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Oltre al sentiment di mercato, incidono tuttavia anche notizie specifiche sulle singole banche: dopo il tonfo superiore a -10% della vigilia, Carige : dopo la decisione del cda della banca ligure di esercitare la delega, conferita dall’assemblea dello scorso 28 settembre, per l’aumento di capitale fino a un massimo di 560 milioni (che prenderà il via il prossimo 20 novembre), il mercato attende di conoscere il prezzo di sottoscrizione, il numero delle azioni che saranno emesse, fattori che saranno stabiliti nel cda di oggi. Il titolo Carige, colpito dalle vendite, entra anche in asta di volatilità con una flessione teorica del 5%.

Smobilizzi scatenati, ancora, per Creval, dopo che l’istituto ha annunciato giorni fa un aumento di capitale da 700 milioni di euro. Proprio l’annuncio, la scorsa settimana, ha scatenato i timori degli analisti sull’intero comparto bancario italiano. Una operazione di ricapitalizzazione così importante e ben superiore alle attese del mercato (di 500 milioni) ha portato diversi broker e investitori a chiedersi quali potrebbero essere le prossime banche a essere costrette a varare aumenti di capitale, al fine di soddisfare le richieste della Bce (che, con l’addendum, si stanno facendo sempre più severe).

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Su Creval occhio alle dichiarazioni che sono state rilasciate in mattinata dall’AD Miro Fiordi, a margine del comitato esecutivo dell’Abi a Milano. Fiordi ha sottolineato che il piano del Credito Valtellinese al 2020 non fa parte di una logica “stand alone” .

“Il nostro non è assolutamente un piano stand alone. Il nostro piano è aperto, è un piano di irrobustimento della banca per voltare definitivamente pagina. Una volta che questo verrà fatto, pensiamo di avere le migliori condizioni per valutare tutte le opzioni, comprese le aggregazioni”-

Su quando verrà lanciato l’aumento di capitale, l’amministratore delegato ha sottolineato che “per ora la data sicura è quella dell’assemblea che è stata convocata per il 19 dicembre. Dopodiché, in quella sede sulla base della delibera che verrà proposta verrà data una delega al consiglio. Il nostro obiettivo sarebbe quello di poter fare l’operazione il più velocemente possibile anche perchè il piano che il consiglio ha approvato è un piano che prevede un’azione di derisking molto rapida che contiamo di poter fare, perchè avendo già fatto l’anno scorso un’importante cessione di crediti con la Gacs, diciamo che abbiamo il know how oramai abbastanza in casa”.

Infine, la precisazione:

“Come sempre in questi casi dipenderà dalle condizioni di mercato”, così come, relativamente alla creazione di un consorzio di garanzia per l’aumento, “i contatti sono in corso. Ovviamente daremo le comunicazioni a tempo debito”.

Tra i titoli bancari italiani KO, attenzione anche a Mps che arretra fino a oltre -4%, al minimo di 3,492 euro. La performance tuttavia non preoccupa il presidente Alessandro Falciai che, anche lui intervenuto a margine del comitato esecutivo dell’Abi, afferma che “i movimenti del titolo sono dovuti a situazioni macro a livello europeo”.

Dice la sua, più in generale sull’addendum della Bce anche il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. Il presidente di Intesa Sanpaolo si dice “fiducioso sul fatto che si raggiungerà una gestione dei crediti deteriorati che non comprometterà la possibilità di finanziare l’economia”.

Sul tema degli NPL, attenzione alla dichiarazione rilasciata da Alessandro Gatto, managing director di JP Morgan, in un intervento alla seconda edizione della Inm Investor’s Conference on Italian & European Npls a Milano. A suo avviso, nei prossimi 12 mesi le banche italiane smobilizzeranno le sofferenze facendo ricorso alle Gacs, ovvero allo schema di garanzia pubblica, per una cifra compresa tra 30 e 40 miliardi di euro. “Nei prossimi 12 mesi ci aspettiamo 30-40 miliardi di cessioni con le Gacs”, ha detto Gatto.