
Da giugno 2026 sto seguendo sul sito il risiko bancario italiano, e con l’intelligenza artificiale ne abbiamo analizzato il percorso storico.
Trovate diversi articoli a riguardo su MercatieFinanza.com nella sezione Analisi con IA, e sotto vi è l’aggiornamento sull’argomento al 20 agosto 2026.
Dopo il no di Crédit Agricole alla fusione paritaria tra Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM, il risiko bancario italiano sembrava essersi concesso qualche giorno di pausa ferragostana. Una pausa solo apparente. Nel giro di pochi giorni la partita si è riaccesa su più fronti: prima con le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’identità di MPS, poi con le aperture arrivate dalla Germania sulla possibile cessione a UniCredit della quota pubblica in Commerzbank, infine con il consiglio di amministrazione straordinario del Monte che ha approvato una doppia risposta all’OPAS di Intesa Sanpaolo.
Il quadro che emerge è chiaro: il risiko bancario non è più soltanto una partita di concambi, premi di offerta e sinergie industriali. È diventato anche una questione di governi, identità nazionali, assetti assicurativi e controllo del risparmio.
Meloni: MPS non deve essere smembrata
Il primo passaggio politico è arrivato dall’Italia. In un’intervista a Milano Finanza, Giorgia Meloni ha ribadito che il governo non è parte attiva nelle dinamiche di mercato che interessano il settore bancario. Ma ha aggiunto un punto molto significativo: l’auspicio che Monte dei Paschi di Siena non finisca “smembrata”, perdendo nome e identità.
Il tema non è secondario. MPS non è una banca qualsiasi: è la banca più antica d’Italia, profondamente legata a Siena, salvata dallo Stato nel 2017 e poi progressivamente riportata sul mercato. Il Ministero dell’Economia mantiene ancora una partecipazione residua, ormai minoritaria, ma politicamente rilevante.
Le parole di Meloni non equivalgono a un veto sull’OPAS di Intesa. Segnalano però che il modo in cui MPS verrà eventualmente integrata, ceduta o riorganizzata ha un peso politico e territoriale. Il punto sensibile riguarda proprio il rischio di separare il marchio, la rete e l’identità storica del Monte dagli asset più strategici legati a Mediobanca, Generali e al risparmio gestito. Reuters ha ripreso la posizione della premier sottolineando che Meloni auspica che MPS non venga “dismembered” nell’ambito dell’offerta lanciata da Intesa.
Anche Berlino si muove su Commerzbank
Quasi in parallelo, anche dalla Germania sono arrivati segnali importanti. Secondo le ricostruzioni di stampa, Berlino sarebbe ora disponibile a discutere una possibile vendita a UniCredit della quota del 12,7% ancora detenuta dallo Stato tedesco in Commerzbank, ma solo in presenza di un accordo sulla strategia e sul futuro dell’istituto.
Anche qui il messaggio è chiaro: il governo tedesco non chiude più del tutto la porta, ma chiede garanzie. Il tema riguarda il ruolo di Francoforte, l’occupazione, il credito alle imprese tedesche e soprattutto il rapporto di Commerzbank con il Mittelstand, cioè il tessuto di piccole e medie imprese che rappresenta una parte centrale dell’economia tedesca.
La vicenda conferma il paradosso europeo: la BCE spinge da tempo per banche più grandi, integrate e capaci di competere su scala continentale, ma i governi nazionali continuano a considerare i grandi istituti bancari come infrastrutture economiche strategiche. Nel caso Commerzbank, come ha ricostruito Euronews, la partita non riguarda solo la quota azionaria, ma la possibilità per UniCredit di trasformare una posizione già molto forte in un controllo più stabile, dentro un equilibrio politico-industriale ancora delicato.
In Italia, Meloni parla di identità di MPS. In Germania, Berlino parla di strategia futura di Commerzbank. In entrambi i casi il mercato resta formalmente libero, ma la politica indica i confini entro cui vuole vedere muoversi le banche.
La risposta di Lovaglio: MPS prova a passare all’attacco
Il terzo passaggio è arrivato oggi, con il consiglio di amministrazione di MPS. Secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza, il board avrebbe approvato a maggioranza una doppia offerta su Banco BPM e Banca Generali per rispondere all’OPAS lanciata da Intesa Sanpaolo. Reuters ha confermato che il CdA del Monte ha approvato offerte per Banco BPM e Banca Generali come mossa difensiva contro il takeover di Intesa.
È il cambio di fase che Lovaglio cercava. MPS non vuole più apparire solo come il bersaglio dell’offerta di Intesa, ma come un possibile soggetto aggregante. La logica industriale è ambiziosa: da una parte Banco BPM, per rafforzare la dimensione bancaria e commerciale; dall’altra Banca Generali, per entrare con forza nel wealth management e nel private banking.
La mossa ha però una complessità molto elevata.
Sul fronte Banco BPM resta il nodo Crédit Agricole, primo azionista con il 29,3%. Il gruppo francese aveva già espresso contrarietà alla fusione paritaria tra MPS e Banco BPM; è quindi difficile immaginare che possa guardare con favore a una nuova operazione in cui Siena tenti di acquisire Piazza Meda tramite offerta in azioni.
Sul fronte Banca Generali, il disegno ricalca in parte il progetto tentato in precedenza da Mediobanca: utilizzare la quota in Generali Assicurazioni come leva per ottenere il controllo della banca del Leone attiva nel risparmio gestito. Secondo MF, MPS potrebbe utilizzare una parte della partecipazione in Generali, ipotizzata intorno al 4%, come “share dividend” per incentivare gli azionisti a votare l’aumento di capitale necessario alla doppia operazione. La restante partita riguarderebbe lo scambio di azioni MPS per Banca Generali, con possibile componente cash.
È una costruzione finanziaria sofisticata, ma non semplice. Banca Generali non è una semplice rete distributiva: è una società specializzata nel private banking, con un proprio management, una propria identità industriale e un modello di crescita che Generali non ha finora mostrato di voler abbandonare facilmente.
Una decisione non unanime
Un altro punto importante è che il via libera del board MPS sarebbe arrivato a maggioranza, non all’unanimità. Sempre secondo MF, alcuni consiglieri vicini all’area Caltagirone si sarebbero astenuti, mentre Corrado Passera avrebbe sostenuto il piano di Lovaglio.
Questo elemento è politicamente e finanziariamente rilevante. La partita, infatti, non si chiude nel CdA: dovrà passare dall’assemblea straordinaria, prevista in autunno, perché le operazioni richiederebbero un aumento di capitale. E qui entreranno in gioco gli equilibri tra i grandi soci MPS: Delfin, Caltagirone, MEF, fondi istituzionali e altri azionisti rilevanti.
Non si può concludere automaticamente che Caltagirone sia contrario a prescindere al piano Lovaglio. Ma il fatto che l’area a lui vicina non si sia schierata a favore in CdA mostra che il passaggio assembleare sarà tutt’altro che scontato.
La vera posta in gioco
La doppia offerta su Banco BPM e Banca Generali può essere letta in due modi.
Il primo è industriale: Lovaglio prova a costruire un’alternativa all’OPAS Intesa, trasformando MPS in un polo bancario e patrimoniale più grande, capace di difendere la propria autonomia e valorizzare gli asset collegati a Mediobanca e Generali.
Il secondo è negoziale: MPS vuole dimostrare agli azionisti e al mercato di non essere una preda senza alternative. Anche se le operazioni fossero difficili da realizzare, la loro stessa approvazione può servire a mettere pressione su Intesa, che finora ha escluso miglioramenti dell’offerta.
Qui si capisce perché le parole di Meloni siano arrivate in un momento delicato. L’idea che MPS non debba essere smembrata offre a Lovaglio una cornice politica favorevole: non solo difendere una banca storica, ma sostenere che il Monte possa ancora avere un ruolo autonomo nel consolidamento del sistema.
Il risiko entra nella fase politica
Il nuovo risiko bancario si sta quindi muovendo su tre livelli contemporaneamente.
Il primo è italiano: MPS, Intesa, Banco BPM, Banca Generali, Generali Assicurazioni, Mediobanca, Unipol e BPER sono ormai parti di una stessa grande partita.
Il secondo è europeo: UniCredit prova a completare la scalata a Commerzbank, mentre Berlino sembra passare dal muro politico a una possibile trattativa condizionata.
Il terzo è istituzionale: i governi non bloccano formalmente il mercato, ma prendono posizione su identità, radici nazionali, strategia e controllo degli asset finanziari.
È il vero cambio di fase. Il risiko bancario non riguarda più soltanto chi compra chi. Riguarda chi controllerà le grandi piattaforme del credito, del risparmio, delle assicurazioni e del wealth management in Europa.
E, dopo Ferragosto, la partita si è riaperta con molta più forza di quanto sembrasse solo pochi giorni fa.
Fonti principali
Reuters — Italian PM hopes Intesa’s takeover target Monte dei Paschi won’t be broken up
https://www.reuters.com/business/finance/italian-pm-hopes-intesas-takeover-target-monte-dei-paschi-wont-be-broken-up-2026-08-14/
Reuters — Monte dei Paschi CEO to unveil strategy to fend off Intesa’s $36 billion bid
https://www.reuters.com/legal/transactional/monte-dei-paschi-ceo-unveil-strategy-fend-off-intesas-36-billion-bid-2026-08-20/
MF-Milano Finanza — Mps, ok del board alla doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali. Ai soci il 4% di Generali
https://www.milanofinanza.it/news/mps-ok-del-board-alla-doppia-offerta-su-banco-bpm-e-banca-generali-ai-soci-il-4-di-generali-202608201650/
MF-Milano Finanza — Giorgia Meloni a Milano Finanza: cosa penso del risiko e perché Mps non deve essere smembrata
https://www.milanofinanza.it/news/meloni-a-milano-finanza-cosa-penso-del-risiko-e-perche-mps-non-deve-essere-smembrato-202608141426276233
Euronews — Commerzbank, il tabù tedesco vacilla: UniCredit vede il traguardo, cosa può cambiare
https://it.euronews.com/business/2026/08/18/commerzbank-il-tabu-tedesco-vacilla-unicredit-vede-il-traguardo-cosa-puo-cambiare
Il Sole 24 Ore — Commerzbank, Berlino valuta vendita 12,7% a UniCredit se accordo su strategia
https://www.ilsole24ore.com/art/commerzbank-berlino-valuta-vendita-127percento-unicredit-se-accordo-strategia-AJqY94n











