
La crisi che affligge il settore automobilistico è di natura europea e richiede un ripensamento delle soluzioni comuni, oltre a un rafforzamento delle iniziative nazionali. Questo è il punto emerso durante il tavolo di confronto sull’auto, tenutosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In questo incontro sono stati coinvolti rappresentanti del governo, delle regioni, dei sindacati e dell’industria automobilistica italiana, un settore che, come evidenziato dalla situazione di Volkswagen, sta affrontando difficoltà in tutta Europa e richiede strumenti condivisi, come l’Industrial Accelerator Act e zone economiche speciali dedicate. Adolfo Urso, ministro del Mimit, ha indicato Bruxelles come fonte della crisi e ha espresso l’intenzione di rafforzare il Piano Italia. Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, ha sollecitato l’istituzione di una Zes specifica per il settore automotive, mentre Davide Sperti, rappresentante sindacale, ha sottolineato l’importanza di tutelare il principale settore industriale italiano. Nonostante Stellantis abbia registrato segnali di ripresa, Emanuele Cappellano ha avvertito che il settore automotive continua a essere gravato da significative criticità strutturali.
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Secondo un’analisi del Boston Consulting Group menzionata da Urso, in Europa si registra una sovraccapacità di oltre 5 milioni di veicoli, equivalenti a più di 35 stabilimenti su circa 90. «Il fulcro della crisi si trova a Bruxelles, dove le politiche del Green Deal hanno messo in difficoltà l’industria automobilistica europea, avvantaggiando la tecnologia e la produzione cinese. Non solo Volkswagen è in difficoltà: la crisi coinvolge i principali produttori europei e rischia di compromettere l’intera filiera continentale». Da qui l’appello affinché il 2026 sia «l’anno delle riforme». Urso ha avvertito che, senza interventi immediati, la transizione potrebbe portare a una deindustrializzazione. Tuttavia, ha elogiato Stellantis per aver preso l’iniziativa rispetto ai concorrenti tedeschi, affermando che «gli altri sono ancora in difficoltà, mentre Stellantis ha già cambiato rotta rispetto alla gestione precedente».
Questi risultati sono stati confermati da Cappellano, che ha sottolineato come, secondo i dati recentemente pubblicati, nel secondo trimestre il gruppo abbia registrato 1,6 milioni di consegne globali (+10%). In Italia, le immatricolazioni nei primi sei mesi sono aumentate di quasi il 7%, raggiungendo una quota vicina al 16% con Leapmotor. «A fine gennaio avevo segnalato i primi segnali positivi derivanti dalla nostra nuova strategia, e oggi questi segnali si traducono in risultati concreti». Tuttavia, ha riconosciuto che persistono «profonde criticità strutturali», evidenziando come il mercato europeo abbia perso circa 3 milioni di veicoli dal 2019, con oltre la metà costituita da auto piccole e commerciali, minacciate dalla concorrenza cinese che detiene oltre il 10% del mercato.
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Per il 2027, è previsto un aggiornamento della 500 elettrica nello stabilimento di Mirafiori, con nuove batterie e ulteriori sviluppi per il marchio Alfa Romeo a Melfi. Si sta rilanciando l’idea di considerare l’automotive tra i settori energivori e di promuovere un marchio europeo che non si limiti al solo assemblaggio. «Per costruire un Made in Europe che possa sostenere l’industria europea, è fondamentale includere design, ricerca, ingegneria e componentistica, oltre ai 7 miliardi di euro destinati annualmente ai fornitori italiani», ha affermato Urso.
Per affrontare la crisi, il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, presente al tavolo, ha fatto sapere che sono in fase di studio proposte da parte dei territori. «Come Regioni del Nord, stiamo lavorando per la creazione di una Zes per supportare lo sviluppo dei nostri territori e gli investimenti», ha dichiarato. Ha aggiunto che potrebbe essere utile una Zes dedicata all’industria automobilistica in questo periodo particolarmente critico. Cirio ha evidenziato la situazione dell’impianto di Mirafiori: «Un tempo si producevano 400.000 veicoli all’anno; nel 2025 se ne sono fabbricati solo 30.000. Ora ci aspettiamo che Stellantis mantenga gli impegni per il 2026», ha sottolineato, chiedendo all’azienda di considerare l’introduzione di un nuovo modello per accompagnare questa fase di transizione, in attesa della nuova 500 prevista per il 2030. Sullo sfondo, si profila la vulnerabilità dell’indotto e una critica all’Europa, considerata troppo severa: «Oggi esportiamo il 70% della componentistica all’estero, in particolare in Germania, e le nostre aziende sono quindi gravemente colpite dalla crisi dell’industria automobilistica tedesca». Da qui l’appello a Bruxelles: «L’Europa deve sostenere l’industria automobilistica italiana ed europea e non ostacolarla, poiché le recenti scelte hanno avvantaggiato la produzione cinese a scapito di quella italiana».
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Le stesse fragilità preoccupano anche il sindacato, che ha rinnovato l’appello per il rispetto degli obiettivi del piano nazionale sull’auto da parte di Stellantis. «È fondamentale chiarire con il governo la necessità di mettere in campo risorse specifiche per il settore automobilistico, al fine di facilitare la transizione verso l’elettrico. Abbiamo un piano presentato da Stellantis che deve essere potenziato, in particolare per gli stabilimenti di Cassino e Termoli», ha affermato, aggiungendo che «è essenziale che il governo operi anche a livello europeo, poiché l’Unione deve fornire una risposta industriale a uno dei settori più cruciali della propria economia». Un fronte compatto si è unito attorno alla richiesta di «tutelare insieme la filiera dell’auto, inclusa la componentistica, un settore che vale circa 5 miliardi di euro di export verso la Germania e rappresenta un quinto della componentistica europea». «Siamo preoccupati anche per il ciclo della componentistica legato all’export in Germania», ha dichiarato Sperti, avvertendo che con la crisi del modello tedesco si aggiungono gravi problematiche legate alla transizione.









