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Petrolio[1]

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Ripresa economica mondiale, repulisti governativo in Arabia Saudita, nuovi tagli in vista deciso dall'Opec, calo della produzione di greggio.

Ripresa economica mondiale, repulisti governativo in Arabia Saudita, nuovi tagli in vista deciso dall'Opec, calo della produzione di greggio. Un mix ottimo e quantomai provvidenziale per il petrolio e per le quotazioni in costante risalita, una risalita che, a differenza del passato, sembra infondere maggiore ottimismo soprattutto tra gli operatori del settore.

Le previsioni per Natale

Tanto da portarli a parlare di un barile ad 80 dollari per Natale. Una prospettiva che molti vedono anche come realizzabile dal momento che alla prossima riunione Opec, cui parteciperanno anche delegazioni di produttori esterni all'organizzazione ma in grado di muovere il mercato (Russia), si è già tutti concordi, o quasi, nel mettere a punto ulteriori tagli alla produzione. Ma il calo, seppur non in versione ufficiale, resta effettivo. ottobre vede già una diminuzione di 150mila barili al giorno. Ma sempre esperti dell'Opec parlano di un crollo delle forniture che dovrebbe verificarsi intorno a 2030 a causa della diffusione delle auto elettriche, il primo nemico che l'Opec dopo tanto tempo, ha deciso di riconoscere ufficialmente: per quella data, infatti, le previsioni parlano di un quarto del mercato auto ricoperto dalle auto elettriche. Intanto il Wti ha visto, alle 16,15, i 56,86 dollari al barile e il Brent orbita intorno ai 64 (63,44 per la precisione).

Il caso Aramco

Anche in base a questo le trivelle statunitensi hanno ripreso il lavoro: secondo le cifre pubblicate dal report settimanale Baker Hughes, si registra il ritorno di 9 unità produttive, il che rende il saldo pari a 738, che nulla a che fare con il picco di 1.609 toccato a ottobre del 2014 ma è ben oltre le 179 trivelle attive del 2009. Resta poi il nodo Aramco con quotazione annessa, un noto che si sta sciogliendo sempre più facilmente, giorno dopo giorno. Ryad, infatti, fa sapere che la quotazione del 5% potrebbe oscillare tra un minimo di 50 a un massimo di 100 miliardi di dollari, molto di più dei 25 raccolti nel 2014 da Alibaba, la società di Jack Ma che a suo tempo stabilì il record mondiale. Da decidere resta invece la piazza di scambio che si aggiudicherà l'affare multimiliardario: in lista Hong Kong, Londra e Wall Street che ha nel presidente Donald Trump uno sponsor che si sta impegnando in prima persona.

References

  1. ^ Petrolio (www.trend-online.com)

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