Home Economia Lavoro agile e donne: equilibrio tra vita e professione o insidia di...

Lavoro agile e donne: equilibrio tra vita e professione o insidia di genere?

0
Lavoro agile e donne: equilibrio tra vita e professione o insidia di genere?

Lo smartworking: opportunità o trappola per le donne?

La questione dello smartworking come soluzione per conciliare lavoro e responsabilità familiari è complessa. Sebbene possa offrire vantaggi, non si tratta di una risposta valida per tutti. In particolare, le donne con figli sono quelle che rischiano di subire un incremento del carico di lavoro anziché una sua diminuzione. Una ricerca pubblicata nel Journal of Health and Social Behavior getta nuova luce sul tema del lavoro da remoto, che dopo la pandemia è stato apprezzato per la maggiore autonomia, il risparmio di tempo e costi di trasporto, contribuendo a un miglior equilibrio tra vita privata e professionale.

L’articolo, intitolato “Home advantage or hidden strain? The mental health effects of working from home across gender, childcare status, and occupational class”, redatto dalle ricercatrici Constance Beaufils e Heejung Chung, presenta i risultati di uno studio condotto dal 2009 al 2023. Per valutare la salute mentale, le autrici hanno utilizzato il General Health Questionnaire 12 item (GHQ-12), uno strumento ampiamente riconosciuto nella letteratura scientifica.

Differenze di genere nel lavoro da remoto

Per gli uomini, l’aumento del lavoro da remoto è associato a un miglioramento della salute mentale. In questo caso, lo smartworking si rivela efficace, contribuendo a ridurre lo stress e migliorare il benessere psicologico. Tuttavia, la situazione per le donne è più complessa. Le lavoratrici in occupazioni di routine, come quelle amministrative e di vendita, hanno tratto vantaggio dallo smartworking durante la pandemia, mostrando effetti positivi simili a quelli osservati negli uomini. Al contrario, per le professioniste in ruoli qualificati o manageriali, la situazione è risultata ben diversa.

Le autrici spiegano che il divario di genere emerso dalla ricerca è legato alla distribuzione del lavoro non retribuito. Lavorare da casa, sostituendo la scrivania con il tavolo della cucina, diventa problematico quando si sommano le responsabilità lavorative a quelle familiari. Nel periodo successivo alla pandemia, i benefici dello smartworking sulla salute mentale tendono a diminuire a causa di fattori come isolamento sociale, sovraccarico digitale e fusione degli spazi di vita e lavoro. Gli effetti negativi sono particolarmente evidenti tra le madri, mentre le donne senza figli mostrano andamenti più simili a quelli maschili. Come sottolineano Beaufils e Chung, il fatto che la madre sia “a casa” porta spesso a presupporre, anche implicitamente, che sia disponibile per rispondere alle esigenze familiari, indipendentemente dal suo stato lavorativo.

Sebbene la ricerca si concentri sul Regno Unito, le autrici notano che la dinamica osservata è riscontrabile anche in altri paesi europei. In Italia, non è stata condotta un’indagine di pari ampiezza, ma nel Report Smart Working pubblicato nel 2022 dal Ministero per le Pari Opportunità si evidenzia che la scelta dello smartworking da parte delle donne non necessariamente promuove la leadership femminile e potrebbe addirittura risultare controproducente, contribuendo a un aumento delle ore lavorative a causa della reperibilità costante.

In conclusione, la ricerca non condanna in modo assoluto lo smartworking, ma sottolinea che le sue conseguenze sulla salute mentale dipendono in modo significativo dal contesto sociale e organizzativo in cui viene applicato. Per garantire che questa modalità di lavoro sia vantaggiosa per tutti, è necessario sviluppare politiche di supporto alla cura, come asili nido, congedi parentali equi e adeguati servizi di welfare. Senza tali misure, c’è il rischio di trasformare una potenziale risorsa in un ulteriore fattore di disuguaglianza.

Fonte originale

Exit mobile version