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Shortate Netflix, ma solo a determinate condizioni. Ha avuto un effetto immediato, nella sessione di ieri, il tweet della società di ricerca Citron che, nel commentare un recente articolo dell’Ft, ha consigliato agli investitori di shortare il titolo. Le quotazioni della società di servizi di streaming sono scese fino -3,1% dopo il tweet, accelerando ulteriormente al ribasso, fino a -3,8%, dopo che Eddy Cue, responsabile della divisione di servizi di Apple, ha smentito un interesse per un’acquisizione del gruppo, così come di Disney.

“Sia Netflix che Disney sono nostri grandi partner – ha detto Cue, in occasione del South by Southwest Festival, che si è tenuto ad Austin, Texas – Guardando in generale alla storia di Apple..noi non facciamo acquisizioni enormi”.

Dall’inizio dell’anno, Netflix ha continuato a macinare nuovi record, salendo di oltre +67% e confermandosi il titolo scambiato sull’indice S&P 500 con la migliore performance. Lo scorso venerdì, il titolo è balzato al nuovo massimo storico, forte del rally del 5%, portando la capitalizzazione di mercato ad attestarsi a $144 miliardi, due/terzi superiore rispetto all’inizio dell’anno.

Ma già Dan McCrum aveva fatto notare come il valore di mercato del gruppo fosse arrivato a livelli preoccupanti, espressione di un “ottimismo senza confini”: pari a 12 volte circa il fatturato di $12 miliardi riportato lo scorso anno, e a 120 volte i profitti attesi per quest’anno. Il punto, ha scritto McCrum, “forse sarebbe più facile credere nella storia di crescita (di Netflix) se 48 milioni di famiglie americane non si fossero già abbonate alla serie Stranger Things, e se le spese per il marketing non stessero salendo più velocemente delle vendite”. Tali spese “balzeranno (infatti) a $2 miliardi quest’anno, dagli $1,3 miliardi del 2017, il che lascia pensare che conquistare nuovi clienti sta diventando più difficile anche se, come Netflix, noi riteniamo che nel mondo ci siano 700 milioni di famiglie potenziali clienti”.

Ancora, secondo l’articolo, sarebbe più semplice credere al sogno se “la società non fosse in competizione con Amazon, HBO e, in un futuro non troppo distante, Disney”. Partendo dal presupposto che Netflix ha pianificato una spesa di $8 miliardi sui suoi contenuti, “sarebbe più facile credere che tali costi fossero sostenibili, se il gruppo non si stesse finanziando attraverso un’accumulazione di debiti”. La verità è che il “gruppo sta bruciando cash da anni, e ciò è vero sia se si considera il flusso di cassa operativo che il flusso di cassa free”. Il risultato è che il ricorso al mercato obbligazionario ha portato il gruppo ad ammassare debiti per $6,5 miliardi, e che il suo debito è valutato “junk”, quattro livelli al di sotto del rating investment grade.

Sulla base di queste riflessioni, lo short seller Andrew Left di Citroen Research ha fatto notare in un post su Twitter che la capitalizzazione di Netflix è salita di ben $17 miliardi dall’inizio di marzo, a fronte di short interest che oscillano vicini al minimo in 10 anni. Di conseguenza, l’investitore ribassista consiglia di riiniziare a shortare il titolo Netflix in prossimità a $300 dollari, ovvero a un livello inferiore del 9,5% rispetto al valore di chiusura della seduta di venerdì, a $331,44.