La situazione nel Golfo Persico e le sue conseguenze sul traffico marittimo

L’attuale contesto geopolitico in Iran ha raggiunto livelli di tensione tali da spingere le compagnie assicurative a sospendere tutte le coperture per le navi dirette o presenti in aree considerate a rischio di guerra. Un esempio emblematico è rappresentato dalla petroliera Skylight, che ha preso fuoco al largo delle coste dell’Oman dopo essere stata attaccata dai miliziani Houthi, sostenuti dall’Iran, mentre transitava attraverso lo Stretto di Hormuz. L’incidente ha causato il ferimento di quattro membri dell’equipaggio, che sono stati successivamente evacuati.

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, circa 150 navi cisterna, impegnate nel trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto, sono rimaste ancorate al largo delle coste dei principali Paesi produttori del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar. Ne è conseguito un blocco totale del traffico marittimo in entrata e in uscita dal Golfo Persico. Anche alcune navi da crociera, tra cui l’Euribia di Msc Crociere, sono ferme nel porto di Dubai e in altri scali della regione, con la cancellazione di tutte le crociere previste e la necessità di riprogrammare i nuovi itinerari.

Stefano Messina, presidente del gruppo Messina, che opera nel settore dei traghetti e dei portacontainer, ha espresso la sua preoccupazione. Ha dichiarato: «La situazione è estremamente complessa. Stiamo monitorando gli sviluppi con attenzione, mantenendo un costante contatto con le Autorità italiane, in particolare con il ministero degli Affari Esteri e la rete diplomatica delle nostre Ambasciate, oltre a collaborare con i rappresentanti italiani della Marina Militare nella missione europea Aspides, che vigila sull’area dello Stretto di Bab el-Mandeb».

In merito alla sicurezza dei marittimi e delle navi italiane, Messina ha affermato: «La nostra priorità è la sicurezza dei nostri lavoratori. Abbiamo ricevuto informazioni rassicuranti riguardo al fatto che le navi di bandiera italiana non si trovano attualmente all’interno dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, le compagnie di assicurazione hanno annullato tutte le polizze per le unità presenti o dirette verso le zone a rischio».

Fortunatamente, il gruppo Messina non ha navi nella zona pericolosa, operando invece in acque più tranquille come Aqaba, nel Mar Rosso, e tra India e Pakistan. Anche il personale impiegato nei terminal di Dubai e Jeddah è al sicuro.

Messina ha identificato due punti critici strategici: lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico, da un lato, e lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Golfo di Aden, dall’altro. Il primo è cruciale per il traffico di petroliere e gas.

«Questa è un’area fondamentale anche per l’Italia, specialmente per l’importazione di petrolio e gas. Tuttavia, grazie alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento avvenuta dall’inizio del conflitto russo-ucraino, l’impatto su di noi è relativamente contenuto», ha aggiunto.

Con la ripresa delle minacce da parte degli Houthi, che hanno annunciato attacchi contro navi dirette verso il Canale di Suez legate a Israele e Stati Uniti, Messina ha sottolineato la necessità di adottare misure preventive. Le compagnie di navigazione hanno attuato strategie per evitare interruzioni nella catena logistica, come il passaggio attraverso il Capo di Buona Speranza, aggirando l’Africa, o contando sulla protezione fornita dalle forze militari della missione Aspides.

Per quanto riguarda i prossimi passi, Messina ha affermato: «Le comunicazioni e gli aggiornamenti sono costanti. Assarmatori funge da intermediario tra le Autorità italiane e internazionali, le compagnie e le navi potenzialmente coinvolte nell’evoluzione della situazione geopolitica».

Infine, ha messo in evidenza un tema cruciale: «Se la condizione di conflitto e instabilità dovesse protrarsi nel tempo, sarà necessario valutare come gestire l’ingresso e l’uscita delle merci in quelle aree. Per un certo periodo, la situazione potrebbe sembrare gestibile, ma se dovesse andare avanti, si presenterebbero seri problemi per le navi in transito, con conseguenze destabilizzanti».

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