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Nintendo denuncia l’amministrazione Trump per i dazi negli Stati Uniti: “Restituitici i soldi”

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Nintendo sfida l’amministrazione Trump: richiesta di rimborso sui dazi

Il 6 marzo, Nintendo ha presentato una causa presso la Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti, contestando i dazi imposti dall’amministrazione Trump. L’azienda giapponese chiede un rimborso per le tariffe aggiuntive pagate, sostenendo che sono state riscosse illegalmente. Queste tariffe sono state applicate in base all’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), una legge che conferisce al presidente poteri straordinari per regolare il commercio e le transazioni in situazioni di emergenza per la sicurezza nazionale.

La Corte Suprema, il 20 febbraio, ha rigettato la misura, portando a una sospensione della riscossione da parte delle autorità doganali statunitensi. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha rapidamente introdotto nuovi dazi, basati sulla Sezione 122 della legge.

Negli ultimi giorni, migliaia di aziende hanno espresso il loro malcontento, richiedendo un rimborso. Le stime sulle somme dovute variano, con cifre che oscillano tra i 130 e i 170 miliardi di dollari. Nintendo sottolinea che i dazi sono stati «riscossi illegalmente» e chiede un «rimborso tempestivo», oltre al pagamento delle spese legali e di eventuali ulteriori risarcimenti.

L’azione legale di Nintendo è motivata da un «danno sostanziale» subito dalla società. Nel 2025, l’azienda aveva già segnalato che i dazi avevano influenzato negativamente le sue operazioni, portando alla sospensione dei preordini per la console Switch 2, prodotta in Vietnam e in altri Paesi asiatici, negli Stati Uniti e in Canada.

Dettagli della causa

Nella documentazione legale, Nintendo afferma di aver importato beni da «vari Paesi» colpiti dai dazi, senza specificare quali. Tuttavia, la causa coinvolge diversi funzionari, tra cui:

  • Jamieson Greer, rappresentante commerciale degli Stati Uniti;
  • Howard Lutnick, segretario al Commercio degli Stati Uniti;
  • Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti;
  • Kristi Noem, recentemente rimossa dal suo incarico di segretario alla Sicurezza interna.

Prima che i dazi venissero annullati in virtù dell’Ieepa, Nintendo ha stimato che le tariffe avessero generato introiti superiori a 200 miliardi di dollari. Questa iniziativa non è isolata, poiché anche altre importanti aziende come FedEx, Dyson, L’Oreal e Costco hanno avviato cause simili contro l’amministrazione statunitense.

Reazioni da parte degli Stati americani

Recentemente, il giudice Richard K. Eaton della Corte di Commercio Internazionale ha ordinato alla Customs and Border Protection (Cpb) di iniziare a erogare rimborsi agli importatori, stabilendo il costo delle importazioni di milioni di spedizioni negli Stati Uniti senza applicare dazi.

Inoltre, un gruppo di 24 Stati americani ha fatto sapere di aver avviato una causa contro i nuovi dazi sulle importazioni. I procuratori generali di Stati come New York, California e Oregon hanno sostenuto che Trump ha «esercitato ancora una volta un’autorità tariffaria non sua».

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