
A un anno dall’introduzione della Trumponomics, il panorama geopolitico globale continua a essere caratterizzato da un alto livello di tensione e insicurezza. Nel 2025, l’indice di incertezza del commercio mondiale, fornito dal Fondo Monetario Internazionale, ha raggiunto quasi 275 punti, il valore più elevato mai registrato. I primi mesi del 2026 sono stati segnati da eventi significativi, tra cui l’operazione militare in Venezuela e l’attacco dell’esercito israeliano in Iran, oltre a rinnovate minacce rivolte a Cuba e Groenlandia. Di fronte a questo contesto, sorgono due interrogativi fondamentali: la Trumponomics sta giovando all’economia statunitense e quali conseguenze ha per l’Unione Europea?
Per rispondere al primo quesito, i dati disponibili offrono indicazioni chiare. Nel 2025, gli Stati Uniti hanno registrato un deficit commerciale di beni superiore a 1.240 miliardi di dollari, il valore peggiore mai registrato. Inoltre, un rapporto della Federal Reserve Bank di New York evidenzia come il 90% del peso dei dazi sia ricaduto su cittadini e aziende statunitensi. Un altro aspetto da considerare è l’entrata tariffaria del governo federale, che nel 2025 ha raggiunto i 264 miliardi di dollari, più di tre volte il totale dell’anno precedente (79 miliardi). Tuttavia, a seguito di una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 20 febbraio, queste somme dovranno essere rimborsate. Un ulteriore dato significativo è che il 2025 ha rappresentato l’anno peggiore per il dollaro in oltre cinquant’anni, con una svalutazione del 14% rispetto all’euro. Anche l’indice dei prezzi al consumo ha mantenuto una stabilità attorno al 3% nel 2025, contrariamente al calo promesso durante la campagna elettorale.
La situazione porta a un quinto punto. Il numero di statunitensi sotto la soglia di povertà ha raggiunto quasi 44 milioni, il dato più allarmante degli ultimi dieci anni. Una ricerca condotta da Yale prevede che la contrazione del potere d’acquisto reale potrebbe spingere ulteriori 875.000 statunitensi al di sotto della soglia di povertà nel corrente anno. Al sesto posto, si segnala un calo drammatico nel tasso di risparmio delle famiglie, sceso al 4,5% del reddito disponibile, avvicinandosi ai minimi storici registrati durante la crisi di Lehman Brothers nel 2008 (4,1%). Infine, le Nazioni Unite hanno documentato oltre 20.000 manifestazioni di protesta negli Stati Uniti nel 2025, quasi il doppio rispetto al 2024 (12.600).
Un dato particolarmente preoccupante, ma spesso trascurato, è la perdita di prospettiva per il futuro. Nell’anno accademico 2025/2026, le università statunitensi hanno ricevuto quasi 50.000 domande di iscrizione da studenti internazionali in meno, corrispondente a una diminuzione del 17% rispetto all’anno precedente. Se questa tendenza dovesse continuare, nel giro di meno di cinque anni il numero di studenti internazionali potrebbe azzerarsi, con un impatto economico negativo stimato in 55 miliardi di dollari all’anno.
Tuttavia, vi è anche una conseguenza positiva della Trumponomics, che era inaspettata solo pochi mesi fa: la possibilità per l’Unione Europea di affermarsi come un punto di riferimento globale solido e affidabile. Diverse prove indicano che la Trumponomics ha effettivamente stimolato l’Unione Europea. Come affermava Jean Monnet nel 1976: «L’Europa si farà nelle crisi».
Anche in questo contesto europeo, è possibile suddividere le evidenze in vari punti. Il primo riguarda una nuova partnership commerciale con l’India, un’opportunità da cogliere. Un secondo aspetto è rappresentato dal Mercosur, il cui accordo è ora in fase di ratifica dopo 25 anni di preparativi. Un terzo punto si riferisce ai rapporti con Indonesia e Australia, dove, dopo un decennio di negoziati, si aprono nuove opportunità economiche significative.
Un quarto aspetto da considerare è l’emissione di Eurobond e i risparmi privati. Il debito comune europeo, fino a un massimo di 1.200 miliardi all’anno, è tornato al centro del dibattito per finanziare settori strategici come la difesa, la transizione energetica e l’intelligenza artificiale. Inoltre, la Commissione sta sviluppando strategie per mobilitare oltre 10.000 miliardi di risparmi delle famiglie europee, che, se investiti nell’economia reale, potrebbero generare fino a 500 miliardi di euro aggiuntivi di PIL.
Il quinto punto riguarda il rinnovato orgoglio europeo. Questo senso di identità è stato risvegliato dalle minacce di annessione della Groenlandia da parte di Trump, unite alle tensioni del conflitto russo-ucraino. L’Unione Europea ha infatti supportato il popolo ucraino con circa 400 miliardi di euro tra spese e pianificazioni fino al 2027. In questo contesto, il sesto punto evidenzia un’accelerazione senza precedenti nel rafforzamento della difesa comune, con impegni da parte degli Stati membri di aumentare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035. Infine, l’Unione Europea ha l’opportunità di colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti nella transizione energetica e sta finalmente mostrando segnali di crescita nel settore tecnologico, con una nuova generazione di startup emergenti.
A questo si aggiunge il nono punto: l’attrazione di talenti. Le università europee accolgono attualmente oltre 1 milione di studenti internazionali. In seguito al calo delle immatricolazioni negli Stati Uniti, l’Unione Europea può diventare una meta ideale per i talenti globali. I segnali positivi sono già evidenti: un incremento del 117% delle candidature ai bandi dell’European Research Center da parte di ricercatori basati negli Stati Uniti e un aumento del 185% delle domande di partecipazione ai programmi di dottorato e post-dottorato delle Marie Skłodowska-Curie Actions.
Infine, il decimo punto riguarda la spinta verso la creazione di un mercato unico. Durante il Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo, i leader europei hanno accolto la proposta di Enrico Letta di accelerare il completamento del mercato unico, puntando a «Un mercato, un’Europa», con riforme urgenti programmate entro il 2027. Inoltre, è stata sostenuta l’introduzione del “28° regime”, un quadro normativo unico che faciliterà le operazioni delle imprese oltre i confini dell’Unione, riducendo la burocrazia e semplificando l’accesso ai finanziamenti. La nuova forma societaria EU Inc permetterà di costituire una nuova società in meno di 48 ore.
Questi elementi positivi si sommano a un sistema di welfare senza pari. Nel 2024, la spesa totale per le prestazioni di protezione sociale nell’Unione Europea ha raggiunto quasi 5 trilioni di euro, pari al 27,3% del PIL, e il tasso di persone a rischio di povertà è sceso dal 16,5% del 2019 al 14,1% nel 2024.
In questo contesto, l’Unione Europea ha l’opportunità di assumere un ruolo di guida nel promuovere il libero scambio e la cooperazione internazionale, orientandosi verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile.









