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Sterlina sotto pressione nei confronti del dollaro per il secondo giorno consecutivo. La valuta paga le continue incertezze che avvolgono i negoziati sulla Brexit e i nuovi attacchi politici contro la premier Theresa May. La sterlina cede così lo 0,6% a $1,3364, dopo essere scivolata fino a $1,3358 durante i minimi intraday, al valore più basso dallo scorso 29 novembre, dunque in una settimana. Nei confronti dell’euro, si è indebolita dello 0,5%, a 88,38 pence.

In un clima di avversione al rischio, gli investitori si posizionano sui titoli di stato UK, portando così i rendimenti a scendere. Quelli decennali si attestano all’1,24%.

Ad accelerare la fase ribassista della sterlina è stato in particolare un post pubblicato su Twitter dal Sun, in cui il quotidiano inglese, citando una fonte vicina al partito Unionista nordirlandese – che sostiene il governo di Theresa May – ha scritto che questa settimana non ci sarà alcuna intesa sulla Brexit.

La premier continua a far fronte alle forti critiche che arrivano da diversi esponenti del suo governo. La sua proposta che riconoscere all’Irlanda del Nord uno status speciale di allineamento con la regolamentazione del mercato unico e dell’unione doganale è stata bocciata in toto dagli unionisti. Sono stati proprio questi ultimi a far naufragare, nella giornata di lunedì, i negoziati tra l’Irlanda, la Commissione europea e il governo di May, sottolineando che in nessun caso sarebbe d’accordo su un piano sulla Brexit che non presentasse gli stessi termini, per l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito.

La situazione, tra l’altro, si è ulteriormente complicata, con la Scozia, il Galles e Londra che stanno chiedendo anch’esse di poter beneficiare del trattamento speciale che l’Irlanda del Nord potrebbe ricevere, (ma che gli unionisti non vogliono), beneficiando ancora dei vantaggi del mercato unico e dell’unione doganale.

A complicare la posizione di May, anche il ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra Boris Johnson, che ha protestato contro il piano della premier che punta sull’allineamento delle regole del Regno Unito con quelle dell’Unione europea dopo la Brexit.

I mercati avevano sperato che la premier potesse tornare a Bruxelles nella giornata di oggi, per riavviare i negoziati con Bruxelles e in teoria May avrebbe tempo fino alla fine della settimana per siglare una intesa con l’Unione europea, prima del summit del prossimo 14 dicembre che potrebbe dare il via libera a nuove trattative sulle future relazioni commerciali Ue-UK. Ma il tempo passa e le tensioni interne al governo di Theresa May non sembrano ricuicirsi. Tutt’altro, sembrano intensificarsi.

Ma oggi a soffrire è anche l’euro, che buca al ribasso la soglia a $1,18 e scivola a $1,1789.