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USA: oggi in arrivo i dati sull’occupazione, quali sono le previsioni?

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La settimana si presenta cruciale per i dati macroeconomici. Alle 14:30 saranno pubblicati i dati relativi al mercato del lavoro statunitense per gennaio, la cui diffusione è stata posticipata dalla consueta programmazione del primo venerdì del mese a causa di una breve chiusura parziale del governo.

Il dato sulle buste paga del settore non agricolo (Non Farm Payrolls), insieme ai dati sull’inflazione in uscita venerdì, avrà un ruolo chiave nel determinare l’orientamento della politica monetaria della Federal Reserve nei prossimi mesi. È quindi utile esaminare le aspettative del mercato.

## Mercato del lavoro USA, 11 febbraio 2026: previsioni per Wall Street

Le attese di consenso indicano un incremento moderato dell’occupazione, con 70.000 nuovi posti di lavoro previsti, in lieve miglioramento rispetto ai 50.000 di dicembre, ma comunque ben al di sotto della soglia psicologica dei 100.000 posti, che è generalmente associata a una crescita robusta del mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione è atteso rimanere stabile al 4,4%, mentre la crescita dei salari medi orari dovrebbe attestarsi allo 0,3% su base mensile, con un rallentamento dal 3,8% al 3,6% su base annua. Questi dati indicano un mercato del lavoro ancora resiliente, ma in fase di raffreddamento.

Diversi indicatori anticipatori avvalorano questa lettura. Le offerte di lavoro sono scese ai minimi dal 2020 e il rapporto tra posti disponibili e disoccupati è sceso sotto l’unità, segnalando un riequilibrio dopo l’eccesso di domanda di lavoro degli anni successivi alla pandemia.

Inoltre, il tasso di dimissioni volontarie si è ridotto, suggerendo una minore fiducia dei lavoratori nella possibilità di trovare rapidamente un nuovo impiego. Questo porta a una dinamica salariale in rallentamento, in linea con un’inflazione più controllata, ma meno favorevole ai consumi.

Il rapporto potrebbe avere anche un impatto significativo a causa delle revisioni statistiche annuali. Stime preliminari indicano che l’occupazione nel 2025 è stata sovrastimata di centinaia di migliaia di unità: una revisione negativa consistente potrebbe rafforzare l’idea di un rallentamento già in atto, aumentando la pressione sulla Fed per riprendere in considerazione i tagli dei tassi.

## Warsh alla Fed: meno liquidità e più mercato

Le implicazioni per la politica monetaria assumono ulteriore importanza alla luce della nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve da parte del presidente Trump. Il suo approccio è interpretato come meno accomodante del previsto: sebbene ci sia apertura a un moderato allentamento dei tassi, questo sarà accompagnato da una riduzione del bilancio della Banca centrale. Eventuali tagli, pertanto, non comporterebbero automaticamente un ritorno a una liquidità abbondante, come quella che ha sostenuto i mercati negli anni recenti.

Questo cambiamento di impostazione modifica l’interpretazione dei dati macroeconomici. Un indebolimento del mercato del lavoro potrebbe favorire i tagli al costo del denaro, ma senza il supporto di acquisti di titoli, la curva dei rendimenti diventerebbe più sensibile all’inflazione attesa e al deficit pubblico. I tassi a breve rimarrebbero influenzati dalle decisioni della Fed, mentre quelli a lungo termine rifletterebbero maggiormente le dinamiche di mercato.

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