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In campagna elettorale, il ministro dell’economia designato dal M5S, Andrea Roventini, ha escluso l’uscita dall’euro.

Il Sole 24Ore qualche giorno fa, in questo articolo di Manuela Perrone[1], ha esposto la sua ipotesi in merito a come un eventuale governo M5S punterà a ottenere spazi di azione per politiche economiche espansive.

In campagna elettorale, il ministro dell’economia designato dal M5S, Andrea Roventini, ha escluso l’uscita dall’euro e non ha menzionato soluzioni innovative quali la Moneta Fiscale. Ha parlato di rispetto del vincolo del 3% (riguardo al rapporto deficit pubblico / PIL), da interpretarsi però “in maniera flessibile”.

Che cosa significa? una prima considerazione: la UE richiede che l’Italia continui a ridurre il rapporto deficit pubblico/PIL, ma con riferimento al cosiddetto “deficit strutturale”.

Il “deficit strutturale” è quello che si registrerebbe se il mercato del lavoro e il PIL del paese fossero in condizioni di “normalità”: se non esistessero, in altri termini, abnormi livelli di disoccupazione, sottoccupazione e output gap.

Questi livelli abnormi in realtà esistono[2], ma la UE li sottostima – è del resto anche la posizione sostenuta, senza successo, dall’attuale ministro dell’economia, Piercarlo Padoan. La UE nega che l’output gap sia molto elevato e giustifica la sua posizione, almeno in parte, constatando che in Italia esiste un elevato numero di persone che non cercano lavoro – pur essendo in condizione di svolgerne uno.

References

  1. ^ in questo articolo di Manuela Perrone (www.ilsole24ore.com)
  2. ^ Questi livelli abnormi in realtà esistono (bastaconleurocrisi.blogspot.it)

Original Article