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Emergenza petrolifera: il Brent vola a 80 dollari. Navi ferme a Hormuz, cresce la preoccupazione per un aumento dei prezzi – Aggiornamenti.

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Il prezzo del Brent, riferimento internazionale per le quotazioni del petrolio, ha subito un forte rialzo negli scambi over the counter, in attesa della riapertura del mercato regolamentato prevista per domani mattina. A seguito dell’attacco all’Iran avvenuto ieri e dell’escalation di tensioni nel Golfo Persico, il prezzo del greggio ha registrato un incremento del 10%, arrivando a 80 dollari al barile. Gli esperti prevedono già che ci si possa avvicinare ai 100 dollari.

Per approfondire Agenzia ANSA Lo Stretto di Hormuz è chiuso: perché è determinante per il petrolio e chi ci perde di più ora – Notizie – Ansa.it Da sempre usato dall’Iran come merce di scambio nello scacchiere geopolitico, oggetto di ripetute minacce (ANSA)

“Ci aspettiamo che i prezzi aprano attorno ai 100 dollari al barile e potrebbero anche superare tale soglia se si dovesse verificare una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Ajay Parmar, direttore del settore energia e raffinazione di Icis. Questa previsione è condivisa anche dagli analisti di Barclays, secondo quanto riporta Reuters.
   

Centinaia di petroliere ferme a Hormuz

“Almeno 150 petroliere, comprese quelle che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, si trovano ancorate nelle acque aperte del Golfo, oltre lo Stretto di Hormuz”. Questa informazione è stata riportata da Al Jazeera, che cita stime di Reuters e dati recenti sul trasporto marittimo forniti dalla piattaforma Marine Traffic. “Altre decine di navi sono rimaste ferme dall’altra parte dello stretto. Questi movimenti si sono verificati dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran”, ha aggiunto Al Jazeera. “Le petroliere sono raggruppate in acque aperte al largo delle coste dei principali produttori di petrolio e GNL del Golfo, come Iraq, Arabia Saudita e Qatar”.

L’Opec+ aumenta la produzione, ma i prezzi continueranno a salire

L’Opec+ ha annunciato un incremento della produzione di petrolio dei Paesi membri di 206.000 barili al giorno a partire da aprile. Nel comunicato rilasciato al termine della riunione virtuale odierna, non si fa riferimento all’attacco all’Iran, ma si menziona una “prospettiva economica globale stabile” e “fondamentali di mercato attualmente solidi”. “I Paesi – si sottolinea – continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato e, nel loro impegno costante a garantire la stabilità del mercato, hanno ribadito l’importanza di adottare un approccio cauto e di mantenere la massima flessibilità per aumentare, sospendere o invertire la graduale eliminazione degli aggiustamenti volontari della produzione”.

L’incremento della produzione deciso dagli otto Stati membri supera le previsioni di 137.000 barili aggiuntivi al giorno formulate dagli esperti prima del fine settimana. Tuttavia, secondo gli analisti, questo non sarà sufficiente a prevenire un aumento dei prezzi del petrolio a partire da domani.

“Si tratta di un segnale, non di una soluzione. Se il petrolio non può transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, ulteriori 206.000 barili al giorno non apporteranno un grande aiuto al mercato”, ha dichiarato Jorge Leon, analista di Rystad Energy. Il prezzo del Brent aveva già incorporato un crescente premio per il rischio geopolitico prima del conflitto, superando i 72 dollari, e potrebbe ulteriormente accelerare non appena i mercati riapriranno. “I rischi logistici e di transito sono più rilevanti rispetto agli obiettivi di produzione in questo momento”, ha spiegato Leon. Secondo Homayoun Falakshahi, analista di Kpler, in caso di un conflitto prolungato con crisi regionali e interruzioni nell’approvvigionamento, i prezzi del greggio potrebbero superare i 120 dollari al barile. Gli otto Paesi dell’Opec+ si riuniranno nuovamente il 5 aprile 2026 e potrebbero tentare di incrementare ulteriormente la produzione. Per il cartello, un aumento della produzione rappresenta anche un’opportunità per riconquistare quote di mercato di fronte alla concorrenza di Stati Uniti, Canada, Brasile e Guyana. Tuttavia, gli unici membri dell’Opec+ in grado di aumentare realisticamente la loro produzione sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e, in misura minore, Kuwait e Iraq, mentre gli altri hanno capacità limitate, ha aggiunto Leon, nonostante questi Paesi dipendano fortemente dal corretto funzionamento dello Stretto di Hormuz per le loro esportazioni.

Trump: “Non sono preoccupato, faccio ciò che è giusto”

 “Non sono affatto preoccupato. Faccio solo ciò che è giusto. Alla fine, funziona”. Queste le parole di Donald Trump in un’intervista a Fox, rispondendo a una domanda sull’impatto dell’attacco sul prezzo del petrolio e sullo Stretto di Hormuz.

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