
Fed, BCE e Bank of Japan avviano una nuova fase di aumenti dei tassi, con possibili nuove strette già a dicembre. Antonio Cesarano, chief investment advisor di Sella SGR, ha spiegato all’Adnkronos l’importanza crescente dell’inflazione nelle strategie delle banche centrali, evidenziando l’aumento del debito globale: la Cina sta riducendo i Treasury, il Giappone sta normalizzando la sua politica monetaria e in Europa il rischio politico riporta l’attenzione su spread e debiti sovrani.
Cesarano ha commentato la recente settimana decisiva per le banche centrali, caratterizzata dagli aumenti dei tassi da parte della Fed, della BCE e della Bank of Japan, interrogandosi se sia giunto al termine il periodo dei ribassi.
“Ci troviamo in un contesto notevolmente cambiato, in gran parte a causa dello shock energetico derivante dall’attacco degli Stati Uniti a Hormuz. Inoltre, l’economia americana sta mostrando un’accelerazione significativa. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale hanno contribuito a spingere la crescita nominale del PIL statunitense al 6,5% nel secondo trimestre, e nel terzo trimestre potremmo superare anche il 7%. L’economia americana si sta dimostrando robusta, soprattutto rispetto all’area euro. Pertanto, le banche centrali possono ora focalizzarsi maggiormente sull’inflazione, che è alimentata in particolare dalla componente energetica. Questo è il motivo alla base della quasi unanime stagione di aumenti dei tassi che stiamo osservando in diverse regioni del mondo”.
Cesarano ha anche affrontato il tema del potenziale rischio che le banche centrali, nel tentativo di controllare l’inflazione causata dallo shock energetico, possano frenare eccessivamente la crescita economica.
“Il punto cruciale è la composizione della crescita. Negli Stati Uniti, i dati aggregati sono positivi, ma si sta sviluppando una cosiddetta economia a ‘K’: una parte dei consumatori sta prosperando, mentre un’altra, probabilmente più numerosa, sta affrontando difficoltà. Inoltre, una quota significativa degli investimenti è concentrata nei data center e nell’intelligenza artificiale. La crescita, quindi, è forte ma anche molto diseguale. Ulteriori aumenti dei tassi potrebbero aiutare a evitare che uno shock esterno, come quello legato al petrolio, si propaghi all’intera economia. Tuttavia, oltre una certa soglia, potrebbero iniziare a pesare sulla crescita. Come ha sottolineato Warsh, per molte banche centrali c’è ancora del lavoro da fare”.
In merito all’aumento dei tassi da parte di Kevin Warsh e alla sua apparente indipendenza dall’ex presidente Trump, Cesarano ha affermato: “Per i mercati, Warsh è diventato un punto di riferimento e, in un certo senso, un’ancora di stabilità. Di fronte all’imprevedibilità di Trump su vari temi, avere una banca centrale che si mantiene ferma sugli obiettivi inflazionistici rappresenta un elemento di rassicurazione. Inizialmente, il mercato nutriva scetticismo, chiedendosi se le parole avrebbero trovato riscontro nei fatti. Tuttavia, a settembre, con il rialzo dei rendimenti decennali verso il 5%, Warsh e il suo consiglio hanno deciso all’unanimità di aumentare i tassi, eliminando così una parte del sostegno monetario. Il messaggio implicito è che potrebbero esserci ulteriori riduzioni in futuro. La brevità della conferenza stampa ha contribuito a rafforzare la sua credibilità, rassicurando il mercato sulla prontezza della Fed a intervenire per evitare che lo shock inflazionistico si diffonda all’intera economia”.
Riguardo alla possibilità di un ulteriore aumento di 25 punti base entro la fine dell’anno, Cesarano ha commentato: “Ritengo molto probabile che dicembre possa essere il mese di nuovi aumenti sia per la Fed che per la BCE, e probabilmente anche per la Bank of Japan. Dicembre è anche il mese in cui le banche centrali aggiornano le loro previsioni su crescita e inflazione. È meno probabile un intervento a ottobre per la Fed, considerando la vicinanza delle elezioni di novembre. Pertanto, il prossimo rialzo potrebbe avvenire proprio a dicembre”.
Cesarano ha poi analizzato la situazione della BCE e le aspettative per il futuro: “Il rialzo dei tassi era atteso, poiché Lagarde aveva già messo in evidenza l’importanza dell’inflazione. Attualmente, non stiamo osservando effetti significativi di secondo livello, in particolare sui salari, ma l’area euro deve affrontare variabili delicate. Una di queste è il prezzo del gas, che ha un impatto diretto sul costo dell’elettricità, raddoppiato rispetto all’inizio dell’estate. Questi fattori potrebbero portare a ulteriori aumenti. Prevedo almeno due rialzi, mentre il mercato ne prevede anche tre, con il primo possibile già a dicembre”.
Cesarano ha inoltre commentato l’inaspettato aumento dei tassi da parte della Bank of Japan, che ha raggiunto i massimi in oltre trent’anni: “La situazione giapponese è complessa. Il Paese ha un rapporto debito/PIL superiore al 200% e una parte significativa dei titoli di Stato è in mano alla Bank of Japan. L’inflazione sta tornando a salire, dopo un lungo periodo di deflazione. Un yen debole aumenta le pressioni sui prezzi, poiché il Giappone importa molte materie prime. La Bank of Japan ha quindi dovuto rispondere, sebbene il voto non sia stato unanime. Questo segnale indica un progresso verso la normalizzazione, ma con cautela. È fondamentale che il Giappone eviti un’ulteriore debolezza dello yen, il che potrebbe comportare interventi sul mercato valutario e, in prospettiva, anche sui Treasury. Il Giappone rimane uno dei maggiori detentori di titoli di Stato americani, con oltre mille miliardi di dollari”.
Infine, Cesarano ha esaminato il ruolo della Cina nel mercato dei Treasury americani: “Negli ultimi anni, la Cina ha progressivamente ridotto la propria esposizione ai Treasury, scendendo da quasi 1.300 miliardi di dollari a poco più di 600 miliardi. Parallelamente, ha aumentato significativamente le sue riserve in oro. Questa strategia ha anche una forte componente geopolitica, poiché riduce il legame finanziario con gli Stati Uniti. Invece di vendere massicciamente i Treasury, Pechino tende a lasciarli scadere senza rinnovarli. Tuttavia, è importante notare che mentre la Cina riduce i Treasury, le detenzioni da parte delle Cayman, dove sono domiciliati molti hedge fund, stanno aumentando. Questi operatori stanno cercando di capitalizzare i rendimenti elevati attraverso strategie di trading, il che implica una maggiore domanda per i Treasury, ma anche una potenziale maggiore volatilità”.
Concludendo, Cesarano ha parlato della situazione italiana in relazione al lungo calendario elettorale europeo: “Stiamo entrando in un periodo prolungato di appuntamenti elettorali, che non riguardano solo l’Italia. Prima ci saranno le elezioni in Francia, seguite da altri appuntamenti in Germania, Polonia, Spagna, oltre alle elezioni in Israele e alle midterm statunitensi. Fino al 2027, ci aspettiamo un intenso calendario politico, specialmente nell’area euro. Quando aumentano l’incertezza politica e i dubbi sulla stabilità, i mercati tendono a riflettere questo rischio negli spread. La Francia, essendo uno dei primi grandi Paesi dell’area euro ad affrontare un importante appuntamento elettorale, ha visto il suo spread salire intorno ai 100 punti base. Sarà cruciale osservare quanto l’incertezza politica influenzerà i mercati obbligazionari degli altri Paesi europei”.