
La carenza di chip di memoria: una sfida per le aziende tecnologiche
La mancanza di chip di memoria sta creando non poche preoccupazioni tra i leader delle principali aziende tecnologiche, che si trovano a fronteggiare un contesto in cui i costi di questa componente cruciale per dispositivi come smartphone, PC, laptop e automobili continuano a crescere rapidamente.
Ad esempio, Sony Group sta considerando di posticipare il lancio della sua prossima PlayStation al 2028 o addirittura al 2029, rischiando di compromettere il rapporto con i consumatori che si aspettano aggiornamenti regolari. Al contrario, Nintendo sta valutando un possibile aumento dei prezzi per la sua nuova console Switch 2. Anche i produttori cinesi di smartphone, tra cui Xiaomi, Oppo e Shenzhen Transsion Holdings, stanno abbassando le loro previsioni di spedizione per il 2026.
Durante l’ultima stagione di report trimestrali, molte aziende hanno lanciato un allerta riguardo ai chip di memoria, segnalando che nel corso dell’anno potrebbero verificarsi difficoltà di approvvigionamento, con impatti diretti sulla produzione e sui risultati finanziari.
Chip di memoria: le cause della crisi
Quali sono le ragioni alla base di questa crisi senza precedenti nei chip di memoria? Il fulcro del problema risiede nel boom dell’intelligenza artificiale. Le aziende hyperscaler, come Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta Platforms, stanno investendo enormi somme per costruire data center capaci di gestire l’enorme volume di dati generati da queste nuove tecnologie. Si stima che il gruppo investirà circa 217 miliardi di dollari nel 2024, cifra che salirà a circa 360 miliardi nel 2025, fino a raggiungere una proiezione di 650 miliardi per l’anno in corso.
Per far funzionare questi data center, è necessario utilizzare semiconduttori HBM (High Bandwidth Memory), che sono chip di memoria composti da DRAM (Dynamic Random Access Memory) impilata in più strati. Questi chip offrono una larghezza di banda e una velocità notevolmente superiori rispetto alla DRAM standard, utilizzata in dispositivi come PC, laptop, smartphone e automobili. Si tratta di DRAM specializzata, progettata per applicazioni ad alte prestazioni, come quelle legate all’intelligenza artificiale.
Di conseguenza, i principali produttori di DRAM, come Samsung, Micron Technologies e SK Hynix, stanno destinando una maggiore capacità alla produzione di chip HBM, a scapito della DRAM standard. Questo ha portato a una diminuzione dell’offerta di memoria per PC, smartphone e altri dispositivi di consumo, generando squilibri di mercato e incrementi dei prezzi.
Le prospettive per il futuro non sembrano promettenti. Secondo le stime della società di consulenza TrendForce, la domanda di HBM crescerà del 70% su base annua nel 2026, rappresentando il 23% della produzione totale di wafer DRAM, rispetto al 19% del 2025. “Le carenze di DRAM sono destinate a perdurare nei settori dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’automotive per tutto l’anno”, ha dichiarato l’analista di Counterpoint MS Hwang.
“Stiamo già osservando segnali di acquisti impulsivi nel settore automobilistico, mentre i produttori di smartphone si stanno orientando verso chip alternativi più economici per attenuare l’impatto”. Secondo Tim Archer, amministratore delegato di Lam Research Corp., “la domanda che ci aspetta entro la fine di questo decennio è senza precedenti e supererà qualsiasi altra fonte di richiesta”.
Come affrontare la crisi?
Il settore dei chip è ciclico e pertanto è fondamentale considerare le fasi di espansione e contrazione della domanda. Questo è avvenuto durante e dopo la pandemia di Covid-19, quando la richiesta e i prezzi dei semiconduttori hanno raggiunto picchi elevati, per poi crollare una volta superato il picco pandemico, per risalire con il boom dell’AI.
Sarà cruciale osservare l’intensità e la durata del ciclo legato all’intelligenza artificiale, in relazione alla disponibilità di spesa delle Big Tech. Se i tempi di risposta non saranno brevi, si presenterà un serio problema di offerta.
Samsung, Micron e SK Hynix stanno cercando di attrezzarsi per aumentare la produzione, ma la costruzione e l’avvio di nuovi impianti necessari per produrre più chip di memoria richiederanno anni. Tuttavia, rimane il rischio che questi sforzi potrebbero non essere sufficienti.
L’amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, sembra aver compreso la gravità della situazione, affermando che la sua azienda dovrà costruire un proprio impianto di produzione di chip di memoria. “Abbiamo due opzioni: affrontare il problema dei chip o costruire una fabbrica”, ha dichiarato a fine gennaio.










