
La Corte Suprema respinge i dazi di Trump
Un’importante decisione della Corte Suprema ha messo in discussione l’impianto protezionistico voluto dalla Casa Bianca: con sei voti favorevoli e tre contrari, i giudici hanno annullato i dazi fortemente sostenuti dal presidente Donald Trump.
L’opinione di maggioranza è stata redatta dal giudice capo John Roberts, mentre i giudici Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh hanno espresso il loro dissenso. Al centro della controversia giuridica c’è l’uso controverso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge concepita per affrontare situazioni di emergenza nazionale.
La Corte ha chiarito in modo categorico che questa normativa non conferisce al presidente il potere di imporre tariffe. Infatti, la Costituzione degli Stati Uniti attribuisce esclusivamente al Congresso il diritto di stabilire tasse e dazi doganali.
Ignorando il dovuto processo legislativo e appellandosi a una generica “emergenza economica”, Trump aveva modificato rapidamente i tradizionali rapporti commerciali americani. La decisione di oggi conferma quanto già stabilito in precedenza dalla Corte d’Appello per il Circuito Federale e dal giudice distrettuale Rudolph Contreras, che avevano già dichiarato illegittime le manovre presidenziali.
La narrazione presidenziale e l’impatto economico
Trump ha presentato queste misure come una fonte inesauribile di ricchezze per il Paese e un’arma negoziale efficace, sostenendo che i costi sarebbero stati sostenuti esclusivamente dalle nazioni straniere. Tuttavia, i dati economici mostrano una realtà completamente diversa: il peso dei dazi imposti dal presidente è ricaduto interamente sui cittadini statunitensi.
Nonostante le evidenze economiche, Trump ha continuato a promuovere l’idea di un sistema fiscale radicalmente trasformato. In un post sul social network Truth, ha dichiarato che gli incassi futuri potrebbero superare i 600 miliardi di dollari, ipotizzando la possibilità di sostituire l’imposta sul reddito e distribuire assegni di 2.000 dollari a tutti i cittadini.
Le previsioni istituzionali, tuttavia, offrono un quadro diverso: il Bipartisan Policy Center stima entrate lorde di 289 miliardi di dollari nel 2025, mentre le dogane americane riportano incassi di circa 200 miliardi a metà dicembre. Focalizzandosi sui dazi legati all’IEEPA, il governo ha dichiarato di aver raccolto 129 miliardi di dollari entro il 10 dicembre, mentre i ricercatori del Penn-Wharton Budget Model stimano che l’importo possa superare i 175 miliardi.
La Corte non si è espressa sull’obbligo di restituzione, ma il rischio di dover rimborsare somme ingenti agli importatori rappresenta ora una minaccia significativa per le finanze di Washington.
L’economia reale e le possibili conseguenze
Questa decisione ha radici in un malessere profondo che pervade l’economia reale, aggravato da politiche instabili. Un esempio di questo disagio è il panico di mercato scatenato ad aprile in seguito all’annuncio dei dazi reciproci durante il cosiddetto “Liberation Day”.
Il contenzioso che ha raggiunto i massimi livelli della giustizia ha unito tre diverse cause legali:
- Quella della Learning Resources, un’azienda produttrice di giocattoli con 500 dipendenti;
- Quella promossa dal Liberty Justice Center a favore di piccole imprese come il distributore di vini VOS Selections;
- L’azione legale di 12 Stati americani.
Mentre il Segretario al Tesoro Scott Bessent esprimeva un ottimismo infondato riguardo al futuro della politica economica dell’amministrazione, Trump ha anticipato scenari catastrofici in caso di sconfitta legale.
Il presidente ha già annunciato di avere un “Piano B”, che potrebbe comportare un tentativo di forzare la mano al Congresso, una nuova manovra per aggirare i vincoli giuridici, o, come spesso accade, Trump potrebbe sorprendere nuovamente. Resta da vedere come si evolverà la situazione.











