I mercati finanziari sembrano aver trascurato l’importante annuncio riguardante i cambiamenti previsti per la Federal Reserve, comunicato durante uno dei meeting più significativi degli ultimi decenni. Secondo Donatella Principe, responsabile della strategia globale di Intermonte, gli investitori mantengono un atteggiamento ottimista nei confronti della situazione in Iran, nonostante i potenziali rischi legati alla normalizzazione del mercato petrolifero, alle tensioni nello Stretto, ai danni alle infrastrutture e alle incertezze riguardanti le relazioni tra il regime degli Ayatollah e gli Stati Uniti, specialmente in considerazione dell’incognita rappresentata da Israele.

In un contesto in cui il mercato non prevede alcun intervento da parte della People’s Bank of China sui tassi d’interesse, Principe evidenzia che nei prossimi giorni i dati macroeconomici forniranno un test limitato per questo ottimismo. L’attenzione si concentrerà sui dati relativi all’inflazione e al mercato del lavoro negli Stati Uniti, ma il prossimo incontro della Fed è ancora troppo lontano per avere un impatto significativo e indurre cambiamenti nei temi che finora hanno guidato i mercati.

Principe sottolinea che solitamente i mercati subiscono flessioni per tre motivi principali: la “volatilità”, che attualmente risulta contenuta; il “consenso elettorale”, il quale è in forte calo per Trump; e i “vigilantes”, con i rendimenti dei titoli a lungo termine, come quelli a 30 anni, che si trovano a livelli critici sia negli Stati Uniti che in Giappone. Conclude affermando che è possibile identificare i segnali di avvertimento, simili a un canarino in una miniera.

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