Il cloud, i centri dati e le reti: la sfida dell’UE sulle infrastrutture

L’idea che Meta possa mettere a disposizione del mercato la capacità inutilizzata dei propri data center per supportare l’intelligenza artificiale (IA) ha sollevato interrogativi significativi. Ciò ha messo in discussione la convinzione che la disponibilità di capacità computazionale rimarrà limitata. Tuttavia, il vero rischio di una “bolla dell’IA” non è tanto legato alla diminuzione della domanda per questa tecnologia, quanto piuttosto a un potenziale disallineamento tra gli investimenti effettuati.

Fabio Massellani di Bitwise chiarisce questo concetto nella sua analisi, suggerendo che non si tratta di una bolla tecnologica generale, ma piuttosto di una crescente fragilità all’interno del settore dell’IA. L’IA rappresenta una trasformazione industriale concreta, ma le valutazioni di alcuni segmenti di mercato si basano sull’aspettativa che ingenti investimenti in chip, data center e capacità di calcolo genereranno ritorni elevati e relativamente rapidi. Si prevede che le emissioni obbligazionarie nel settore supereranno i 2.100 miliardi di dollari entro il 2026, a testimonianza di come questi investimenti superino i flussi di cassa operativi. È proprio questa aspettativa che gli investitori stanno ora mettendo alla prova.

Finora, i semiconduttori hanno tratto i maggiori benefici da questo boom, ricevendo ordini da hyperscaler e aziende software che sviluppano infrastrutture per l’IA, senza dover affrontare lo stesso livello di indebitamento. Le piattaforme software, d’altra parte, hanno finanziato gran parte degli investimenti e sono state tra le prime a subire l’impatto di condizioni finanziarie più rigide. Recentemente, però, anche chip, memorie e infrastrutture di calcolo hanno iniziato a risentire di queste pressioni. La questione della capacità dei data center di Meta ha portato alla luce l’ipotesi di sovraccapacità, sollevando interrogativi sulla sostenibilità di tali investimenti. È lecito chiedersi se una spesa così ingente, come quella stimata in 1.500 miliardi di dollari per i data center, possa trasformarsi in flussi di cassa duraturi in tempi ragionevoli.

Per quanto riguarda l’Europa, il tempo è essenziale per colmare un ritardo significativo. La sovranità nell’IA non si limita a risorse economiche, modelli o chip, ma richiede anche un piano per l’infrastruttura fisica. È fondamentale definire come ospitare, alimentare e gestire la capacità di calcolo necessaria per una fase di adozione più profonda dell’IA. La proposta di legge sullo sviluppo del cloud e dell’IA (CADA) rappresenta un passo avanti nella risposta politica a queste esigenze infrastrutturali. L’obiettivo è triplicare la capacità dei centri dati dell’Unione Europea nei prossimi 5-7 anni, semplificando le procedure autorizzative e garantendo un accesso efficiente a energia, territorio, acqua e finanziamenti.

Un maggiore controllo sulla capacità di IA implica anche la necessità di sviluppare più infrastrutture cloud, di calcolo e centri dati. Attualmente, l’Europa parte da una posizione molto più svantaggiata rispetto a Stati Uniti e Cina, con una capacità di soli 8 gigawatt prevista per la fine del 2025. Tuttavia, questo divario rappresenta anche un’opportunità per le aziende che possono contribuire all’espansione delle infrastrutture. Negli Stati Uniti, la crescita continua nonostante le incertezze geopolitiche, grazie proprio all’IA, e questo diventa un treno che l’Europa non può permettersi di perdere.

Si devono considerare gli investimenti nei centri dati, con mercati secondari in aree come la Francia settentrionale, la Spagna settentrionale e parti del Regno Unito che possono contribuire a raggiungere gli obiettivi prefissati. Anche l’Italia può svolgere un ruolo importante, a patto di accelerare i propri sforzi. Solo i primi 15 progetti europei annunciati potrebbero teoricamente più che triplicare la capacità attuale, portandola fino a 28 gigawatt.

Tuttavia, gli annunci di progetti non garantiscono risultati concreti. È necessario garantire accesso all’energia, permessi di costruzione, attrezzature e fattibilità economica. In molti mercati, la questione non è se i fornitori di servizi cloud desiderino una maggiore capacità, ma se siano in grado di realizzarla in tempi adeguati. Pertanto, le opportunità di investimento si trovano più nelle aziende che forniscono le infrastrutture necessarie per questa espansione, piuttosto che nei semplici operatori di data center. La prima leva è rappresentata dall’infrastruttura elettrica e di rete, inclusi sviluppi nella produzione di energia rinnovabile e potenziamento delle reti elettriche. Il secondo aspetto riguarda costruzioni e ingegneria, poiché un centro dati non è un edificio commerciale standard. Infine, i sistemi elettrici interni ai centri dati sono un altro fattore cruciale. L’Europa ha le competenze necessarie per affrontare queste sfide e una spinta infrastrutturale forte potrebbe favorire la crescita del settore.

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