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Sono trascorsi 30 anni dall’uscita di “Wall Street”, film culto del regista Oliver Stone. Bolle, crolli e successivi rialzi: le cronache dell’ultimo trentennio attraverso gli indici della piazza americana.

“L’avidità è buona”. Ve lo ricordate? Voleva essere una dura critica agli eccessi del capitalismo degli anni Ottanta, e invece è diventato un cult per molti giovani che, ispirati dalla pellicola, hanno in seguito scelto di lavorare nella finanza.

Lunedì 11 dicembre “Wall Street”, il film culto diretto dal regista Oliver Stone e interpretato da Michael Douglas, che per il ruolo di Gordon Gekko si aggiudicò un Oscar nel 1988 come miglior attore in un film drammatico, ha compiuto 30 anni. Il film è uscito infatti negli Stati Uniti l’11 dicembre 1987 (in Italia nel febbraio successivo).

Analisi cinematografica a parte, quali tracce hanno lasciato gli ultimi 30 anni nella Wall Street reale? Bolle, crolli, recuperi, crisi economiche e rialzi successivi sono tutti fissati punto per punto nei grafici che raccontano le performance dal 1987 a oggi.

Up & down

L’S&P 500, che segue l’andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, mostra chiaramente i picchi della bolla delle cosiddette “dotcom” consumatasi nel 2000, con i massimi raggiunti nell’estate di quell’anno, e poi lo “sboom” successivo.

Si vede bene anche la risalita successiva, in parte sotto la spinta della nuova bolla creditizia, e poi la crisi del 2008: il 15 settembre di quell’anno la società finanziaria Lehman Brothers annunciò di volersi avvalere della procedura fallimentare prevista dal Chapter 11. Nel marzo del 2009 l’indice toccò il suo punto più basso. Da allora è partita la scalata verso vette sempre più alte, fino al nuovo record di lunedì 11 dicembre sopra i 2.659 punti (e c’è Bank of America che vede l’S&P a quota 2.800 nella prima metà del prossimo anno).

La nuova era del tech

E il Nasdaq? L’indice dei principali titoli tecnologici della borsa americana, per sua stessa natura, porta più evidenti i segni della “sbornia” tecnologica dei primi anni 2000. Il paniere oggi ospita titoli del calibro di Amazon, Apple, Facebook, Google, Intel e Microsoft, i giganti al centro dell’attuale rivoluzione tech a base di big data, ecommerce e intelligenza artificiale.

Gli investitori negli ultimi tempi si sono interrogati sugli effetti che potrà avere la riforma fiscale avviata dal presidente USA Donald Trump, ma senza – apparentemente, finora – farne un dramma.
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E adesso?

Come spiegato nell’ultima asset allocation[2], sebbene un po’ “tirate”, le valutazioni dell’equity americano sono lontane dai livelli raggiunti durante la crisi delle dotcom. Complessivamente, il clima sui mercati azionari rimane positivo: il contesto macroeconomico, caratterizzato da una bassa inflazione e da una crescita sincronizzata, potrebbe continuare a sostenere la lunga galoppata degli indici.

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References

  1. ^ la riforma fiscale avviata dal presidente USA Donald Trump (www.adviseonly.com)
  2. ^ nell’ultima asset allocation (www.adviseonly.com)