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La FED compie il terzo rialzo dei tassi dell’anno e saluta la presidenza Yellen, sostituita da Powell. Rialzo dei tassi in Cina, mentre la BCE certifica la crescita dell’Eurozona. Brexit incerta, e riforma fiscale degli Stati Uniti alle porte.

Quali sono stati i fatti salienti della settimana?

Brexit in corso. Dopo mesi di confronto tutt’altro che agevole, l’8 dicembre la Commissione Europea ha raccomandato al Consiglio “di constatare che sono stati compiuti progressi sufficienti nella prima fase dei negoziati condotti con il Regno Unito a norma dell’articolo 50”.

Commissione UE e Gran Bretagna hanno raggiunto un’intesa preliminare su tre temi chiave: diritti dei cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono nell’Unione, che manterranno i loro diritti, confine tra Irlanda e Irlanda del Nord e conto economico dell’uscita, stimato tra i 40 e i 50 miliardi di euro. Tutti punti passati all’esame del Consiglio europeo il 15 dicembre.

Plus500

Banche centrali in ordine sparso. Nessuna sorpresa dall’ultima riunione del Federal Open Market Committee presieduto da Janet Yellen: il target sui federal funds è aumentato di 25 punti base, fra l’1,25% e l’1,50%. Se la mossa della FED era attesa e già scontata dal mercato, non lo era altrettanto la decisione della People’s Bank of China, che ha incrementato di 5 punti base i tassi a breve riferiti ai pronti contro termine.

Contromosse difensive anche dalle banche centrali di Turchia e Messico. Nel Vecchio Continente, BCE, Banca Svizzera e Bank of England hanno confermato il livello di costo del denaro. Francoforte ha comunicato che gli acquisti andranno avanti ma nel quadro di una progressiva riduzione.

Ore decisive per riforma fiscale USA. Sembrava che finalmente ci fosse un’intesa nel Senato USA tra repubblicani e democratici. E invece il repubblicano Marco Rubio, insoddisfatto degli sgravi all’infanzia, ha dichiarato che se questi non verranno ampliati potrebbe votare contro la riforma voluta da Trump.

In forse anche altri senatori, fra i quali John McCain. Il voto finale è atteso per la settimana prossima: il presidente USA Donald Trump punta a firmare il provvedimento entro Natale.

Grafico della settimana

L’economia del nostro Paese ha ripresa saldamente il sentiero della crescita, come certificato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s nelle ultime settimane, dall’Ocse e dalla Commissione Europea.

Anche i mercati crescono, spinti da un positivo e generalizzato momentum, accompagnato dal “fenomeno PIR”. Tuttavia negli ultimi giorni è tornata un po’ di turbolenza: la BCE infatti chiede maggiori sforzi sulla gestione degli NPL ad alcuni istituti finanziari del nostro Paese, mentre l’ombra delle elezioni politiche della prossima primavera alimentano un clima di incertezza intorno all’Italia.

Come si sono mossi i mercati

Settimana all’insegna della stabilità su tutti i mercati azionari, con l’unica eccezione di Milano, che sconta l’effetto banche: preoccupa la gestione, da parte degli istituti italiani, dei crediti problematici.

Sotto pressione anche l’obbligazionario tricolore, con lo spread tra il BTP e il Bund tedesco in risalita di 15 punti base, a quota 150: un segno di sfiducia verso il nostro Paese che si sta incamminando alle prossime elezioni, attese per il 4 marzo.

In generale appare stabile la situazione sul fronte dei cambi valutari, a conferma del fatto che le mosse delle banche centrali, tolte poche eccezioni, erano ampliamente attese. Calo appena più significativo – e comunque limitato al -1% – per il cambio tra dollaro USA e yen giapponese.

In agenda

Ecco i principali dati macroeconomici che saranno pubblicati nel corso della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Eurozona – la settimana inizierà con l’indice dei prezzi al consumo nel Vecchio Continente: lunedì 18 dicembre, alle 11.00 in punto, si conosceranno la variazione percentuale mese su mese, quella anno su anno e anche quella Core anno su anno, tutte aggiornate a novembre.

Attesi in settimana anche il dato sul prodotto interno lordo nel terzo trimestre in Francia e l’indice IFO in Germania: quest’ultimo misura la fiducia delle imprese e farà il punto sul clima del business, sulle attese e sulla situazione attuale secondo le imprese. Attenzione al voto in Spagna del 21 dicembre per il rinnovo del Parlamento catalano.

Italia – il 18 dicembre, alle 10.00, in Italia verranno resi noti i dati sulla bilancia commerciale verso l’Area Euro e sulla bilancia commerciale globale: in entrambi i casi l’aggiornamento è riferito a ottobre.

Sempre in Italia è da segnalare poi, venerdì 22 dicembre, la fiducia nel manifatturiero e l’indice di fiducia dei consumatori a dicembre e gli ordini e le vendite industriali, con variazione mese su mese e anno su anno, a ottobre.

Stati Uniti – immobiliare sotto la lente con i nuovi cantieri, le richieste di mutui, le vendite di case esistenti e quelle di nuove abitazioni. Giovedì 21 è in calendario l’aggiornamento sulle domande di sussidi di disoccupazione, sulla variazione trimestrale del prodotto interno lordo annualizzato e, alle 16.00, il Leading Index.

Chiudono la settimana gli ordini di beni durevoli, il sentiment rilevato dall’Università del Michigan, i redditi e le spese personali.

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