
Un modello economico incerto: la Spagna tra crescita e sfide strutturali
Il modello economico spagnolo, che sulla carta promette di generare oltre il doppio della crescita economica media dell’Unione Europea, solleva interrogativi sulla sua sostenibilità a lungo termine. Anche gli analisti più ottimisti iniziano a riflettere sulle implicazioni delle politiche migratorie e turistiche adottate dal paese, che hanno contribuito a una significativa crescita economica, ma che potrebbero non essere sufficienti per affrontare le sfide future.
La Spagna ha investito notevolmente nelle politiche migratorie, inclusa una regolarizzazione di massa che ha concesso permessi a oltre un milione di migranti privi di documenti. Queste scelte, come osserva Cayetana Alvarez del Toledo, deputata del Partito Popolare Europeo, potrebbero non solo rafforzare la narrativa liberale all’interno del paese, ma anche mettere in pericolo la sovranità dell’Unione Europea. Gli esperti mettono in guardia sul fatto che la politica spagnola di "porte aperte" per i migranti potrebbe avere ripercussioni significative sulla stabilità sociale e sull’equilibrio economico del continente.
Sebbene Madrid abbia recentemente superato la Corea del Sud in termini di prodotto interno lordo nominale, entrando nel club delle economie da 2 trilioni di euro, l’impatto della sua strategia economica rimane da verificare. La Spagna, con una crescita del Pil meno esposta a fluttuazioni speculative rispetto ad altre nazioni, si trova però ad affrontare sfide fondamentali, come la dipendenza dal turismo e dall’immigrazione, in un contesto europeo che richiede maggiore coesione per competere con giganti come Stati Uniti e Cina.
Le tensioni su questioni cruciali, come il deficit abitativo, sono in aumento. Si stima che il fabbisogno di alloggi in Spagna possa raggiungere le 700.000 unità entro il 2025, mentre la rete elettrica del paese, che si basa su fonti rinnovabili, mostra segni di fragilità. Inoltre, gli investimenti pubblici sono stati inferiori al 3% del Pil nel 2022, un dato che colloca la Spagna al di sotto della media europea, sollevando preoccupazioni su come affrontare i problemi strutturali con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) in fase di esaurimento.
Il confronto con la Corea del Sud
In questo contesto, l’economia della Corea del Sud presenta vantaggi significativi. Mentre la Spagna prevede una crescita del 2,6% per l’anno in corso, simile alle previsioni di guadagno legate all’intelligenza artificiale per la Corea, è importante notare che le principali esportazioni spagnole si concentrano su settori come l’automobile e l’agro-alimentare, piuttosto che sulla tecnologia. La Corea del Sud, al contrario, ha saputo incrementare la propria produttività grazie a una forza lavoro altamente qualificata.
La Spagna, pur avendo visto una certa crescita nel numero di startup tecnologiche, deve ancora affrontare un divario significativo in termini di produttività. Il Pil pro capite spagnolo ha registrato una crescita meno marcata rispetto ai valori aggregati, superando il Giappone ma rimanendo dietro alla Corea del Sud. Inoltre, il Paese presenta ancora un certo gap rispetto a nazioni come Germania, Paesi Bassi e i paesi nordici in termini di produttività per ora lavorata.
L’investimento pubblico nel produttore di chip Openchip a Barcellona e l’espansione dei data center rappresentano tentativi di accelerare la transizione verso un’economia più tecnologica. Tuttavia, questo processo non è immediato e richiederà anche investimenti in infrastrutture in grado di attrarre talenti, in un contesto in cui i costi degli alloggi assorbono fino al 70% dei salari a Madrid e in Catalogna.







