
L’intelligenza artificiale nel settore musicale può trasformarsi da una potenziale minaccia per gli artisti a una nuova opportunità economica? In questo contesto si inserisce l’annuncio di Spotify, che ha rivelato che Merlin – l’organizzazione che rappresenta oltre 30.000 etichette e distributori indipendenti – ha unito le forze con Universal Music Group per supportare un innovativo strumento di remix e cover generati dall’intelligenza artificiale, attualmente in fase di sviluppo.
Musica e intelligenza artificiale: l’importanza di riconoscere i creatori delle canzoni
Questa notizia completa un percorso iniziato lo scorso maggio, quando Spotify e Universal avevano annunciato un accordo di licenza che potrebbe rivoluzionare il modo in cui gli utenti interagiscono con la musica sulla piattaforma. Non si tratta di un semplice algoritmo di raccomandazione, ma di uno strumento che permetterà agli utenti di creare nuove versioni delle canzoni degli artisti che scelgono di partecipare, all’interno di un sistema regolato da licenze. Con l’ingresso di Merlin, questa iniziativa smette di essere un esperimento riservato alle grandi etichette e inizia ad abbracciare anche una parte significativa del mercato indipendente.
La strategia di Spotify cerca di affrontare le quattro principali problematiche legate all’uso dell’intelligenza artificiale nella musica: l’addestramento non autorizzato dei modelli, la mancanza di compenso per gli artisti imitati, la clonazione dell’identità con voci riprodotte artificialmente senza consenso e la perdita di attribuzione, quando un brano generato diventa popolare senza riconoscere l’opera originale. Il progetto di Spotify si basa su tre principi fondamentali: consenso, credito e compenso. Il consenso impedisce l’uso di brani o voci senza il consenso degli artisti; il credito garantisce che ogni creazione faccia sempre riferimento all’opera originale, mentre il compenso redistribuisce parte del valore generato ai titolari dei diritti, invece di lasciarlo interamente alla piattaforma o all’utente.
Le prime controversie legate all’AI musicale hanno evidenziato la complessità di trovare un equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti. È emblematico il caso di Suno e Udio, i due generatori di musica basati su intelligenza artificiale più noti e avanzati al mondo, che nel 2024 sono stati citati in giudizio dalle major per presunta violazione massiccia del copyright, accusati di aver addestrato i propri modelli utilizzando l’intero catalogo musicale globale senza autorizzazione. Successivamente, alcune major hanno iniziato a esplorare accordi di licenza con piattaforme di intelligenza artificiale, mentre altre hanno mantenuto aperto il fronte legale.
Agoria: “L’intelligenza artificiale in musica serve a rendere possibile ciò che oggi non lo è”
L’approccio di Spotify non è l’unico tentativo di regolamentare il fenomeno: anche altre piattaforme stanno affrontando la questione da prospettive diverse. Deezer, ad esempio, si è concentrata principalmente sulla rilevazione e segnalazione della musica generata dall’AI. Dall’inizio del 2025, utilizza un sistema proprietario che identifica caratteristiche riconducibili ai modelli generativi, etichettando i brani interamente sintetici ed escludendo questi contenuti dalle playlist editoriali e dagli algoritmi di raccomandazione. Secondo le stime della piattaforma francese, a gennaio 2026 riceveva circa 60.000 brani AI al giorno; ad aprile, questo numero è salito a 75.000, corrispondente al 44% delle nuove uscite quotidiane. Inoltre, fino all’85% degli stream associati ai brani interamente generati dall’AI è stato identificato come fraudolento e quindi escluso dal conteggio delle royalty. La tecnologia è stata resa disponibile anche per il resto del settore e, da giugno, attraverso un rilevatore pubblico capace di analizzare playlist provenienti da diverse piattaforme. YouTube affronta la questione dal punto di vista dell’identità. Dopo l’introduzione di Content ID, la piattaforma ha implementato un sistema parallelo per il riconoscimento della somiglianza facciale, consentendo a artisti, attori e altre figure pubbliche di individuare automaticamente i deepfake che li impersonano. A maggio 2026, la piattaforma ha inoltre introdotto un’etichetta automatica per i contenuti che utilizzano in modo significativo l’AI fotorealistica, misura pensata principalmente contro i deepfake politici e reputazionali, ma con ripercussioni anche sui video musicali generati artificialmente. Apple Music, invece, continua ad applicare le regole generali riguardanti copyright e qualità dei contenuti. A marzo 2026, ha introdotto le “Transparency Tags”, che distributori e case discografiche devono indicare quando l’AI ha avuto un contributo sostanziale a un brano, dalla composizione alla copertina fino al video.
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