
Assemblea di Delfin: approvato il bilancio, ma bocciato il dividendo
Oggi si è svolta l’assemblea di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, caratterizzata da un clima di assenza, in particolare quella di Leonardo Maria Del Vecchio. La sua mancanza ha avuto un impatto significativo sullo svolgimento e sul significato della riunione.
Fonti finanziarie riportano che i soci hanno approvato il bilancio 2025, chiuso con un utile di circa 1,5 miliardi di euro. Tuttavia, hanno respinto la proposta di aumentare la distribuzione degli utili all’80% del risultato netto, mantenendo invariata la politica dei dividendi, fissata al 10% dei profitti.
Durante l’assemblea, sono stati nominati i revisori dei conti, confermando Lara Forte e Fabio Scoyni. È stata, invece, bocciata all’unanimità la candidatura di Marco Talarico, proposta dallo stesso Leonardo Maria Del Vecchio.
L’assenza di Leonardo Maria è stata comunicata tramite una lettera indirizzata al consiglio e agli altri soci, in cui ha evidenziato le difficoltà che rendono impossibile un dialogo costruttivo. Dopo l’assemblea del 27 aprile, in cui le sue proposte avevano trovato consenso tra la maggioranza, Del Vecchio considerava di aver ricevuto un mandato per proseguire nel riassetto della governance. Tuttavia, sostiene che le circostanze siano cambiate drasticamente.
Al centro delle contestazioni c’è il comportamento del consiglio di amministrazione, accusato di non aver mai considerato seriamente la proposta di acquisto delle quote di Luca e Paola Del Vecchio, che avrebbe permesso a Leonardo Maria di aumentare la sua partecipazione al 37,5% del capitale, assumendosi rischi finanziari in cambio di vantaggi per Delfin. Secondo Del Vecchio, il consiglio si è limitato a sollevare obiezioni giuridiche generiche, senza condurre un’adeguata istruttoria.
Nella lettera, Del Vecchio segnala anche contatti informali tra alcuni membri del consiglio e una parte dei soci, che avrebbero creato confusione e sfiducia. Inoltre, lamenta il mancato accesso alla documentazione richiesta sia per il progetto di acquisizione sia per le trattative con le istituzioni finanziarie. Anche riguardo al bilancio 2025, non sarebbe stata fornita la documentazione necessaria per una valutazione informata, un aspetto che ha contribuito alla sua decisione di non partecipare all’assemblea.
Un altro punto controverso riguarda la posizione di Rocco Basilico. Leonardo Maria Del Vecchio contesta la sua iscrizione nel libro soci, avvenuta nel 2022, sostenendo che mancassero i requisiti giuridici e accusando il consiglio di non aver mai esaminato la questione nonostante le obiezioni sollevate da lui e dalla madre. Ha, quindi, ribadito la sua opposizione alla partecipazione e al voto di Basilico, riservandosi il diritto di impugnare le delibere approvate con il suo voto.
Negli ultimi giorni, la contrapposizione tra i due fronti si è intensificata. Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo, ultima moglie di Leonardo Del Vecchio, ha scritto al consiglio e agli altri soci suggerendo di dismettere le partecipazioni finanziarie di Delfin per reperire le risorse necessarie all’acquisto delle quote degli eredi intenzionati a uscire, proponendo una valorizzazione con uno sconto del 25% rispetto alla partecipazione in EssilorLuxottica. Secondo Basilico, questa soluzione eviterebbe di concentrare ulteriormente il controllo nelle mani di Leonardo Maria Del Vecchio, affermando che "è peggiore del problema che avrebbe dovuto risolvere".
La risposta di Leonardo Maria non si è fatta attendere: "Nessun erede Del Vecchio cederebbe mai l’azienda di famiglia a sconto". Marta Degl’Innocenti, economista dell’Università Statale di Milano, ha commentato che, sebbene l’assemblea si sia svolta, l’assenza di uno dei principali azionisti ne riduce il peso nel confronto e nella ricerca di soluzioni condivise. La professoressa ha sottolineato che la scelta di Leonardo Maria rappresenta un chiaro segnale di dissenso rispetto alla gestione attuale e preannuncia che il dibattito tra i soci continuerà nelle prossime settimane. Infine, ha osservato che "tutti hanno interesse a trovare un accordo, poiché un prolungato stallo e contenziosi non giovano a una holding familiare come Delfin".