Hormuz, il petrolio è di nuovo a rischio: possibile crisi ancora più grave rispetto a quella di febbraio.

Analisi degli Effetti del Prezzo del Petrolio sui Prodotti Raffinati

Con il ritorno delle tensioni nel Golfo Persico, è opportuno esaminare nuovamente l’impatto delle fluttuazioni del prezzo del petrolio sui prodotti raffinati e sulla benzina. Tuttavia, tali effetti non sono immediati per vari motivi. Innanzitutto, il tempo necessario affinché le variazioni nella produzione dei pozzi petroliferi influenzino le raffinerie è significativo, poiché il trasporto via mare delle petroliere richiede settimane. In secondo luogo, la capacità delle raffinerie di operare efficientemente è cruciale: eventuali inattività o danni possono generare una scarsità di prodotti raffinati, incidendo così sui prezzi. Infine, è importante considerare i costi aggiuntivi, come imposte e accise. Nell’Eurozona, questi costi sono elevati, con un’imposizione minima del 44% sul prezzo alla pompa in Bulgaria, mentre in Italia si avvicina al 60%.

Ma cosa è accaduto dall’inizio dell’anno fino ad oggi? Un’analisi comparativa tra gli Stati Uniti e l’Italia mostra, con gennaio 2026 come riferimento, l’andamento del prezzo del greggio (Wti per l’America e Brent per l’Italia) e le relative dinamiche del prezzo della benzina.

Dall’analisi si evince che il prezzo del greggio è aumentato di più in Europa rispetto agli Stati Uniti. Questo è dovuto alla maggiore prossimità geografica dell’Italia e dell’Europa all’epicentro della crisi, mentre il Wti beneficia della vicinanza al Permean Basin in Texas, da cui proviene gran parte del petrolio americano. I picchi sono stati raggiunti a fine aprile, con un incremento del 61% per il Wti e del 78% per il Brent. In seguito, i negoziati per una tregua hanno portato a una significativa riduzione, con i prezzi che sono scesi a livelli non lontani da quelli di inizio anno (+7% per il Wti e +17% per il Brent). Tuttavia, la recente ripresa delle ostilità ha causato un nuovo aumento.

Per quanto riguarda il prezzo della benzina, la situazione è più complessa. Negli Stati Uniti, il costo della benzina è aumentato tanto quanto, se non di più, rispetto al prezzo del greggio, contrariamente a quanto previsto. In Italia, l’aumento del prezzo del greggio è stato attenuato dalla forte componente fiscale, con un incremento del 41% per il Brent e del 17% per la benzina. Negli Stati Uniti, invece, l’incidenza fiscale sul prezzo della benzina è relativamente bassa, oscillando dal 17% in California al 2% in Alaska, il che implica che gli aumenti del greggio influiscono maggiormente sul prezzo finale.

Riguardo all’aumento del Wti, che ha registrato un incremento del 26% dal gennaio 2026 e una crescita della benzina del 35%, una spiegazione risiede nei margini di profitto delle raffinerie americane. La forte domanda di prodotti raffinati da mercati esteri, insieme alla diminuzione delle scorte, ha permesso ai raffinatori di aumentare i loro profitti. Questa domanda extra-Usa è dovuta a problemi di offerta, poiché le compagnie petrolifere russe hanno dovuto rivolgersi a raffinatori indiani per soddisfare il mercato interno, a seguito dei danni subiti da molti impianti russi. Contestualmente, gli impianti di raffinazione nel Golfo, colpiti da attacchi iraniani, operano a meno della metà della loro capacità prebellica.

I flussi di greggio che hanno ripreso a scorrere non sono stati elaborati come in precedenza per le ragioni menzionate, trasformando il mercato dei prodotti raffinati in un "mercato del venditore".

Prospettive Future

Guardando al futuro, cosa possiamo attenderci ora che lo Stretto è ancora chiuso? Una recente analisi del Fondo Monetario Internazionale indica che un nuovo shock sul mercato del petrolio sarebbe più pericoloso di quello seguito all’attacco del 28 febbraio. Le previsioni iniziali indicavano un possibile prezzo di 200 dollari al barile, ma tali stime sono state riviste a causa di vari fattori.

In primo luogo, la "distruzione della domanda", ovvero la diminuzione dei consumi, è stata più significativa del previsto, soprattutto in Cina, il principale importatore mondiale di greggio. In secondo luogo, il petrolio del Golfo ha trovato nuove vie di esportazione, come un oleodotto verso il porto di Yanbu nel Mar Rosso e il porto di Fujairah, utilizzato dagli Emirati Arabi. Terzo, la produzione di greggio al di fuori del Golfo è aumentata rapidamente, con un incremento di fino a due milioni di barili al giorno rispetto al 2025, grazie agli Stati Uniti, ma anche a Venezuela, Guyana e Russia. Infine, la carenza di petrolio è stata affrontata attraverso una riduzione delle scorte, ma queste compensazioni sono state in gran parte già sfruttate e oggi hanno meno capacità di mitigare le difficoltà.

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