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Il punto

Lorenzo Raffo, PUBBLICATO:

Scambi in flessione e non è solo a causa della stagione estiva. Le quotazioni scontano una ristrutturazione del debito, che potrebbe però non concretizzarsi.

Book decisamente spostati a favore degli acquirenti per le obbligazioni del Venezuela quotate su Tlx (ma anche su varie Borse internazionali), con l’effetto che gli spread si ampliano: quasi 120 punti base ieri per il 7% 31mz38 (Isin USP97475AJ95) e 90 punti base per il 9% 07mg23 (Isin USP17625AA59), con per alcuni volumi in forte discesa e per altri scambi quasi a zero. E’ la fotografia di un crollo ormai definitivo, confermato dal fatto che le quotazioni sono quasi tutte da tempo allineate sui 25 $, senza scarti fra rendimenti nominali e durate residue. Gli operatori specializzati su questo emittente lo ammettono chiaramente: “è il caos!”. Aggravato dal mancato rimborso per 1,15 miliardi a metà mese e dal quanto meno fallimentare lancio della nuova valuta nazionale, il Bolivar, subito ipersvalutata.

I creditori fanno i conti

La situazione è talmente confusa che non si riesce a comprendere quali possibilità ci siano per far sì che le obbligazioni venezuelane ripaghino in qualche modo gli investitori, in realtà audaci, soprattutto nell’ultima fase dei mercati. Il problema infatti è che i creditori commerciali cominciano ad affidarsi sempre più ai tribunali, per vicende complesse. Hanno inizio così i sequestri di beni di alcune società venezuelane negli Usa. Di fatto non pochi parlano di un vero e proprio default definitivamente conclamato, mentre l’ipotesi di una ristrutturazione del debito, su cui si punta da tempo, starebbe incontrando ostacoli, anche perché impedita dalle sanzioni economiche adottate dagli Usa.

Goldman incassa una sconfitta

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