Il rapporto sull’inflazione statunitense di gennaio, il cui rilascio è stato posticipato a causa del recente shutdown parziale del governo, dovrebbe attestare una crescita dei prezzi stabile rispetto al mese precedente. Gli economisti prevedono un incremento dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) dello 0,3% su base mensile e del 2,5% su base annua, con un calo rispetto al 2,7% registrato a dicembre.

Particolare attenzione è rivolta ai prezzi dei beni core, che potrebbero subire l’influenza dei dazi sulle importazioni. Il core CPI, che esclude alimenti ed energia, è previsto in leggero aumento mensile, passando dallo 0,2% allo 0,3%, mentre su base annuale si prevede un abbassamento dal 2,6% al 2,5%.

### Inflazione Core USA: possibili effetti dei dazi

Secondo Christopher Hodge, economista capo di Natixis, le aziende potrebbero trasferire ai consumatori i costi derivanti dai dazi. Tuttavia, i prezzi dei servizi e delle abitazioni dovrebbero rimanere relativamente stabili. L’impatto delle tariffe è considerato temporaneo, e la Federal Reserve probabilmente non lo riterrà un fattore preoccupante, concentrandosi maggiormente sul mercato del lavoro.

Bank of America ha evidenziato che le consuete revisioni dei prezzi di gennaio, unite ai costi legati ai dazi, potrebbero portare a un aumento dei prezzi dei beni core, senza però innescare un’accelerazione generale dell’inflazione.

### Il mercato del lavoro influenzerà le aspettative sui tassi Fed

Hodge sottolinea che un’inflazione stabile è conforme alle aspettative della Federal Reserve, che nel 2026 adotterà un approccio basato sui dati e con un’attenzione particolare alla salvaguardia del mercato del lavoro.

Dopo la pubblicazione del rapporto sull’occupazione di gennaio, che ha superato le previsioni, i mercati sono quasi concordi nel prevedere il mantenimento dei tassi tra il 3,5% e il 3,75% nella prossima riunione di marzo. Guardando ai mesi futuri, gli operatori non si attendono riduzioni del tasso d’interesse prima di giugno.

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