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(Teleborsa) – Oggi al Parco dei Principi di Roma va in scena la resa dei conti. In queste ore, infatti, si decide il futuro del Pd con un'assemblea nazionale che potrebbe sancire la scissione del partito a 10 anni dalla sua nascita.

Matteo Renzi, infatti, non sembra intenzionato a fare concessioni ai dissidenti che nella giornata di ieri avevano "dettato" la road map: conferenza programmatica, congresso in autunno e garanzia di durata del governo Gentiloni fino al 2018.

L'ex premier, dunque, tira dritto e sfida la minoranza: dimissioni, poi subito il Congresso.
Nei tempi statutari (entro 4 mesi dalle dimissioni del segretario).

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RENZI: "PEGGIO DELLA SCISSIONE, C'è IL RICATTO – "Io soffro a sentire la parola scissione. Soffro anche all'idea di cedere a una richiesta che sembrava strumentale, sembrava forse che qualsiasi cosa uno proponesse non andasse bene". Ma "peggio della scissione c’è soltanto il ricatto. Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino“. “Un partito deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto verso la comunità di militanti e iscritti che senza chiedere niente passano le serate a organizzare le campagne elettorali e le feste dell’unità e chiedono a noi di rispettarci. In questi mesi il Pd non si è rispettato, ha buttato del tempo, ha bestemmiato il suo tempo, ha perso l’occasione per parlare fuori. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani”.

E aggiunge: "che bel regalo stiamo facendo un bel regalo a Beppe Grillo".

FASSINO: "C'è SPAZIO PER MINORANZA" – «Ai compagni e agli amici della minoranza dico che lo spazio per restare nel Pd c’è tutto», dice Piero Fassino.

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