gli schieramenti tradizionali rimasero esclusi dal secondo turno delle elezioni presidenziali, al quale arrivarono un candidato di estrema destra e uno ambientalista. Dopo che tali elezioni furono ripetute a fine 2016, a vincere è stato quest’ultimo per un soffio, ma ciò non ha nascosto le difficoltà di destra e sinistra tradizionali nel paese.

In Olanda, a marzo si è rinnovato il Parlamento e se è vero che l’euroscettico Geert Wilders non abbia vinto, è indubbio che a crollare lì sia stata la sinistra tradizionale, con i laburisti scesi ampiamente sotto il 10%, a tutto vantaggio di una formazione ambientalista. Un mese dopo, la tragedia in Francia: il pericolo di una presidenza Le Pen è stato scampato, ma i socialisti, oggi maggioranza in Assemblea Nazionale con 280 seggi, sono crollati al primo turno delle presidenziali al 6,5% e a tanto ammonterebbe il loro consenso per le legislative di domenica prossima, quando tra primo turno e ballottaggio per la settimana seguente non dovrebbero conquistare più di una trentina di seggi. (Leggi anche: Fuga dalla sinistra in Francia e Italia[2])

La crisi della sinistra in Germania e Italia

Nel frattempo, anche Germania e Italia sono in modalità pre-elettorale. Due Laender tedeschi hanno già votato nelle settimane scorse per le elezioni locali e in entrambi i casi la SPD è scesa nei consensi, persino nella roccaforte storica del Nordrhein-Westfalen. Il 24 settembre prossimo, stando ai sondaggi, sarebbe condannata ad arrivare seconda per la quarta volta consecutiva, dovendo scegliere tra stare all’opposizione o umiliandosi ancora con il sostegno all’ennesimo governo della cancelliera Angela Merkel. (Leggi anche: Frau Merkel ipoteca il quarto mandato[3])

In Italia, se vogliamo, le cose a sinistra vanno persino peggio. Il PD si è liberato dell’area di reale opposizione al renzismo con la scissione d’inverno, che ha portato alla nascita del Movimento Democratico e Progressista, che allo stato attuale non avrebbe molte chance di entrare in Parlamento con uno sbarramento ipotizzato al 5%. Nel 2017, quindi, o al più tardi nel febbraio 2018, per la prima volta dal Secondo Dopoguerra in Italia potrebbe non esistere alla Camera e al Senato una formazione che si richiami all’esperienza della sinistra italiana. E quand’anche quest’ultima riuscisse a farcela, sarebbe una forza residuale e marginale nello scacchiere politico nazionale.

Fine 1° parte. Vai a pagina 2[4]

References

  1. ^ Tassa e spendi, quando la sinistra torna alle origini (www.investireoggi.it)
  2. ^ Fuga dalla sinistra in Francia e Italia (www.investireoggi.it)
  3. ^ Frau Merkel ipoteca il quarto mandato (www.investireoggi.it)
  4. ^ Vai a pagina 2 (www.investireoggi.it)