
Il tetto ai prezzi dei carburanti introdotto da Eni offre un parziale sollievo ai consumatori, ma suscita preoccupazione tra gli operatori della distribuzione e potrebbe creare difficoltà anche ai gestori degli impianti.
A lanciare l’allarme, alla vigilia dell’avvio della misura previsto per lunedì, sono gli addetti ai lavori. Il limite resterà in vigore per 30 giorni e potrà essere prorogato fino alla fine dell’anno. La decisione del gruppo petrolifero, di cui lo Stato è azionista di maggioranza, arriva mentre si dimezzano le accise e riprendono i rincari. Nel frattempo, aumenta la pressione affinché anche le altre compagnie fissino un tetto ai prezzi.
La Figisc, federazione dei gestori di impianti di carburante aderente a Confcommercio, ha espresso alcune prime valutazioni sulle possibili conseguenze della scelta di Eni. Secondo l’associazione, mentre si avvicina la conclusione degli interventi di riduzione delle accise — in assenza di proroghe, termineranno il 5 ottobre — è una grande azienda energetica pubblica a intervenire al posto dello Stato.
L’iniziativa, osserva la federazione, può attenuare in parte il peso dei prezzi per i consumatori, ma rischia anche di alterare gli equilibri della distribuzione, un settore economico che deve poter restare sostenibile. Alcuni contestano l’operazione, ritenendola riconducibile a una posizione dominante e a forme di dumping o concorrenza sleale.
Le possibili ricadute riguardano sia i gestori indipendenti, che potrebbero perdere competitività senza il sostegno di una compagnia, sia quelli della stessa rete Eni, alle prese con il rischio di non riuscire a garantire i rifornimenti.
A sostegno delle preoccupazioni viene citato il precedente francese. In primavera, TotalEnergies ha introdotto un limite ai prezzi, prorogandolo più volte. La misura ha provocato la reazione dei gestori indipendenti, che a luglio hanno presentato un esposto all’Antitrust francese denunciando una distorsione della concorrenza. In alcune aree, inoltre, l’aumento della domanda ha inciso sulle scorte: gli impianti sono stati presi d’assalto e il carburante è diventato scarso.
Intanto, in Italia si moltiplicano le richieste di estendere la misura alle altre compagnie. A sollecitarlo è l’Adoc, che chiede anche una riforma complessiva del mercato energetico nazionale. La proposta raccoglie consensi anche nella maggioranza: Forza Italia e Lega sostengono che il tetto di Eni renda superflua l’ipotesi di tassare gli extraprofitti delle aziende energetiche. Per ora, le altre compagnie contattate non hanno risposto sull’eventualità di adottare un provvedimento analogo.