
Se fino a poche settimane fa l’intelligenza artificiale era il principale motore dei mercati globali, ora il clima è cambiato drasticamente, trasformando l’entusiasmo in quella che gli analisti definiscono “AI Scare Trade”. Non si tratta più di scommettere su chi avrà successo nella corsa all’innovazione tecnologica, ma di allontanarsi in anticipo da chi potrebbe essere travolto. Dopo il software, il settore immobiliare, il brokeraggio, la gestione patrimoniale e i servizi di viaggio, l’ultimo episodio di questa fuga dal rischio ha avuto luogo giovedì, quando il panico ha colpito un settore inaspettato: la logistica.
Il fulcro di questa crisi è stato individuato a Fort Lauderdale, sede di Algorhythm Holdings, una micro-azienda con una capitalizzazione di mercato inferiore ai 5 milioni di dollari, che fino al 2024 operava come The Singing Machine Company, specializzandosi nella vendita di prodotti per il karaoke. Un semplice aggiornamento sulla sua piattaforma di intelligenza artificiale, capace di aumentare i volumi di trasporto merci dal 300% al 400% senza incrementare il personale, ha innescato un effetto domino devastante.
### AI Scare Trade: Impatti sul Settore della Logistica
Il Russell 3000 Trucking Index ha registrato un crollo del 7,8%, con grandi nomi come C.H. Robinson che hanno perso fino al 24% intraday, e Landstar System che ha visto un calo del 18%. “Mai avrei immaginato di vivere una situazione simile. È quasi come Davide contro Golia”, ha commentato incredulo Gary Atkinson, CEO di Algorhythm Holdings, osservando come la sua ex azienda di karaoke abbia eroso miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato ai colossi del settore.
La reazione degli investitori mette in luce un nervosismo latente che sta ridefinendo le metriche di rischio. Joseph Shaposhnik, gestore di portafoglio presso Rainwater Equity, ha descritto il mercato come in preda a una fase di isteria irrazionale: “Il livello di paranoia è pari a Categoria 5. Non assistiamo a qualcosa di simile da molto tempo”.
L’impatto dell’AI Scare Trade non si limita più agli Stati Uniti o al settore tecnologico. La svendita si è rapidamente estesa all’Europa, dove il gruppo danese DSV ha chiuso con un ribasso dell’11% a Copenhagen, e la svizzera Kuehne + Nagel ha perso il 13% a Zurigo. Anche settori considerati difensivi, come la distribuzione farmaceutica, non sono stati risparmiati, con McKesson e Cardinal Health in calo di oltre il 4%.
Questo fenomeno rappresenta un cambiamento di paradigma, poiché gli investitori avevano considerato i trasporti e la “vecchia economia” come rifugi sicuri, un “AI resistant trade” utile per diversificare i portafogli esposti alla volatilità tecnologica. Tuttavia, il crollo di giovedì dimostra che “neppure la vecchia economia è immune dalle preoccupazioni riguardo all’AI, che stanno generando caos sui mercati”.
### L’AI Come Minaccia
Se negli ultimi anni l’AI è stata vista come un’opportunità, le recenti sedute hanno confermato un cambio di prospettiva: la nuova tecnologia è anche percepita come una minaccia, sebbene permanga il dubbio sulla capacità del mercato di distinguere tra pericoli reali e semplice rumore.
Ariel Rosa, analista di Citigroup, si mostra scettico riguardo alla specifica capacità di Algorhythm di rivoluzionare il mercato, ma riconosce la portata della rivoluzione legata all’AI: “Sebbene sia più scettico sul fatto che questa azienda sarà quella a sconvolgere il settore, l’idea che qualcuno alla fine ci riuscirà sembra avere una probabilità decisamente alta”.
### Quale Settore Sarà il Prossimo?
È interessante analizzare quali settori potrebbero essere i prossimi a subire l’impatto dell’AI Scare Trade. Tra i più a rischio, le aziende di consulenza segnalano i servizi professionali in versione entry-level. Settori come quello legale, la compliance, la contabilità standard e la consulenza burocratica stanno assistendo all’ingresso di AI capaci di leggere, interpretare e redigere documenti, operazioni che un tempo richiedevano team umani consistenti.
Tra i candidati ci sono anche le aziende che gestiscono l’esternalizzazione di processi aziendali non fondamentali, come il back-office, i call center e il customer service, poiché l’automazione con assistenti virtuali può ridurre drasticamente il bisogno di queste società.
Attenzione anche alle aziende che operano nei settori dei media, della pubblicità e della produzione di contenuti, poiché l’AI generativa sta cambiando profondamente il modo di creare testi, video, immagini e campagne di marketing, con un potenziale impatto negativo sui ricavi delle agenzie creative e delle piattaforme che si basano sulla produzione manuale di contenuti.
La formazione su contenuti generici, come lingue e competenze di base, e l’editoria informativa poco differenziata sono a rischio, poiché l’AI offre tutoring, spiegazioni e sintesi on demand, spostando l’interesse verso certificazioni, brand e community/placement. Qui la minaccia non è la “fine del settore”, ma una polarizzazione: premi su credenziali e risultati, e pressione sul mid/low-end.
A questo punto, la vera domanda non è tanto quale settore sarà il prossimo a essere colpito, ma quanto durerà questa fase di generalizzazione del rischio. La storia dei mercati insegna che ogni rivoluzione tecnologica attraversa due fasi distinte: prima l’euforia indiscriminata, poi la paura altrettanto indiscriminata. Solo in una terza fase si verifica la selezione, in cui si separano le aziende realmente trasformative da quelle semplicemente esposte al rumore.









