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Per Standard & Poor’s il PIL italiano sta dando segni di recupero. E mentre in Germania si sblocca lo stallo politico, gli Stati Uniti sembrano più vicini al “divorzio” da Canada e Messico.

I fatti salienti della settimana

L’Italia al ballo. “Gli italiani si sono uniti al ballo con il ritorno della ripresa”. Lo ha detto il capo economista per l’Europa di S&P global, Jean-Michel Six, presentando le prospettive macro a Parigi e precisando poi che il “PIL italiano è ancora al di sotto di quello del 2007, ma in ogni caso ci sono segni di ripresa”.

Non poteva certamente mancare un riferimento alle elezioni del 4 marzo per il rinnovo del Parlamento. Patrice Cochelin, direttore del settore sovrano di S&P, ha infatti aggiunto: “Una deviazione rispetto al progetto dell’eurozona e della moneta unica avrebbe molto probabilmente un effetto negativo sul rating, ma confidiamo nelle politiche italiane, perché da quanto capiamo in Italia c’è una forte adesione al progetto europeo”.

Plus500

Pagelle più belle. Dal canto suo, nel rapporto globale “Credit Outlook” l’agenzia di rating Fitch ha fatto sapere che le previsioni sui rating a livello globale continuano sulla strada del miglioramento, anche se “la qualità del credito potrebbe iniziare a indebolirsi man mano che la politica monetaria ultra-espansiva verrà gradualmente eliminata e l’aumento dei tassi di interesse inizierà a incidere sui costi di finanziamento e sulla qualità delle attività”. Qualità del credito che potrebbe anche risentire dell’incertezza politica.

Grafico della settimana

Risparmio protagonista a Piazza Affari. Gestito sotto i riflettori dopo i dati di raccolta 2017. In una ideale classifica, il primo posto va a Banca Generali, che ha chiuso i 12 mesi con quello che ha definito “il migliore risultato di sempre: 6,87 miliardi, in crescita del 21% rispetto all’anno precedente”.

A seguire Azimut, con una raccolta netta totale per l’intero 2017 pari a 6,8 miliardi di euro (+4% rispetto al 2016). Poi FinecoBank: nel 2017 la raccolta netta è stata di 5,96 miliardi, +18% rispetto all’anno prima. Infine Banca Mediolanum, in calo: totale 2017 a 5,38 miliardi contro gli oltre 6 di fine 2016.

Complessivamente anche l’indice di Piazza Affari che racchiude il nostro settore finanziario ha chiuso il 2017 in territorio saldamente positivo: +29% negli ultimi dodici mesi, meglio del più “generico” Ftse Mib, ma anche degli omologhi indici europei.

Come si sono mossi i mercati

Italia-Germania. Martedì 9 gennaio l’indice principale di Piazza Affari ha superato i 23mila punti (ci aveva già provato i primi di novembre). Fiat Chrysler Automobiles ancora al centro dell’attenzione non solo per le indiscrezioni sul successore di Sergio Marchionne, che lascerà a fine anno, ma anche per le attese secondo cui prima di lasciare il suo ufficio lo stesso Marchionne annuncerà una partnership con un altro grande gruppo.

Bene le banche, con Intesa Sanpaolo che ha beneficiato dell’annuncio di trattative in corso per la cessione di crediti deteriorati (NPL).

Francoforte, invece, questa settimana ha risentito della situazione di stallo politico, che si è sbloccato nella mattinata di venerdì 12: a questo punto, il nuovo governo tedesco di coalizione a guida Merkel potrebbe essere operativo entro marzo. Ma anche l’istituto tedesco di statistica ha fatto la sua parte, riferendo che nel 2017 il PIL è salito del 2,2% contro attese che lo davano attorno al 2,3%.

Fuga dal NAFTA. Più intense le voci su un’uscita degli Stati Uniti dall’accordo di libero scambio stipulato con Canada e Messico e noto come North American Free Trade Agreement (NAFTA). Un nuovo incontro sulle trattative per rivedere l’intesa è in programma a Montreal il 23 gennaio, ma vista l’aria che tira il Canada sta già lavorando a un piano B.

I timori che gli Stati Uniti si ritirino dall’accordo potrebbero aver pesato su Wall Street: per la prima volta nel 2018, mercoledì 10 gennaio l’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso in flessione. Secondo calo dell’anno, invece, per il Dow Jones.

Titoli di Stato e valute. In aumento i rendimenti dei titoli di Stato USA, oggetto di vendite in scia alle indiscrezioni secondo cui Pechino considererebbe “sempre meno attraente” il debito sovrano americano.

Il rendimento del decennale italiano si conferma attorno al 2%, con lo spread sul Bund in calo a 140 punti base.

Prosegue la fase di debolezza del dollaro Usa, in calo contro le principali valute. La nostra moneta unica invece prosegue la fase di rialzo, spinta dalle parole della BCE: se la prima riunione 2018 si svolgerà il 25 gennaio, nella pubblicazione dei verbali del meeting del 13 e 14 dicembre si legge che “il linguaggio”, finora moderato, “relativo a varie dimensioni della posizione di politica monetaria e alla guidance sul futuro potrebbe essere rivisto, in virtù del miglioramento delle prospettive di crescita dell’Eurozona” .

Lo yen si è rafforzato in seguito all’annuncio della Bank of Japan di una lieve riduzione degli acquisti mensili di obbligazioni a lungo termine.

Stop alle criptovalute. Il 10 gennaio Ethereum, principale rivale del Bitcoin, ha toccato il massimo storico di 1.417,38 dollari. Ma non ci sono solo rose per le criptovalute e per chi vi investe: giovedì 11, infatti, la Corea del Sud – al secondo posto al mondo per transazioni – ha annunciato intende vietare gli scambi sui suoi mercati nazionali.

Il recupero del barile. Il petrolio sta attraversando una fase di recupero, con le quotazioni ai massimi dell’ultimo triennio. Unica battuta d’arresto nei giorni scorsi è arrivata dalla pubblicazione del rapporto della Energy Information Administration USA, secondo cui nella settimana terminata il 5 gennaio le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite di 4,948 milioni di barili, più delle stime degli analisti.

In agenda

Ed ecco alcuni dei principali dati macroeconomici che saranno pubblicati nel corso della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Cina e Giappone. Quattro aggiornamenti di rilievo arriveranno dalla Cina. Uno riguarda il Prodotto Interno Lordo, che si conoscerà giovedì 18 gennaio. Per ora abbiamo solo anticipazioni: nei giorni scorsi il premier Li Keqiang ha fatto sapere che la crescita del PIL per il 2017 è prevista a +6,9%.

E gli altri tre dati? Produzione industriale e vendite al dettaglio, entrambi attesi il giorno 18, e la massa monetaria M2. In Giappone, attenzione alla produzione industriale mensile e annuale, agli ordini di macchinari, agli stock di moneta M2 e M3, all’indice del terziario e all’indice dei prezzi alla produzione anno su anno.

Stati Uniti. Si comincia il 16 gennaio con l’Empire State Manufacturing Index, che monitora l’andamento del settore manifatturiero dell’area di New York.

Il 17 tocca alla produzione industriale mese su mese e alle richieste di mutui. Il 18 è la volta delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, aggiornate a cadenza settimanale, dei nuovi cantieri e dell’indice Philadelphia Fed Manufacturing Index, sullo stato di salute del manifatturiero nella regione di Philadelfia, appunto.

Chiude la settimana, il 19, l’indice dell’Università del Michigan, che mensilmente dà conto del “morale” dei consumatori.

Europa. A livello continentale, sarà diffuso l’indice dei prezzi al consumo (CPI) anno su anno, mese su mese e anno su anno core. Il 16 gennaio, in particolare, uscirà il dato aggiornato sull’indice dei prezzi al consumo in Germania. Dato analogo dall’Italia il 16 gennaio, con l’aggiornamento sul debito pubblico che lo precederà di un giorno.

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