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(Teleborsa) – All'hotel Parco dei Principi di Roma è andata in scena la "prima fase" della resa dei conti. Presenti tutti i Ministri, Premier Gentiloni naturalmente compreso. Ore cruciali per il futuro del Pd, ma tutto, di fatto, è rimandato a martedì 21 febbraio. Matteo Renzi, infatti, non è affatto intenzionato a fare concessioni ai dissidenti che nella giornata di ieri avevano "dettato" la road map: conferenza programmatica, congresso in autunno e garanzia di durata del Governo Gentiloni fino al 2018. L'ex Premier è andato dritto per la sua strada e, come previsto, si è dimesso da Segretario ed è stato indetto il Congresso, come da Statuto, entro quattro mesi dall'abbandono del segretario. Vale a dire entro la metà di giugno, probabilmente a maggio.

Una giornata durissima e ricca di tensioni che a metà pomeriggio si è chiusa con il Presidente Orfini che ha appunto indetto formalmente il Congresso

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[1], e con la minoranza che denuncia: "Renzi ha scelto la scissione". Ma nessuno, per il momento, se ne è andato sbattendo la porta.

Orfini, per due ore, aveva concesso la possibilità, come prevede lo Statuto, di candidarsi alla segreteria.
Nessuno ha raccolto l'invito. Poi, erano passate da poco le 13,30, il Presidente del Pd ha dichiarato: "Sono scaduti i termini e non sono state presentate candidature. Quindi non eleggeremo un nuovo Segretario, al termine dell'assemblea sarà automaticamente indetto il Congresso. Nei prossimi giorni convocherò la direzione". E' l'inizio dell'iter congressuale.

Poi, Speranza, Rossi ed Emiliano dichiarano all'unisono: "Matteo si assume tutte le responsabilità della scissione". Ma nessuno pronuncia la parola fatidica, mentre Emiliano veste i panni del pompiere e tenta in ogni modo di giungere a una mediazione. Impresa molto difficile, per non dire disperata. Ma si sa, in politica è sempre tutto possibile.

RENZI NEL SUO INTERVENTO: "PEGGIO DELLA SCISSIONE, C'E' IL RICATTO – "Io soffro a sentire la parola scissione. Soffro anche all'idea di cedere a una richiesta che sembrava strumentale, sembrava forse che qualsiasi cosa uno proponesse non andasse bene". Ma "peggio della scissione c’è soltanto il ricatto. Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino". "Un partito deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto verso la comunità di militanti e iscritti che senza chiedere niente passano le serate a organizzare le campagne elettorali e le feste dell’Unità e chiedono a noi di rispettarci. In questi mesi il Pd non si è rispettato, ha buttato del tempo, ha bestemmiato il suo tempo, ha perso l’occasione per parlare fuori. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani". E aggiunge: "che bel regalo, stiamo facendo un bel regalo a Beppe Grillo".

References

  1. ^ L'ex Premier è andato dritto per la sua strada e, come previsto, si è dimesso da Segretario ed è stato indetto il Congresso (www.teleborsa.it)

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