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Brusco calo per i grossi titoli del comparto tecnologico negli USA, che nel corso della seduta di venerdì scorso hanno “bruciato” a Wall Street qualcosa come 100 miliardi di dollari, scendendo all’attuale capitalizzazione complessiva di 2.790 miliardi tra Apple (747), Alphabet, ovvero la società controllante Google (641,5), Microsoft (531), Amazon (453) e Facebook (419). Rispetto all’inizio dell’anno, la crescita combinata è stata di circa 476 miliardi, ovvero del 20%.

Ieri sera, Mizuho ha declassato le azioni Apple da “buy” a “neutral”. Per l’analista nipponico, quindi, il titolo di Cupertino non sarebbe più né da comprare, né da vendere, perché “lo scenario migliore sarebbe stato già scontato dai prezzi attuali”. Per l’anno fiscale 2018, spiega, le attese maggiori arrivano a 11 miliardi, pari a un prezzo delle azioni di appena 50 centesimi sopra il consensus. Il target price è ora di 150 dollari, giù dai 160 precedenti, uno in più dell’attuale quotazione di 149. Si è trattato del secondo “downgrade” in appena una settimana, dopo che anche Pacific Crest aveva tagliato il suo giudizio a “neutral”. (Leggi anche: Da Apple a Facebook, i 5 colossi che valgono una volta e mezza l’Italia[1])

Lo scoppio della bolla high tech del 2000

Nella mente degli investitori ricorre il 2000, anno dello scoppio della cosiddetta bolla high tech o della “new economy”. Il rapporto prezzi/utili è attualmente per il comparto dell’8% più alto di quello dell’intero S&P 500, il dato più alto dal 2010, ma non ai massimi storici. Secondo un monitoraggio Merrill Lynch, le esposizioni dei clienti intervistati verso il comparto tecnologico sarebbero le più alte dall’inizio delle rilevazioni nel 2008, pari al 24% di “overweight”, ovvero di peso eccessivo assegnato a queste azioni. Tra i fondi, escludendo Apple, la sovraesposizione verrebbe stimata al 71% verso gli altri quattro titoli.

Siamo alla vigilia dello scoppio della bolla high tech? Si fa presto a dirlo. Secondo una ricerca di Goldman Sachs, i cinque giganti del comparto tecnologico sarebbero oggi più economici dei cinque più grandi del 2000, quando erano Cisco, Oracle, Intel, Lucent e Microsoft. I cinque grandi odierni genererebbero più cash, ma non sarebbero altrettanto redditizi. Altro aspetto: i cinque colossi high tech di oggi rappresentano l’1% dell’intero listino S&P 500, ma il 13% della sua capitalizzazione. Per contro, quelli del 2000 valevano il 16%. (Leggi anche: La bolla finanziaria minaccia il pianeta[2])

References

  1. ^ Da Apple a Facebook, i 5 colossi che valgono una volta e mezza l’Italia (www.investireoggi.it)
  2. ^ La bolla finanziaria minaccia il pianeta (www.investireoggi.it)