
Le criptovalute continuano a produrre storie molto diverse tra loro.
Da una parte troviamo il mondo più spettacolare delle memecoin, nel quale il nome di un personaggio famoso può generare in pochi giorni enormi capitalizzazioni, guadagni eccezionali e altrettanto rapide perdite.
Dall’altra, lontano dai riflettori, blockchain, stablecoin e tokenizzazione stanno entrando progressivamente nelle infrastrutture della finanza tradizionale, nei circuiti internazionali dei pagamenti e persino nei normali rapporti tra imprese e fornitori.
In questa seconda puntata di “Voci dal mondo crypto” partiamo quindi dal miliardo guadagnato da Donald Trump attraverso le iniziative digitali collegate alla sua famiglia. Passiamo poi a Visa, Mastercard, SWIFT, alla logistica giapponese e alla tokenizzazione di azioni e titoli di Stato.
Il filo comune è evidente: le tecnologie nate ai margini del sistema finanziario stanno ormai entrando nel suo cuore. Rimane però da capire se lo stiano davvero trasformando oppure se sia la finanza tradizionale ad assorbirle, adattandole alle proprie regole.
Trump incassa, molti investitori perdono: il copione delle memecoin
Quando nella prima puntata avevamo raccontato il token promosso da Nouriel Roubini, avevamo scherzato sull’eventualità di presentarlo con un titolo volutamente esagerato:
“Roubini come Trump: anche il nemico di Bitcoin lancia la sua criptovaluta.”
Roubini, in realtà, non aveva lanciato una memecoin personale, ma uno strumento finanziario tokenizzato sostenuto da attività reali.
Donald Trump, invece, con le criptovalute ha fatto davvero sul serio.
Le dichiarazioni finanziarie relative al 2025 indicano che il presidente e le società collegate alla sua famiglia hanno ottenuto più di 1,4 miliardi di dollari dalle iniziative crypto. Quasi 800 milioni sarebbero arrivati da World Liberty Financial, progetto fondato insieme ai figli, mentre altri 635 milioni sarebbero stati attribuiti alla vendita delle memecoin legate al nome Trump.
Le stime più ampie di Reuters attribuiscono alla famiglia Trump almeno 2,3 miliardi di dollari di arricchimento complessivo derivante dalle principali iniziative crypto dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca. La stessa analisi calcola perdite di dimensioni simili per gli investitori coinvolti nei progetti esaminati.
Il dato mostra la grande differenza che può esistere tra il successo economico di un progetto per chi lo emette e il risultato ottenuto da chi ne acquista i token sul mercato.
La memecoin $TRUMP era stata lanciata nel gennaio 2025, pochi giorni prima dell’insediamento presidenziale. Sostenuta dalla popolarità mondiale del personaggio e da un’enorme attenzione mediatica, aveva rapidamente raggiunto quotazioni vicine ai 75 dollari.
Nel luglio 2026 il suo valore era sceso intorno a 1,65 dollari, con una perdita superiore al 97% rispetto al massimo iniziale. Secondo le analisi citate da ABC, quasi un milione di wallet avrebbe registrato perdite sulla memecoin, mentre una quota molto più ridotta di operatori sarebbe riuscita a ottenere profitti significativi.
Non è una dinamica esclusiva del progetto Trump. È uno schema ricorrente nel mondo delle memecoin.
Questi token non rappresentano necessariamente quote di un’impresa, non danno diritto a dividendi e spesso non sono collegati a servizi capaci di generare ricavi. Il loro valore dipende soprattutto dalla popolarità del nome, dalla forza della comunità, dall’attenzione sui social network e dalla speranza che nuovi compratori continuino a entrare sul mercato.
L’hype iniziale può quindi produrre una salita rapidissima. Chi acquista nei primi momenti e riesce a vendere durante la fase di entusiasmo può ottenere guadagni enormi.
Se però il progetto non viene successivamente sostenuto da sviluppi concreti, da un’utilità riconoscibile o da una domanda duratura, l’attenzione diminuisce. I nuovi compratori diventano meno numerosi e il prezzo può crollare con la stessa velocità con cui era salito.
A guadagnare maggiormente sono spesso gli emittenti, che possono incassare dalla vendita iniziale dei token e dalle commissioni sulle transazioni, e gli investitori capaci di uscire al momento giusto. Chi arriva durante la fase culminante dell’entusiasmo rischia invece di acquistare a prezzi già gonfiati dall’hype e di assorbire gran parte della successiva discesa.
Il caso Trump aggiunge un ulteriore elemento: la memecoin non è collegata soltanto a un personaggio famoso, ma al presidente degli Stati Uniti.
Il valore commerciale del progetto dipende quindi anche dalla visibilità politica, dall’accesso mediatico e dalla posizione istituzionale del suo principale promotore. Particolarmente discusso è stato l’evento riservato ai maggiori possessori di $TRUMP, che offriva ai principali investitori l’opportunità di incontrare personalmente il presidente.
La Casa Bianca ha sostenuto che Trump non gestisce direttamente i propri investimenti e che le sue attività finanziarie sono amministrate indipendentemente. Rimane però evidente la sovrapposizione tra il valore economico del nome Trump, la sua funzione politica e le decisioni della sua amministrazione nei confronti del settore crypto.
C’è infine un particolare quasi paradossale.
Mentre Trump e i figli continuavano a promuovere iniziative crypto, una parte consistente dei ricavi ottenuti veniva trasferita verso investimenti più tradizionali. Alla fine del 2025 il portafoglio di azioni e obbligazioni riconducibile al presidente risultava almeno quadruplicato rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore stimato tra 703 milioni e 2,6 miliardi di dollari.
Trump ha quindi utilizzato i profitti generati dalla nuova finanza digitale anche per rafforzare la propria posizione nella vecchia finanza.
Non significa necessariamente che non creda nelle criptovalute. Può essere interpretato come una normale diversificazione del patrimonio.
Resta però una lezione significativa: chi emette e controlla un progetto crypto può monetizzarne l’hype e trasformare i ricavi in attività più stabili, mentre il piccolo investitore rimane esposto al prezzo del token.
Bitcoin doveva superare Visa e Mastercard. Invece le ha portate nel mondo crypto
Nei primi anni di Bitcoin era frequente l’idea che le criptovalute avrebbero progressivamente reso superflui i grandi circuiti internazionali dei pagamenti.
Se due persone potevano trasferirsi denaro direttamente attraverso una rete decentralizzata, perché continuare a pagare commissioni a Visa, Mastercard, banche e altri intermediari?
Nel 2014 alcuni osservatori avevano però formulato una previsione differente: Visa e Mastercard non sarebbero necessariamente state eliminate da Bitcoin. Avrebbero potuto invece collaborare con le società crypto e incorporare le nuove tecnologie nei propri servizi.
A più di dieci anni di distanza, questa seconda previsione sembra molto più vicina alla realtà.
Il protagonista principale dell’integrazione non è però Bitcoin, la cui volatilità lo rende difficile da utilizzare come normale unità di pagamento, ma le stablecoin collegate al dollaro e ad altre valute tradizionali.
Visa ha progressivamente ampliato il proprio sistema di regolamento in stablecoin e, nel marzo 2026, dichiarava di avere raggiunto un volume annualizzato di circa 7 miliardi di dollari. Nel luglio successivo ha annunciato una piattaforma dedicata alle imprese, alle banche e agli operatori digitali che vogliono creare, trasferire e gestire stablecoin attraverso un ambiente coordinato da Visa.
Mastercard ha seguito una strada simile, estendendo le possibilità di regolamento in stablecoin negli Stati Uniti e in America Latina. L’obiettivo dichiarato è consentire a banche, emittenti di carte e operatori dei pagamenti di regolare le transazioni anche durante i fine settimana e al di fuori dei normali orari bancari.
Visa e Mastercard partecipano inoltre, insieme a Coinbase e a oltre 140 imprese, a un nuovo progetto per creare una stablecoin globale denominata Open USD.
Le criptovalute non hanno quindi eliminato i vecchi circuiti. Li stanno spingendo a modernizzarsi.
Per Visa e Mastercard il vantaggio è evidente. Invece di lasciare che le stablecoin si sviluppino come una rete di pagamento completamente concorrente, possono integrarle nei propri sistemi, offrendo agli utenti la familiarità delle carte e alle imprese i benefici tecnici del regolamento digitale.
La tecnologia sottostante può rendere più rapide le operazioni internazionali, consentire regolamenti continui e ridurre alcuni passaggi di riconciliazione tra banche e operatori.
L’utente finale potrebbe persino non accorgersi che dietro una normale carta o applicazione viene utilizzata una stablecoin.
Questo non rappresenta necessariamente una sconfitta per il mondo crypto. Dimostra anzi che alcune tecnologie nate al suo interno hanno raggiunto un’efficienza e una maturità tali da essere adottate dalle maggiori società mondiali dei pagamenti.
La rivoluzione, però, avviene in una forma diversa da quella immaginata all’inizio.
Visa e Mastercard non vengono sostituite. Diventano una delle principali porte attraverso cui stablecoin e blockchain entrano nella vita quotidiana.
Una stablecoin entra nella logistica giapponese
L’adozione delle stablecoin non riguarda soltanto i grandi circuiti finanziari internazionali.
In Giappone il gruppo logistico AZ-COM Maruwa Holdings ha annunciato l’intenzione di utilizzare JPYC, stablecoin legata allo yen, per effettuare pagamenti a circa 2.300 aziende di trasporto e autisti indipendenti.
Il gruppo prevede inoltre di investire un miliardo di yen nella società emittente e di avviare una collaborazione commerciale diretta. Se realizzato nelle dimensioni annunciate, il progetto rappresenterebbe il primo impiego aziendale su larga scala di JPYC.
Il caso è particolarmente interessante perché porta una stablecoin fuori dagli exchange e dai normali esperimenti finanziari.
Non si tratta di acquistare un token aspettando che aumenti di valore. Si tratta di usarlo per pagare fatture, servizi di trasporto e compensi all’interno di una vera rete produttiva.
JPYC mantiene un rapporto di uno a uno con lo yen ed è sostenuta da depositi bancari e titoli di Stato giapponesi. Può circolare su blockchain pubbliche ed essere successivamente convertita in valuta tradizionale.
Il progetto potrebbe offrire alcuni vantaggi pratici:
- pagamenti disponibili in ogni momento;
- riduzione dei tempi di regolamento;
- minori passaggi amministrativi;
- maggiore automazione della contabilità;
- trasferimenti più semplici tra imprese appartenenti alla stessa rete;
- possibilità futura di collegare i pagamenti a contratti digitali e processi logistici automatizzati.
La vera prova, tuttavia, sarà il comportamento dei destinatari.
Se autisti e trasportatori convertiranno immediatamente ogni JPYC ricevuto in yen bancari, la stablecoin funzionerà soprattutto come un nuovo canale tecnico di pagamento.
Se invece potranno riutilizzarla per pagare carburante, manutenzione, assicurazioni, pedaggi o altri fornitori, potrebbe iniziare a formarsi una piccola economia circolare basata sullo yen digitale privato.
Al momento non sono stati comunicati tutti i dettagli operativi né un calendario definitivo. L’esperimento rimane quindi da osservare.
È però un esempio concreto di come le stablecoin possano uscire dal mondo puramente finanziario e diventare strumenti al servizio dell’economia reale.
La blockchain doveva sostituire SWIFT. Ora è SWIFT a utilizzare la blockchain
Poche infrastrutture sono state indicate dal mondo crypto come simbolo della vecchia finanza più frequentemente di SWIFT.
La rete collega migliaia di banche e permette loro di scambiarsi le informazioni necessarie per eseguire pagamenti internazionali. È efficiente su scala globale, ma molti trasferimenti transfrontalieri richiedono ancora passaggi tra più intermediari, orari bancari differenti e procedure di riconciliazione.
Blockchain e criptovalute venivano spesso presentate come l’alternativa capace di rendere SWIFT superflua.
La risposta di SWIFT non è stata quella di ignorare la nuova tecnologia, ma di adottarla.
Nel luglio 2026 l’organizzazione ha annunciato che il proprio registro blockchain condiviso è pronto per una prima fase operativa. Diciassette banche distribuite su sei continenti si preparano a sperimentare pagamenti internazionali reali utilizzando depositi bancari tokenizzati. Tra gli istituti coinvolti figurano Citi, BNP Paribas, BNY, DBS, ANZ e First Abu Dhabi Bank.
L’obiettivo è consentire trasferimenti disponibili ventiquattr’ore su ventiquattro e sette giorni su sette, superando almeno in parte gli orari e le interruzioni tipiche del sistema bancario tradizionale.
È importante notare che non si tratta necessariamente di utilizzare Bitcoin o stablecoin private.
SWIFT punta soprattutto sui depositi bancari tokenizzati: normali somme depositate presso banche regolamentate, rappresentate però in forma digitale su una blockchain condivisa.
Il denaro rimane quindi bancario e soggetto alle regole tradizionali, mentre cambia l’infrastruttura attraverso cui viene trasferito.
È forse l’esempio più chiaro di come la tecnologia crypto possa affermarsi senza che si affermino necessariamente le criptovalute come monete alternative.
La blockchain non sostituisce SWIFT. Diventa una componente di SWIFT.
Per le banche il vantaggio è poter mantenere il controllo dei depositi, dei clienti e dei processi di conformità, beneficiando però di transazioni più rapide, programmabili e sempre disponibili.
Per gli operatori crypto è una conferma della validità dell’architettura tecnologica che hanno contribuito a sviluppare.
Wall Street porta azioni e titoli di Stato sulla blockchain
La tokenizzazione sta intanto raggiungendo anche il cuore dei mercati finanziari statunitensi.
La Depository Trust & Clearing Corporation, conosciuta come DTCC, è una delle principali infrastrutture mondiali per la custodia, il regolamento e la compensazione dei titoli finanziari.
Nel 2026 ha avviato un progetto con oltre cinquanta società del settore per rendere possibile la tokenizzazione di attività custodite presso la propria controllata DTC. Il programma prevede una fase iniziale con operazioni limitate e il lancio completo del servizio nell’ottobre 2026.
A luglio sono state elaborate con successo negli Stati Uniti le prime operazioni basate su titoli custoditi presso DTC e successivamente trasformati in token utilizzabili su blockchain.
Non si tratta di semplici token che imitano l’andamento di un titolo.
L’obiettivo è rappresentare digitalmente veri strumenti finanziari conservando i relativi diritti economici e giuridici: proprietà, dividendi, interessi, voto e altri eventi societari.
Un’azione tokenizzata dovrebbe quindi continuare a essere una vera azione. Un titolo di Stato tokenizzato dovrebbe continuare a rappresentare un autentico credito nei confronti del Tesoro.
La differenza riguarda il modo in cui viene registrato, trasferito e utilizzato.
La tokenizzazione potrebbe consentire di spostare attività finanziarie in tempo reale, utilizzarle più facilmente come garanzia, frazionarle e collegarle a contratti automatizzati.
Potrebbe inoltre ridurre parte dei costi operativi generati dalla necessità di aggiornare e riconciliare numerosi registri separati.
DTCC dichiara esplicitamente di voler costruire un ponte tra i mercati tradizionali e quelli digitali, conservando le garanzie e i controlli sui quali si basa la finanza regolamentata.
Anche qui la vecchia infrastruttura non viene eliminata. È la stessa infrastruttura centrale di Wall Street a portare azioni e obbligazioni sulla blockchain.
La finanza tradizionale sta addomesticando le crypto?
Le voci raccolte in questa puntata raccontano due mondi apparentemente opposti.
Nel primo, quello della memecoin di Trump, le crypto conservano il loro volto più speculativo. L’attenzione pubblica crea rapidamente valore, gli emittenti incassano e molti investitori arrivati tardi rischiano di perdere gran parte del capitale.
Nel secondo mondo, meno spettacolare ma forse più importante, la tecnologia si sta lentamente consolidando.
Visa e Mastercard integrano le stablecoin. SWIFT costruisce un registro blockchain per i depositi bancari tokenizzati. Un’impresa logistica giapponese vuole pagare migliaia di fornitori in JPYC. DTCC porta azioni e titoli di Stato su reti digitali.
La tecnologia crypto sembra quindi invadere la finanza tradizionale.
Ma si potrebbe sostenere anche il contrario: è la finanza tradizionale che sta assorbendo la blockchain, eliminandone gli aspetti più radicali e adattandola alle proprie esigenze.
Le reti diventano autorizzate, gli utenti vengono identificati, gli asset rimangono sotto il controllo di banche e grandi operatori, mentre la decentralizzazione viene spesso ridotta al minimo necessario.
La blockchain sopravvive, ma la filosofia originaria delle criptovalute può essere progressivamente attenuata.
Non è però l’unico sviluppo possibile.
L’adozione da parte di banche, società quotate e infrastrutture conosciute può creare nel pubblico un livello di fiducia molto maggiore verso queste tecnologie.
Una persona che oggi considera stablecoin e tokenizzazione strumenti oscuri e rischiosi potrebbe iniziare a utilizzarli attraverso la propria banca, una carta Visa, il datore di lavoro o una normale applicazione di pagamento.
In seguito, una volta acquisita familiarità, potrebbe sentirsi più sicura nell’avvicinarsi anche a operatori nuovi e specializzati:
- wallet autonomi;
- piattaforme native digitali;
- servizi di pagamento internazionali;
- strumenti finanziari tokenizzati;
- nuovi intermediari;
- applicazioni decentralizzate.
Le istituzioni tradizionali potrebbero quindi diventare, forse involontariamente, la prima porta d’ingresso verso un ecosistema molto più ampio.
Molto dipenderà dall’interoperabilità tra le reti.
Se ogni banca e ogni grande società costruirà un proprio ambiente chiuso, nel quale gli asset non possono essere trasferiti liberamente, il pubblico utilizzerà tecnologie blockchain senza ottenere una reale libertà di scelta.
Se invece stablecoin, depositi e titoli tokenizzati potranno circolare tra piattaforme differenti, la fiducia generata dai grandi operatori potrebbe favorire anche la crescita di nuovi concorrenti.
La domanda finale non è dunque soltanto se la finanza tradizionale stia adottando o addomesticando le tecnologie crypto.
È anche questa:
La vecchia finanza sta semplicemente modernizzando sé stessa, oppure sta preparando milioni di persone a utilizzare una nuova generazione di servizi finanziari?
La risposta non è ancora definita.
Ma l’invasione è già iniziata.
Fonti
ABC News – What are meme coins and how has Donald Trump made millions from his own?
https://www.abc.net.au/news/2026-07-04/donald-trump-has-made-huge-profits-from-cryptocurrency/106878308
Reuters – Trump reports over $1.4 billion in income from crypto ventures
https://www.reuters.com/world/us/trump-reports-more-than-14-billion-income-crypto-ventures-2026-06-30/
Reuters – Under the Trump crypto playbook, the family always wins. Investors don’t
https://www.reuters.com/investigations/under-trump-crypto-playbook-family-always-wins-investors-dont-2026-06-09/
Reuters – Parsing the Trumps’ crypto profits and investors’ losses
https://www.reuters.com/investigations/parsing-trumps-crypto-profits-investors-losses-2026-06-09/
Reuters – Trump on financial disclosures: “Everyone’s profiting because stock market is up”
https://www.reuters.com/business/trump-financial-disclosures-everyones-profiting-because-stock-market-is-up-2026-07-01/
Reuters – Trump invested crypto gains in stocks and bonds, filings show
https://www.reuters.com/legal/government/trump-invested-crypto-gains-stocks-bonds-filings-show-2026-07-13/
Crypto.news – Visa and Mastercard prove an early Bitcoin payments prediction right
https://crypto.news/visa-and-mastercard-prove-an-early-bitcoin-payments-prediction-right/
Visa – New AI, stablecoin and token innovations
https://usa.visa.com/about-visa/newsroom/press-releases.releaseId.22491.html
Mastercard – Settlement capabilities expanded to stablecoins, weekends and holidays
https://www.mastercard.com/global/en/news-and-trends/press/2026/june/mastercard-expands-settlement-capabilities-to-include-stablecoin.html
Crypto.news – Japan logistics giant plans JPYC payments for 2,300 partners
https://crypto.news/japan-logistics-giant-plans-jpyc-payments-for-2300-partners/
SWIFT – Blockchain ledger ready for use with 17 banks
https://www.swift.com/news-events/press-releases/swifts-blockchain-ledger-ready-use-17-banks-set-pioneer-tokenised-cross-border-payments-trusted-global-infrastructure
DTCC – Tokenization service developed with more than 50 firms
https://www.dtcc.com/news/2026/may/04/dtcc-advances-development-of-new-tokenization-service
DTCC – Tokenization turns into reality
https://www.dtcc.com/news/2026/july/15/dtcc-turns-tokenization-into-reality
DTCC – Tokenization and digital assets
https://www.dtcc.com/digital-assets/tokenization