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Goldman Sachs si prepara a dire addio all’era di Lloyd Blankfein, attuale ceo del colosso bancario americano, al timone da più di 12 anni. E’ quanto ha riportato il Wall Street Journal, in un momento in cui il rimpasto ai vertici sembra essersi messo già in moto. E’ di qualche ora fa, infatti, l’annuncio delle dimissioni di Harvey Schwartz, co-direttore generale della banca, arrivato direttamente da Goldman Sachs con un post su Twitter. Ex direttore finanziario, Schwartz è stato spesso considerato l’erede più probabile di Blankfein.

A questo punto, il candidato più probabile a prendere le redini della banca di investimenti più importante al mondo sembra essere David Solomon, fino a oggi co-direttore generale di Goldman, e da oggi in poi unico direttore generale e presidente. E’ vero che a Wall Street girano anche voci su Gary Cohn, dopo le sue dimissioni dall’incarico di consigliere economico top della Casa Bianca. La versione ufficiale è che Cohn avrebbe deciso di dire addio all’amministrazione Trump, dopo la decisione del presidente americano di imporre dazi doganali sulle importazioni Usa di alluminio e di acciaio. Ma nei corridoi si vocifera come l’addio potrebbe essere legato piuttosto alle ambizioni personali di Cohn.

Schwartz dovrebbe dimettersi il prossimo 20 aprile. Riguardo a Blankfein, l’attuale ad, 63 anni, ha trascorso più della metà della sua vita, 36 anni, nel gigante bancario. Figlio di un impiegato alle poste di Brooklyn, Blankfein è l’espressione del self-made man, l’uomo che si è fatto da solo, simbolo del sogno americano. Il suo ingresso nella banca risale al 1982, quando lascia il suo posto di lavoro come avvocato fiscalista per entrare nella divisione commodities di Goldman Sachs, dove si occupa delle transazioni che hanno per oggetto l’oro. Fa carriera nella divisione di trading del gruppo fino a diventare AD nel 2006, quando l’allora amministratore delegato Hank Paulson si dimette per diventare segretario al Tesoro Usa e per mettere in sicurezza il sistema bancario americano, tramortito dalla peggiore crisi dai tempi della Grande Depressione.

Blankfein rimane saldamente seduto sulla sua poltrona, sconfigge un linfoma diagnosticatogli nel 2015 attraverso un trattamento di chemioterapia a cui si sottopone continuando a lavorare.

Su quando le sue dimissioni potrebbero essere effettive, il Wall Street Journal precisa che “il timing di qualsiasi decisione potrebbe ancora cambiare” e che sarà lui a decidere quando dimettersi. Fonti interpellate dal quotidiano finanziario segnalano che, comunque, il pensiero dominante è che le dimissioni arriveranno in vista di o prima del 150esimo anniversario di Goldman Sachs.

Diverse volte è stato lo stesso Blankfein a scherzare sul momento in cui avrebbe lasciato le redini della banca, dicendo che alla fine sarebbe morto alla sua scrivania. Tanto che nella stessa banca erano in molti a pensare che sarebbe sopravvissuto ai suoi più probabili successori.