
La pausa della Banca Centrale Europea: una tregua momentanea?
La recente sospensione delle politiche di aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea (BCE) potrebbe rivelarsi solo un breve intervallo. Con la crisi in Medio Oriente che rimane irrisolta, il rischio di nuove imposizioni tariffarie e un’inflazione che potrebbe riaccendersi, in particolare a causa dei costi energetici, le decisioni di politica monetaria rimangono fortemente influenzate dagli sviluppi geopolitici. Brunello Rosa, economista e amministratore delegato di Rosa & Roubini Associates, ha dichiarato ad Adnkronos che la BCE potrebbe essere costretta a rivedere i tassi già a settembre, mentre l’introduzione dell’euro digitale rappresenta un passo verso una crescente autonomia strategica dell’Europa.
La sospensione della BCE: quanto durerà?
La BCE ha chiarito, sin dalla sua conferenza annuale di marzo, di considerare un approccio equilibrato di fronte a potenziali shock energetici. Si tratta di un’azione graduale sui tassi, mirata a mantenere sotto controllo le aspettative inflazionistiche. L’istituto di Francoforte vuole evitare di ripetere l’errore del 2022, quando ha tardato a intervenire, ritrovandosi poi a dover rincorrere un’inflazione vicina al 10%. D’altro canto, un inasprimento eccessivo della politica monetaria potrebbe deprimere ulteriormente una domanda già fragile. Pertanto, un ulteriore aumento a luglio appare poco probabile, mentre un intervento a settembre sembra più plausibile, con la possibilità di una stretta anche a dicembre, qualora le pressioni inflazionistiche continuassero.
Le preoccupazioni di Lagarde sugli effetti dello shock energetico
Lagarde esprime timori riguardo agli effetti ancora non completamente visibili dello shock energetico sull’inflazione. Se i prezzi dell’energia dovessero aumentare ulteriormente a causa di un intensificarsi del conflitto, la BCE potrebbe dover rivedere le sue previsioni e accelerare l’aggiustamento della politica monetaria. Tuttavia, al momento, questa rimane una possibilità piuttosto che una certezza.
L’euro digitale e l’integrazione europea
La BCE sta lavorando all’introduzione dell’euro digitale da diversi anni. Gli effetti di questa nuova valuta sulla politica monetaria saranno valutabili solo quando sarà effettivamente utilizzabile dai cittadini, probabilmente non prima del 2029. Tuttavia, il segnale politico che emana da questa iniziativa è significativo. L’euro digitale rappresenta un elemento cruciale per l’autonomia strategica dell’Europa, riducendo le dipendenze tecnologiche e finanziarie dall’esterno e superando le difficoltà storiche nell’adottare decisioni comuni in tempi rapidi.
La sfida di Kevin Warsh alla Fed
La posizione di Kevin Warsh alla Federal Reserve si presenta particolarmente complessa. Scelto da Donald Trump con l’aspettativa di una politica monetaria più accomodante rispetto a quella di Jerome Powell, deve affrontare un’inflazione che supera gli obiettivi e le tensioni geopolitiche che mantengono elevati i costi energetici. A giugno, Warsh potrebbe aver convinto Trump che mantenere i tassi invariati fosse una forma di allentamento monetario, rispetto a un contesto che richiederebbe un rialzo. Questa linea potrebbe essere confermata a luglio, ma se le pressioni inflazionistiche persistessero, la Fed potrebbe dover considerare un aumento dei tassi già da settembre, nonostante le resistenze previste dalla Casa Bianca.
Prospettive per l’economia globale
L’economia mondiale ha mostrato una notevole resilienza di fronte agli shock geopolitici ed energetici degli ultimi anni. Tuttavia, nessuna economia è in grado di assorbire eventi di tale portata indefinitamente senza conseguenze. È necessario un segnale di distensione, ma al momento non si intravedono prospettive positive. Gli investimenti massicci nell’intelligenza artificiale stanno sostenendo la crescita globale, ma sorgono dubbi sulla rapidità con cui questi investimenti si tradurranno in un incremento della produttività. Nel frattempo, gli effetti sul mercato del lavoro sono già evidenti e potrebbero portare a un aumento della disoccupazione strutturale, gravando ulteriormente sui bilanci pubblici già pesanti di debito.
La Cina e la sua crescita deludente
La Cina sta mostrando un rallentamento significativo, registrando uno dei tassi di crescita più bassi degli ultimi anni, mentre la domanda interna rimane debole. Nonostante il nuovo Piano Quinquennale, non si osservano segnali chiari di un riequilibrio verso un modello economico più orientato ai consumi, mentre il declino demografico inizia a manifestare i suoi effetti. Parallelamente, le tensioni geopolitiche stanno aumentando l’importanza strategica di Pechino in vari contesti internazionali, dall’Asia sud-orientale all’Africa, ampliando la sua influenza politica ed economica.
Volatilità dei prezzi del petrolio e prospettive future
Si prevede che il conflitto in Medio Oriente non si concluda rapidamente. A meno di un’escalation militare significativa da parte degli Stati Uniti, che appare improbabile, è più realistico aspettarsi un conflitto di logoramento con fasi di tensione variabili. Nel breve termine, è possibile che le tensioni aumentino, soprattutto in vista delle elezioni di mid-term negli Stati Uniti, un momento cruciale per Trump. In questo contesto, ci si aspetta che il prezzo del petrolio si attesti mediamente tra 80 e 90 dollari al barile, con possibilità di picchi verso i 100 dollari in momenti critici e cali nell’area dei 60-70 dollari durante periodi di maggiore distensione. Un simile scenario complicherà ulteriormente il ritorno dell’inflazione verso gli obiettivi delle principali banche centrali e continuerà a ostacolare la crescita economica globale.