
Trump dichiara guerra economica all’Iran: cosa significa per Cina e Russia?
Il 20 agosto Donald Trump ha annunciato una «guerra economica» e un isolamento senza precedenti contro l’Iran, minacciando conseguenze anche per qualsiasi paese che continui a offrire sostegno economico a Teheran.
Ho chiesto a ChatGPT, all’interno di un progetto in cui seguiamo quotidianamente gli sviluppi geopolitici, quali strumenti possa utilizzare Washington e quali conseguenze potrebbe avere questa strategia soprattutto per Cina e Russia.
L’ultimo aggiornamento sulla guerra in Iran è questo:
Trump annuncia, ‘da oggi guerra economica contro l’Iran’
‘Qualsiasi Paesi lo aiuti subirà conseguenze economiche tremende’
WASHINGTON, 20 agosto 2026, 01:14
Redazione ANSA
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“Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo.
Tragicamente per loro, non l’hanno colta.
Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti”.
Lo annuncia Donald Trump su Truth avvertendo inoltre che “qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende”.
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Bisogna capire cosa significa per Cina, che compra il petrolio Iraniano, e gli ha venduto armi, e la Russia per esempio.
Sì, questa dichiarazione conferma in parte il “vicolo cieco” militare di cui parlavamo: non avendo ottenuto la capitolazione iraniana con i bombardamenti, Trump cerca ora di trasformare la guerra in un assedio economico mondiale.
Ma, per il momento, l’annuncio è ancora molto vago. Non sono stati indicati né i paesi colpiti né gli strumenti precisi. Reuters sottolinea che un messaggio su Truth Social non equivale automaticamente a un provvedimento esecutivo. Reuters
Cosa potrebbe significare concretamente
Gli Stati Uniti dispongono di diverse possibilità:
- sanzionare raffinerie che acquistano petrolio iraniano;
- bloccare banche che regolano i pagamenti;
- escludere società e istituti finanziari dal sistema in dollari;
- sanzionare petroliere, assicuratori, porti e aeroporti;
- congelare patrimoni negli Stati Uniti;
- vietare alle imprese americane di trattare con le società coinvolte;
- imporre dazi sulle merci provenienti dai paesi che commerciano con l’Iran;
- sanzionare fornitori di armi e componenti dual use;
- cercare di chiudere anche i collegamenti terrestri iraniani.
L’ultima possibilità richiederebbe però la collaborazione di Turchia, Iraq, Pakistan, Afghanistan, Armenia, Azerbaigian e Turkmenistan: praticamente impossibile ottenere un blocco completo.
Anche i dazi secondari generalizzati hanno un problema giuridico: la Corte Suprema ha già limitato i poteri presidenziali utilizzati in precedenza da Trump. Il Senato ha approvato una nuova legge che gli attribuirebbe strumenti più ampi contro Russia e Iran, ma deve ancora passare alla Camera. Reuters
La Cina è il vero bersaglio
La Cina compra oltre l’80% del petrolio iraniano esportato via mare. Nel 2025 ne acquistava in media circa 1,38 milioni di barili al giorno, equivalenti al 13,4% delle sue importazioni marittime di greggio. Reuters
Perciò Trump non può davvero isolare l’Iran senza affrontare Pechino.
Il sistema funziona soprattutto attraverso:
- raffinerie indipendenti cinesi, le cosiddette teapot;
- piccole banche con limitata esposizione internazionale;
- società di comodo a Hong Kong e in altri centri;
- petroliere della “flotta ombra”;
- trasferimenti di carico da nave a nave;
- greggio iraniano dichiarato come proveniente da altri paesi;
- pagamenti in yuan, compensazioni e baratto.
Le grandi compagnie e le grandi banche cinesi sono più vulnerabili perché non possono rinunciare facilmente al dollaro e ai mercati occidentali. Le piccole raffinerie, invece, possono continuare a comprare petrolio iraniano scontato perché hanno pochi interessi negli Stati Uniti.
Tre possibili livelli di escalation
| Azione americana | Probabile effetto |
|---|---|
| Sanzioni contro singole petroliere e piccole raffinerie | Aumento dei costi, ma commercio ancora possibile |
| Sanzioni contro grandi società e banche cinesi | Forte riduzione degli acquisti e crisi diplomatica |
| Dazi contro l’intera Cina | Vera guerra economica USA-Cina |
Finora Washington ha colpito principalmente il primo livello. Se Trump passasse al secondo, le grandi banche cinesi probabilmente ridurrebbero l’esposizione all’Iran, ma Pechino trasferirebbe il commercio verso istituti minori e circuiti in yuan.
Il terzo livello sarebbe difficilmente sostenibile. La Cina potrebbe rispondere con:
- limitazioni alle terre rare;
- restrizioni sui componenti industriali;
- ritorsioni contro società americane;
- acquisti ridotti di prodotti agricoli statunitensi;
- accelerazione dei pagamenti fuori dal dollaro;
- maggiore sostegno economico e militare indiretto all’Iran.
Trump aveva dichiarato in luglio di fidarsi della promessa di Xi di non vendere armi all’Iran, comprese le imprese cinesi. Però il Pentagono sosteneva contemporaneamente che Cina e Russia stessero aiutando Teheran in forme non precisate. Reuters
Quindi l’annuncio di oggi potrebbe anche essere rivolto personalmente a Xi: non soltanto «non vendere armi», ma ridurre il sostegno economico.
La Cina può rinunciare al petrolio iraniano?
Sì, ma non senza costi. L’Iran non è insostituibile: la Cina può comprare più petrolio da Russia, Arabia Saudita, Iraq, Brasile e altri produttori. Infatti sta già aumentando gli acquisti di greggio russo mentre quelli iraniani sono diminuiti. Reuters
Ma il petrolio iraniano presenta due vantaggi:
- viene venduto con forti sconti;
- permette alla Cina di non dipendere eccessivamente dalle monarchie arabe alleate degli Stati Uniti.
Probabilmente Pechino non sceglierà fra obbedienza totale e sfida aperta. Potrebbe ridurre temporaneamente gli acquisti ufficiali, mantenendo però un flusso clandestino attraverso raffinerie e intermediari sacrificabili.
Per la Russia il problema è diverso
La Russia è già sottoposta a vaste sanzioni occidentali. Molte delle minacce americane hanno quindi meno forza marginale nei suoi confronti: Mosca è già parzialmente esclusa dal sistema finanziario occidentale e utilizza rubli, yuan, rial, compensazioni e circuiti alternativi.
Russia e Iran dispongono inoltre di:
- un accordo strategico ventennale;
- cooperazione energetica;
- collaborazione nucleare civile;
- libero scambio tra Iran e Unione economica eurasiatica;
- rapporti militari e tecnologici;
- rotte commerciali attraverso il Mar Caspio;
- interessi comuni nel contrastare la pressione occidentale.
Washington potrebbe comunque colpire:
- banche russe non ancora completamente isolate;
- compagnie di navigazione sul Caspio;
- progetti nucleari ed energetici;
- società che trasferiscono armi o componenti;
- intermediari in paesi terzi che lavorano con Russia e Iran.
Ma difficilmente riuscirebbe a fermare completamente i rapporti bilaterali.
Mosca ha però interessi ambigui
La Russia non desidera necessariamente salvare l’Iran a qualunque costo. Teheran è un partner utile, ma anche un concorrente energetico.
Se le esportazioni iraniane diminuiscono:
- il prezzo mondiale del petrolio tende a salire;
- il greggio russo acquista maggiore valore;
- la Cina deve comprare più petrolio russo;
- Mosca ottiene maggiori entrate;
- l’Iran diventa più dipendente dalla Russia.
È già ciò che sta accadendo: la Cina sta sostituendo parte del greggio iraniano con quello russo, sottraendone indirettamente una quota anche all’India.
Putin può quindi condannare le sanzioni, fornire sostegno diplomatico e qualche aiuto tecnologico, ma senza necessariamente impegnarsi per ristabilire integralmente le esportazioni iraniane. L’isolamento dell’Iran può rafforzare la posizione negoziale russa nei suoi confronti.
Anche sul piano militare Mosca sarà prudente. Fornire apertamente missili o sistemi antiaerei durante una guerra con gli Stati Uniti sarebbe un’escalation molto grave. È più plausibile un aiuto discreto attraverso:
- intelligence satellitare;
- dati di puntamento;
- componenti per droni;
- guerra elettronica;
- manutenzione;
- consiglieri e trasferimenti indiretti.
Il ruolo decisivo degli Emirati
Nell’immediato, la decisione più dannosa per Teheran potrebbe non essere quella americana, ma la sospensione di tutte le relazioni commerciali e finanziarie annunciata dagli Emirati.
Dubai era la grande porta economica dell’Iran:
- sede di società di comodo;
- centro di pagamenti e cambi;
- mercato di riesportazione;
- collegamento con banche e imprese asiatiche;
- residenza di una vasta comunità iraniana.
Chiudere realmente Dubai significa rendere molto più difficile non soltanto esportare petrolio, ma anche importare alimenti, macchinari, medicinali e componenti. Tuttavia l’applicazione sarà complessa, perché le reti commerciali iraniane sono profondamente inserite nell’economia emiratina.
Il rischio per Trump
La “guerra economica totale” può colpire duramente l’Iran, già vicino al 70% d’inflazione, con valuta debole, infrastrutture danneggiate e commercio ridotto.
Ma presenta quattro rischi:
- Scontro economico con la Cina.
Senza colpire Pechino l’assedio resta incompleto; colpendola seriamente, Trump rischia una guerra commerciale globale. - Ulteriore aumento del petrolio.
Eliminare il greggio iraniano e minacciare le rotte può far salire i prezzi proprio prima delle elezioni di metà mandato. - Accelerazione della de-dollarizzazione.
Cina, Russia e altri paesi saranno incentivati a costruire circuiti finanziari alternativi. - Radicalizzazione iraniana.
Le sanzioni possono impoverire la popolazione senza provocare la caduta del regime, che attribuirà la crisi agli Stati Uniti e intensificherà la repressione.
La conclusione, per ora, è che Trump ha annunciato un obiettivo massimo senza aver ancora mostrato gli strumenti necessari per conseguirlo. Se colpirà soltanto navi, società di comodo e piccole raffinerie, sarà un inasprimento delle sanzioni esistenti. Se colpirà grandi banche cinesi e l’intero commercio dei paesi che aiutano l’Iran, avrà aperto un secondo conflitto economico, questa volta contro la Cina, che potrebbe essere ancora più difficile da controllare della guerra iraniana.