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Per la prima volta dalla fine di novembre, quando l’OPEC ufficializzò l’accordo per tagliare la produzione di petrolio, i prezzi del Brent sono scesi oggi sotto i 50 dollari al barile, quotando in questo momento 49,77 dollari, in calo del 2% rispetto alla chiusura di ieri. Quelle del Wti americano risultano scese del 2,05% a 46,84 dollari. Ad avere assestato loro un colpo è stata una dichiarazione del governo russo, che non da per scontato un rinnovo dei tagli dell’offerta a maggio, stando al portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

Ma altre novità stanno incidendo negativamente sul mercato del greggio. Al termine della settimana scorsa, le scorte negli USA sono diminuite di 930.000 barili, meno dei 2,3 milioni attesi, scendendo a 527,8 milioni, appena 7 al di sotto del record storico di poche settimane fa. E per l’undicesima settimana consecutiva, la produzione negli USA è cresciuta alla media quotidiana di 9,293 milioni di barili, ai massimi da agosto 2015 e segnando un aumento del 6% quest’anno. In crescita di altre 9 unità su base settimanale a 697 anche il numero dei siti estrattivi attivi al venerdì scorso, saliti di un terzo dall’inizio dell’anno. (Leggi anche: Petrolio USA spiazza OPEC[1])

Prezzi petrolio verso 40 dollari senza rinnovo accordo OPEC

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Gli analisti si aspettano che l’OPEC e i suoi partner esterni più importanti, tra cui la Russia, estendano i tagli di altri sei mesi, in considerazione proprio delle basse quotazioni attuali. Il cartello si riunisce a tal proposito alla fine del mese. Undici paesi esterni al cartello si sono impegnati a fine 2016 a ridurre la loro offerta quotidiana di circa 540.000 barili al giorno in tutto, tra cui Mosca, che qualche giorno fa ha dichiarato di averla tagliata di 300.000 barili, adempiendo del tutto al proprio impegno.

Se l’accordo dovesse saltare, però, le quotazioni rischiano di tornare in prossimità dei 40 dollari. Come vi avevamo avvertiti con le tensioni tra russi e americani sulla Siria, il Cremlino potrebbe reagire al tentativo dei sauditi, sostenitori degli oppositori del regime di Assad, tornando ad aumentare la propria offerta, in modo da provocare seri problemi a Riad, il cui deficit nel 2015 è esploso al 15% del pil per il crollo dei prezzi petroliferi e che punta a quotare in borsa tra la fine dell’anno prossimo e l’inizio del 2019 il 5% di Aramco, la compagnia petrolifera statale, confidando di incassare dall’IPO sui 100 miliardi di dollari, specie se i prezzi del Brent saliranno. (Leggi anche: Petrolio, previsioni sui prezzi incerte su Trump e ISIS[2])

References

  1. ^ Petrolio USA spiazza OPEC (www.investireoggi.it)
  2. ^ Petrolio, previsioni sui prezzi incerte su Trump e ISIS (www.investireoggi.it)