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Mps: 16 miliardi per gli azionisti e 3,7 miliardi di profitti. Meloni: “L’esecutivo è concluso” – Aggiornamenti

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Analisi del Piano di Mps: Nuove Opportunità e Obiettivi Ambiziosi

Il piano di distribuzione di 16 miliardi di euro agli azionisti nel corso dei prossimi cinque anni rappresenta una parte fondamentale della strategia di Monte dei Paschi di Siena (Mps). L’azienda mira a realizzare un utile netto rettificato di 3,3 miliardi di euro entro il 2028, con l’obiettivo di raggiungere i 3,7 miliardi nel 2030. Inoltre, Mps intende mantenere 3 miliardi di euro da utilizzare per possibili acquisizioni, anche a livello internazionale, o per restituire somme ai propri soci. Nel complesso, gli azionisti riceveranno l’equivalente del 60% del valore di mercato della banca in un periodo di cinque anni.

Il piano di Mps, che prevede una fusione con Mediobanca, segna un’importante svolta per l’istituto senese, che è riuscito a trasformarsi da un’entità in difficoltà a un attore di primo piano nel settore bancario italiano in meno di tre anni. Questo cambiamento è stato possibile grazie alla ristrutturazione guidata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio e al contesto favorevole legato all’andamento dei tassi d’interesse.

Tuttavia, il mercato ha reagito con scetticismo al piano, come evidenziato da un calo del 6,7% del titolo Mps. Gli analisti hanno sottolineato la mancanza di dettagli specifici nel progetto. La premier Giorgia Meloni ha dichiarato a Bloomberg che il ruolo del governo è giunto al termine, riconoscendo la complessità del dossier e il successo della gestione attuale. Ha anche evidenziato che la partecipazione del Tesoro, che detiene una quota del 4,9%, non influisce sulla governance, escludendo così la sua partecipazione nella nomina del nuovo consiglio di amministrazione, il cui mandato scade ad aprile.

Il piano, intitolato “Da radici profonde a nuove frontiere – Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario”, si basa sull’integrazione con Mediobanca per creare il terzo operatore bancario in Italia, con ricavi previsti di 8 miliardi di euro nel 2025, oltre 7 milioni di clienti e una quota di mercato dell’8% nei prestiti. L’obiettivo è incrementare i ricavi a 9,5 miliardi di euro entro cinque anni, attraverso una struttura organizzativa efficiente suddivisa in cinque divisioni: banca commerciale, credito al consumo, gestione del risparmio, private banking e investment banking. Queste divisioni sfrutteranno le risorse e le competenze delle due banche per realizzare sinergie per 700 milioni di euro.

Lovaglio ha confermato che la fusione con Mediobanca sarà completata entro il 2026, e i dettagli verranno resi noti il 10 marzo, quando i consigli di amministrazione delle due banche approveranno il progetto di fusione e i termini di cambio azionario, stimati in circa 2,2 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca. Nonostante ciò, il titolo Mps ha subito una flessione, chiudendo a 8,3 euro, con una perdita del 6,7%. Anche Mediobanca ha registrato un calo del 6,24%, terminando la giornata a 18,47 euro. Le opposizioni, in particolare il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, hanno criticato la premier per le sue dichiarazioni ritenute inopportune durante l’orario di mercato.

Morgan Stanley ha espresso delusione riguardo all’assenza di un programma di riacquisto azionario aggiuntivo e ha mostrato cautela nei confronti degli obiettivi a lungo termine e del processo di integrazione. Il mantenimento della partecipazione in Generali, il cui contributo dovrebbe aumentare da 0,6 a 0,8 miliardi di euro entro il 2030, è considerato un elemento fondamentale per garantire diversificazione e stabilità nei profitti dell’istituto. Lovaglio ha spiegato che questa partecipazione agirà come riserva strategica di capitale, migliorando la visibilità sugli utili e sostenendo la solidità a lungo termine.

Il piano prevede investimenti per un miliardo di euro nei processi di trasformazione digitale e mille nuove assunzioni, focalizzandosi su ruoli commerciali. L’innovazione tecnologica e la disciplina dei costi dovrebbero ridurre il rapporto costi-ricavi dal 46% al 38%. Mps si troverà con un CET1 del 16%, corrispondente a 3 miliardi di euro di capitale in eccesso, che garantirà una “flessibilità strategica” e la capacità di cogliere opportunità sia a livello nazionale che internazionale. Lovaglio ha annunciato investimenti tra i 60 e i 70 milioni di euro per trattenere i professionisti di Mediobanca e ha pianificato di incrementare il numero di promotori di Widiba e Mediobanca Premier da 1.300 a 1.750 in cinque anni. “Entriamo in una nuova fase come forza competitiva leader nel settore bancario”, ha concluso, sottolineando l’importanza delle dimensioni e della fiducia nel plasmare il mercato.

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