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Dopo il martedì di contrazione per Wall Street (peggiore dei tre principali indici Usa il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,45%), il sell-off prosegue e si aggrava alla riapertura degli scambi in Asia per una combinazione di fattori ribassisti che vanno dalle tensioni geopolitiche (in scia all'annuncio di Donald Trump di volere riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele), ai timori per una stretta della liquidità da parte delle banche centrali, al declino dei corsi delle materie prime per l'indebolimento della domanda cinese.

Dopo il martedì di contrazione per Wall Street (peggiore dei tre principali indici Usa il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,45%), il sell-off prosegue e si aggrava alla riapertura degli scambi in Asia per una combinazione di fattori ribassisti che vanno dalle tensioni geopolitiche (in scia all'annuncio di Donald Trump di volere riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele), ai timori per una stretta della liquidità da parte delle banche centrali, al declino dei corsi delle materie prime per l'indebolimento della domanda cinese. Il risultato è stato un calo intorno all'1,50% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che si muove sui minimi di due mesi. Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa Usa contro le altre dieci principali monete, è poco mosso mentre lo yen guadagna circa lo 0,40% sul biglietto verde. A spingere al ribasso la piazza di Tokyo sono però soprattutto i titoli legati alle commodity e il Nikkei 225 perde l'1,97% in chiusura (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque di un netto 1,43%).

Anche a Sydney a guidare l'andamento ribassista è soprattutto il deprezzamento dei metalli di base (il rame ha sfiorato un crollo del 5% a Londra in overnight) e, a fronte di perdite intorno al 2% per i giganti minerari Rio Tinto e Bhp Billiton, l'S&P/ASX 200 segna un declino dello 0,44% al termine degli scambi. Seduta ancora contrastata invece per le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Csi 300 perdono infatti lo 0,29% e lo 0,60% rispettivamente, mentre è dello 0,68% l'apprezzamento dello Shenzhen Composite. Netto arretramento invece per Hong Kong: a circa un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in declino di circa l'1,50% (superiore al 2% invece la flessione dell'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China). Ribasso dell'1,42% per il Kospi di Seoul.

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