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Alcune considerazioni

Stefano Bagnoli, PUBBLICATO:

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Facebook[1]

Il secondo trigger, la causa scatenante dei più recenti movimenti al ribasso è stato il datagate, lo scandalo di Facebook.

Il secondo trigger, la causa scatenante dei più recenti movimenti al ribasso è stato il datagate, lo scandalo di Facebook.

Partiamo dal fatto in sé per sé. In questi giorni, sui media, viene sommariamente detto che Facebook ha fatto un utilizzo improprio dei dati di alcuni suoi utenti.

La vicenda in realtà è un po' più complessa. Tutto nasce da un ricercatore dell’Università di Cambridge che ha elaborato un'app, Division Digital Live, raggiungendo 270.000 iscritti, che si loggavano tramite Facebook. Costui in seguito ha ceduto i dati ad un’altra società, la Cambridge Analytica, che ne ha poi fatto un uso diverso da quello previsto negli accordi.

In pratica è emerso un problema di scarsa capacità di Facebook di tenere sotto controllo i suoi sistemi di elaborazione dati. Il vero business di Facebook non è vendere i dati dei suoi utenti ma, diciamo così, noleggiarli. In realtà la società di Palo Alto cerca di tener ben custodito il suo maggiore segreto industriale, cioè le abitudini di tutti i suoi utenti, perché quello è il suo vero asset. Non a caso, oltre alle varie dichiarazioni istituzionali e politiche, negli USA e in Europa, di richieste di chiarimenti sull'accaduto, il primo a pagare è stato Alex Stamos, responsabile della sicurezza dati di Facebook, che si è dimesso il giorno dopo la notizia.

Ciò che è successo non è un caso isolato. Potenzialmente chiunque potrebbe sfruttare i dati nello stesso modo: pensiamo a quante app, quanti siti, quanti sistemi ci sono e ci chiedono ogni giorno i nostri dati.

References

  1. ^ Facebook (www.trend-online.com)

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