
Jindal sollecita il governo per l’acquisizione dell’ex Ilva
Jindal continua a esercitare pressioni sul governo italiano per completare l’acquisizione dell’ex Ilva. L’azienda ha richiesto un decreto per modificare le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), al fine di alzare i limiti sulle emissioni durante la fase di transizione. Questo tentativo mira a mantenere attivo almeno un altoforno e a prevenire la chiusura dell’area a caldo prevista per ottobre, come stabilito dall’ultima sentenza del tribunale di Milano per motivi ambientali. Tuttavia, l’ipotesi di un intervento legislativo è attualmente stata scartata, mentre tra Palazzo Chigi e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si discute sulla possibilità di riaprire il bando di gara, con la speranza di formare una cordata italiana per rilevare ciò che rimane della più grande acciaieria d’Europa.
Nel frattempo, ieri, i lavoratori dello stabilimento di Taranto hanno incrociato le braccia per otto ore. I sindacati metalmeccanici hanno già avvertito che questo non sarà l’unico sciopero, e hanno organizzato un lungo corteo che ha bloccato la statale 100 tra Bari e Taranto per circa un’ora.
Le trattative
In questo contesto di incertezze, oggi si apre un incontro di 48 ore durante il quale il governo, rappresentato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, incontrerà i commissari dell’ex Ilva, i sindacati, i rappresentanti degli enti locali e delle principali associazioni imprenditoriali. Secondo fonti vicine al dossier, l’obiettivo è raccogliere proposte e cercare di costruire un percorso condiviso. È importante sottolineare che le decisioni sul futuro del gruppo siderurgico non verranno prese prima di settembre, con la speranza che la situazione possa evolvere.
Urso ha già espresso l’intenzione di fare un nuovo appello per la creazione di una cordata italiana, con l’obiettivo di disinnescare quella che ha definito una "bomba sociale". È evidente che, durante la prima fase dei colloqui, il tema centrale sarà la questione occupazionale. La chiusura dell’area a caldo, come richiesto dal tribunale di Milano, colpirà almeno 4.000 dipendenti dell’ex Ilva e un numero simile di lavoratori nell’indotto. Parallelamente, si discuterà anche delle possibilità di avviare nuovi insediamenti produttivi nelle aree che saranno dismesse dall’acciaieria.
Negli ultimi giorni, Jindal ha rivisto i suoi piani. Ha comunicato ai commissari straordinari di Ilva e Acciaierie d’Italia, attraverso una lettera, la sua disponibilità ad acquistare sia l’area a freddo sia quella a caldo, dove operano gli altoforni. Inizialmente, aveva previsto di acquistare solo gli impianti per le attività di laminazione e zincatura, alimentandoli con brame provenienti dai loro forni elettrici in Oman, affittando invece la parte degli impianti attualmente dedicata agli altoforni.
In cambio di questa nuova offerta, Jindal ha chiesto al governo di aggiornare l’AIA, introducendo limiti di emissione più severi rispetto a quelli attualmente previsti. Inoltre, l’azienda ha manifestato la sua disponibilità ad aprire la compagine azionaria a investitori italiani.