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Se fino a qualche settimana fa serpeggiava il timore in Francia di una presidenza azzoppata, da ieri non vi sono più dubbi: Emmanuel Macron avrà una solida maggioranza all’Assemblea Nazionale, potenzialmente la più forte mai avutasi nella storia della Quinta Repubblica. Ieri, sono stati rinnovati i 577 seggi che la compongono e al termine del primo turno i risultati sono stati eclatanti: il partito del presidente, République en Marche! ha ottenuto il 32,2% dei consensi, seguito a distanza dai Républicains della destra neo-gollista con il 21,6%, mentre il Fronte Nazionale si ferma al 13,2%. La sinistra radicale di Jean-Luc Mélénchon, reduce da ottimo piazzamento alle presidenziali di un mese e mezzo fa, ha confermato il trend positivo con l’11%, superando il raggruppamento dell’altra sinistra, quello comprendente i socialisti ad oggi maggioranza, che si è dovuto accontentare di nemmeno il 10%.

La proiezione dei seggi è quella che fa rabbrividire maggiormente gli schieramenti tradizionali. Al secondo turno di domenica prossima, il partito di Macron potrebbe conquistare 400-440 seggi contro i 95-132 della destra neo-gollista, i 15-25 dei socialisti e loro alleati, i 13-23 della sinistra radicale e i 2-5 del partito di Marine Le Pen. (Leggi anche: Fuga dalla sinistra in Francia e Italia[1])

Adesso via a riforme su lavoro e pensioni

Si consideri che i socialisti nel 2012, oltre ad avere vinto la presidenza con François Hollande, avevano anche conquistato quasi 300 seggi all’Assemblea Nazionale. Di fatto, la gauche tradizionale è stata polverizzata, mentre la destra conservatrice, che fino a pochi mesi fa era data in netto vantaggio, si riduce a principale gruppo di opposizione, nemmeno in grado di incidere sulle politiche del governo, nonostante il premier Edouard Philippe sia un suo esponente, non essendo determinante nei nuovi equilibri politici.

E così, Macron avrà tutte le carte per dimostrare tra pochi giorni la sua reale verve riformista, a partire dal mercato del lavoro e le pensioni, settori in cui da anni si tenta invano di apportare correttivi alla rigidità delle leggi dell’uno e alla difformità di calcolo degli assegni per le seconde. E sono proprio i temi su cui Macron ha battuto in queste sue prime settimane all’Eliseo, con i sindacati a tentare semmai di rallentare il cammino delle riforme, forse ormai convinti di non avere più praticamente alcuna chance di fermarlo del tutto. (Leggi anche: Riforma del lavoro, sindacati contro Macron[2])

Socialisti azzerati, destra tramortita

La Francia ha cambiato volto in appena meno di due mesi, mandando all’inferno gli schieramenti tradizionali e creando un dramma a sinistra, dove i socialisti si avviano alla scomparsa nell’assemblea elettiva più rappresentativa della nazione, complice la bassa affluenza che evidentemente li ha colpiti in maniera particolare. Ieri è andata a votare solo la metà dei francesi, il dato più basso nell’era della Quinta Repubblica. Né possono consolarsi nel considerare che buona parte dei propri elettori guardino ormai a Macron, essendo le politiche di quest’ultimo abbastanza contrastanti con quelle della gauche tradizionale, specie sull’economia.

Non può sorridere nemmeno la destra, che pur vantando una tenuta dei consensi, ha visto sfumare in poche settimane sia la presidenza che la maggioranza parlamentare, quando pensava di avere il vento in poppa dopo il lustro impopolarissimo di Hollande. Anch’essa è stata svuotata dal centrismo macroniano, rendendola un orpello nella nuova Assemblea Nazionale. (Leggi anche: Macron sull’economia si butta a destra[3])

Fine 1° parte. Vai a pagina 2[4]

References

  1. ^ Fuga dalla sinistra in Francia e Italia (www.investireoggi.it)
  2. ^ Riforma del lavoro, sindacati contro Macron (www.investireoggi.it)
  3. ^ Macron sull’economia si butta a destra (www.investireoggi.it)
  4. ^ Vai a pagina 2 (www.investireoggi.it)