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Dopo annunci, ritardi e qualche marcia indietro, il documento unico di circolazione potrebbe diventare una realtà, come per gli automobilisti di tutti gli altri Paesi europei. Un solo foglio, al posto della coppia certificato di proprietà e libretto di circolazione. Con un risparmio di 39 euro per ogni pratica di immatricolazione o passaggio di proprietà: 61 euro contro i 100 che si pagano adesso.

Era stata la riforma della pubblica amministrazione, approvata quasi due anni fa, a prevedere questa novità. Poi è cominciato il lungo percorso del decreto attuativo che si dovrebbe chiudere in questi giorni. Rispetto al progetto iniziale si è scesi a un compromesso: non ci sarà la fusione tra il Pra, il pubblico registro automobilistico gestito dall’Aci, che oggi rilascia il certificato di proprietà, e la Motorizzazione, che invece consegna il libretto di circolazione. Non ci sarà un’agenzia unica con conseguente spostamento di personale ed eterne guerre di posizione tra chi viene inglobato e chi ingloba, cioè su chi comanda. Le banche dati resteranno due, separate, ma l’effetto per il cittadino automobilista dovrebbe essere lo stesso.

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Lo schema – scrive il Corriere della Sera – è contenuto in un decreto messo a punto dal ministero delle Infrastrutture. Il testo è ora all’esame dei ministeri della Pubblica amministrazione e dell’Economia. Dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri a giorni, in piena zona Cesarini, visto che la riforma della pubblica amministrazione fissava la data limite del 28 febbraio.

Come sarà possibile risparmiare quei 39 euro? Si pagheranno due bolli al posto dei quattro necessari oggi: 32 euro contro 64. E questo perché, anche se le banche dati resteranno due, l’operazione sarà unica: sarà direttamente l’Aci a «interrogare» la banca dati della motorizzazione. Non solo. Anche la tariffa da pagare – fissata dal ministero delle Infrastrutture – sarà abbassata: da un totale di 37 euro si scenderà a 30. Il tutto a partire dall’inizio del 2018.

Restano due nodi da sciogliere, per un’operazione che pochi giorni fa è stata invocata anche dall’Antitrust. Il primo è quello dei soldi: con l’eliminazione di due bolli su quattro si stima una perdita di gettito per lo Stato intorno ai 50 milioni di euro l’anno. Poca roba. Ma, alle prese con la manovrina correttiva chiesta da Bruxelles, il ministero dell’Economia vuole vederci chiaro. L’altra incognita sta nelle resistenze che in questi mesi sono riusciti a un’operazione più volte annunciata e mai realizzata. Mancano pochissimi giorni, il testo è pronto. Se il governo vuole davvero si può fare.

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