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Rischio Italia sotto osservazione, soprattutto in vista del boom di riscatti dei bond dell’Eurozona detenuti dalla Bce, atteso per aprile. Il mese, sottolinea Reuters, è quello in cui il valore dei riscatti testa il record dell’anno. Sicuramente, la cosa positiva è che i reinvestimenti di tali rimborsi – le stime sono di rimborsi per 23 miliardi di euro – forniranno un ulteriore cuscinetto al mercato dei bond sovrani, in vista della decisione di Mario Draghi & Co. di dire basta al piano di Quantitative easing.

Tra l’altro, stando alle rassicurazioni arrivate dallo stesso Draghi nel corso delle ultime riunioni della banca centrale, i reinvestimenti dei rimborsi proseguiranno anche dopo la fine del QE, prevista in via ufficiale nel settembre di quest’anno.

Detto questo, gli analisti intervistati da Reuters mettono in evidenza come i flussi di reinvestimenti della Bce sui BTP italiani dovrebbero esseri inferiori, quest’anno, rispetto a quelli attraverso cui l’Eurotower acquisterà bond tedeschi e francesi.

Antoine Bouvet, strategist dei tassi per Mizuho, ha affermato che “stando ai nostri calcoli, l’assenza di reinvestimenti in bond italiani nel mese di aprile significa che il mercato (dei BTP) dovrebbe rimanere indietro rispetto agli altri principali paesi europei emittenti”. Questo, in una situazione politica ancora poco definita, e in vista delle consultazioni con le varie parti politiche che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inizierà il prossimo 4 aprile, per la formazione del nuovo Governo.

Proprio nelle settimane in cui le consultazioni saranno avviate, il mercato dei bond italiani potrebbe diventare così più vulnerabile ai sell off.

E i mancati reinvestimenti, ha continuato Bouvet, di aggiungono “al rischio che i partiti populisti si orientino sempre più a lavorare insieme, e al rischio di divergenza economica e fiscale di più lungo termine tra l’Italia e altri importanti paesi emittenti”.

Guardando al quadro generale, i reinvestimenti dovrebbero invece avvantaggiare soprattutto la Germania, che tra l’altro ha assistito nel corso di questa settimana pre-pasquale a forti acquisti sui Bund, che si sono tradotti in cali sostenuti dei rendimenti.

Nel mese di marzo, i tassi sui Bund tedeschi a 10 anni hanno riportato di fatto la flessione più forte, su base mensile, dal mese di agosto, scendendo di 16 punti base. I tassi due anni, invece, sono negativi a -0,59%.

E’ pur vero che, nel corso dell’intero primo trimestre, i rendimenti dei bond tedeschi sono saliti di 8 punti base, a conferma di come i mercati del debito dell’Eurozona debbano ancora recuperare rispetto al forte tonfo di inizio anno, scatenato dalle attese di un cambio di rotta della politica monetaria della Bce.

Ma un assist arriverà ora sicuramente dai flussi dei reinvestimenti che, secondo Reuters, saranno più forti soprattutto nel caso dei Bund.

Berlino beneficerà anche della minore offerta sul mercato. La Germania ha intenzione infatti di ridurre le emissioni previste per il secondo trimestre di due miliardi di euro, grazie al balzo delle entrate fiscali.