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Banca Carige tenta di ripartire a Piazza Affari. Dopo il -6% segnato ieri in chiusura, questa mattina il titolo mostra i muscoli e in questo momento un rialzo di oltre sei punti percentuali a 0,0049 euro dopo le indicazioni arrivate al termine della lunga riunione del consiglio di amministrazione. Due punti, in particolare, sono stati fissati: il board ha dato mandato all’a.d. Fabio Innocenzi di finalizzare l’accordo con Bain Capital Credit per la cessione di Utp per 400 milioni di euro e individuare una banca di investimento per esplorare possibili aggregazioni.

Dopo la bufera degli ultimi giorni, scatenata in particolare dal declassamento di Fitch che ha anche parlato di ‘rischio fallimento’, la banca riafferma il processo di esecuzione delle iniziative dirette al derisking e al rafforzamento patrimoniale. Mandato a Innocenzi per finalizzare l’accordo con Bain Capital Credit, nell’ambito della trattativa in esclusiva annunciata ad agosto, volto alla cessione di un portafoglio di posizioni Unlikely To Pay (Utp, il riferimento è alle inadempienze probabili) fino a 400 milioni di euro di gross book value. Un’operazione che permetterà di portare l’ammontare di Npe (Npe, Non performing exposure), al di sotto dell’obiettivo di 4,6 miliardi di euro stabilito dalla Banca centrale europea (Bce) per fine 2018. L’istituto guidato dallo scorso settembre guidato da Pietro Modiano e Fabio Innocenzi “proseguirà inoltre l’attività propedeutica all’operazione di cartolarizzazione assistita da garanzia statale (Gacs), la cui finalizzazione è prevista entro fine anno”.

Il board ha inoltre comunicato che, ferma restando la data prevista del 30 novembre 2018 per la presentazione del Capital Conservation Plan (per la quale non è stata richiesta alcuna deroga), di dare mandato all’a.d. di predisporre un piano di azione che garantisca, indipendentemente dalle presenti condizioni di mercato, il rispetto entro fine anno anche dei parametri di overall capital requirement. A tal proposito sono allo studio i termini e le modalità idonee a chiudere tale gap e la definizione delle garanzie per assicurarne comunque l’esecuzione entro il 31 dicembre 2018. È prevista una riunione del board a fine mese per deliberare su questo tema. C’è poi il capitolo aggregazioni, con la banca genovese “intende verificare tutte le modalità di turn-around operativo, valutando in una prossima riunione consiliare l’individuazione di una banca di investimento per esplorare possibili aggregazione“. Una possibilità, quella di un’operazione di aggregazione nel breve termine, di cui aveva parlato nei giorni scorsi anche la vicepresidente Letizia Reichlin.

Banca Carige è tornata anche su Fitch Ratings che ha tagliato il rating a lungo termine della banca a “CCC +” da “B-“, indicando “il fallimento come una possibilità reale”. Su questo fronte Carige ribadisce che l’analisi si riferisce a valutazioni antecedenti agli sviluppi in tema di governance e di sostegno finanziario da parte del principale azionista successivi all’assemblea degli azionisti. Secondo quanto comunicato dalla banca in sede di relazione semestrale, il Cet1 ratio phased-in al 30 giugno 2018 era pari all’11,9%, superiore quindi sia al limite regolamentare del 9,625%, sia alla soglia suggerita, inclusiva della guidance, dell’11,175% e il TCR phased-in, sempre al 30 giugno 2018, si attestava al 12%.