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Il prezzo del gasolio continua a crescere: accise variabili dopo i limiti fissati dalle compagnie – Notizie

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Il prezzo del gasolio continua a crescere: accise variabili dopo i limiti fissati dalle compagnie – Notizie

Il venir meno dello sconto fiscale non ha fermato la crescita del prezzo del gasolio, che ha raggiunto i 2,261 euro al litro. Il governo valuta un nuovo ricorso alle accise mobili, un meccanismo che ha generato circa 170 milioni di euro, e sta considerando se attivarlo subito oppure conservarne le risorse per quando termineranno i price cap applicati dalle compagnie.

In Europa si riapre intanto il confronto sulla tassazione degli extraprofitti delle società energetiche. Eni si muove in direzione opposta rispetto alla tendenza generale e riduce di 4 centesimi il prezzo del diesel alla pompa. I dati diffusi dal ministero delle Imprese indicano che oggi la benzina è meno cara, mentre il gasolio ha registrato un aumento. Sulle strade ordinarie, in modalità self service, la benzina costa 2,040 euro al litro, contro i 2,243 di martedì; il diesel è invece salito a 2,261 euro, dai 2,244 del giorno precedente.

Martedì è terminata la riduzione fiscale di 6,1 centesimi sul gasolio introdotta dal governo. Nello stesso giorno, i quattro principali gruppi petroliferi presenti in Italia — Eni, Ip, Q8 e Tamoil — hanno aumentato di pari importo il price cap sui carburanti. Per Eni il tetto è ora di 2,25 euro al litro per il diesel, rispetto ai precedenti 2,19, mentre quello della benzina è rimasto invariato a 1,99 euro.

A spingere verso l’alto la media del gasolio sono soprattutto gli operatori più piccoli, le cosiddette “pompe bianche”, che non dispongono delle stesse possibilità di applicare sconti. Il loro prezzo medio è di 2,28 euro al litro. Oggi, tuttavia, Eni ha annunciato una riduzione di 4 centesimi, portando il prezzo del proprio diesel a 2,21 euro. Secondo il sito specializzato Staffetta Quotidiana, la scelta ha natura commerciale ed è legata alla netta flessione delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.

A metà settembre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva dichiarato l’intenzione di proseguire con gli sconti fiscali dal 6 ottobre, ricorrendo alle accise mobili: il sistema consente di ridurre le accise utilizzando il maggior gettito Iva generato dal petrolio nel mese precedente. Dopo l’introduzione dei price cap da parte dei principali gruppi, però, il governo ha scelto di concludere il calmieramento pubblico, in vigore da marzo e costato allo Stato 4,7 miliardi di euro. L’esecutivo potrebbe comunque riattivare il meccanismo.

«Siamo disponibili a intervenire nuovamente, soprattutto attraverso le accise mobili», ha affermato Meloni. La premier ha precisato che a settembre sono stati raccolti circa 170 milioni di euro destinabili a questo scopo e che il governo sta valutando se impiegarli subito, mentre sono attive altre misure di contenimento, oppure conservarli nel caso in cui queste cessino. La decisione dipenderà anche dalla tenuta dei price cap, ha aggiunto, invitando ad attendere gli sviluppi delle prossime ore.

Eni ha dichiarato di condividere le esigenze indicate dalla presidente del Consiglio e di voler mantenere una politica commerciale responsabile, così da garantire prezzi sostenibili. Il tetto, ha spiegato il gruppo, servirà a limitare eventuali picchi. La questione riguarda anche altri Paesi: a Parigi, gli Stati membri dell’Agenzia internazionale dell’Energia (Iea) si sono detti pronti, se necessario, a mettere a disposizione ulteriori riserve strategiche di carburante.

Nel frattempo, la presidenza di turno irlandese dell’Ue ha rilanciato la proposta di tassare gli extraprofitti delle società energetiche. Intervenendo al Parlamento europeo di Strasburgo, il ministro Thomas Byrne ha sostenuto che l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili e il rincaro del costo della vita rendono necessarie misure per proteggere i cittadini, compresa una maggiore tassazione delle aziende del settore.

La questione sarà esaminata venerdì all’Ecofin in Lussemburgo. Il costo dell’energia preoccupa le imprese e alimenta il confronto politico. Assoaeroporti segnala con apprensione il prezzo del jet fuel: le forniture, precisa l’associazione, non sono a rischio, ma il carburante rappresenta il 31% dei costi dei voli e i rincari potrebbero tradursi in aumenti delle tariffe e cancellazioni. Anche Confindustria Ceramiche avverte che i costi energetici stanno mettendo in grave difficoltà il comparto.

La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha criticato il governo Meloni, accusandolo di non aver agito per contrastare gli effetti delle crisi geopolitiche e delle guerre sulle famiglie italiane. Schlein ha inoltre ricordato che il Pd ha chiesto di tassare gli extraprofitti delle società energetiche e di ripristinare il meccanismo delle accise mobili, invece di affidarsi alla disponibilità delle aziende.

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