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Intesa Sanpaolo continua a tessere la sua tela per cercare di convincere gli investitori della bontà di un'eventuale integrazione con Generali. Il mercato finora è rimasto cauto visto che in passato le aggregazioni di bancassurance non hanno mai funzionato, ma che Intesa Sanpaolo si muova come banca di sistema, raccogliendo di fatto l'eredità di quello che un tempo è stata Mediobanca, è più che un'aspirazione di Carlo Messina. Una realtà confermata dai fatti.

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Dopo l'uscita di ieri del presidente di Banca Imi, Gaetano Micciché, sulla necessità di un accordo fra i duellanti Berlusconi e Bollorè nell'azionariato di Mediaset, nelle chiacchiere del giorno dopo che si fanno nelle sale operative delle Sim milanesi si fa notare che è dal 2012, con l'Opa vittoriosa lanciata dal gruppo Salini sulla Impregilo fino a quel punto controllata dalla famiglia Gavio, Intesa Sanpaolo (che di quell'Opa fu finanziatrice) ha iniziato a battere sistematicamente Piazzetta Cuccia (e il suo socio di riferimento, Unicredit) su una serie di dossier "pesanti". Dossier tra cui brilla quello per il controllo di Rcs MediaGroup, lo scorso anno finita al gruppo guidato da Urbano Cairo, sponsorizzato da Ca' de Sass, nonostante il tentativo di Mediobanca di coagulare un nocciolino di "soci storici" (Pirelli, UnipolSai e Diego Della Valle) grazie alla discesa in campo di Investindustrial (società di private equity che fa capo ad Andrea Bonomi).

Philippe Donnet

La storia sembra destinata a ripetersi ora, con Jean-Pierre Mustier, Ceo di Unicredit (primo socio di Mediobanca con l'8,56%) che pare essere tornato in sintonia con Alberto Nagel (numero uno di Piazzetta Cuccia, azionista di riferimento di Generali col 13,47% ma pronta a scendere al 10% se i prezzi dovessero riavvicinarsi ai 17-18 euro) e che viene indicato come uno tra i più critici verso il progetto Intesa Sanpaolo-Generali, mentre Messina come advisor di Fininvest sta cercando di favorire un'intesa tra Mediaset e il gruppo Vivendi.

Un'intesa auspicata anche da Micciché, dato che "quanto vi è una situazione di stallo di gruppi industriali è meglio che si trovino degli accordi", anche se sembra difficile che la situazione possa sbloccarsi prima della pronuncia dell'Agcom (che non dovrebbe giungere prima di aprile-maggio). Tuttavia un'intesa tra Bolloré e i Berlusconi, entrambi consoci in Mediobanca, potrebbe avere anche una seconda valenza strategica: quella di garantire la non belligeranza del finanziere bretone all'acquisizione del controllo di Generali da parte di Intesa Sanpaolo, sfilandolo così a Mediobanca.

(Segue…)

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